Il New York Times svela chi è Satoshi Nakamoto: Adam Back
  • Home
  • Bitcoin
  • Il New York Times svela chi è Satoshi Nakamoto: Adam Back
Da Giulia Ferrante Immagine del profilo Giulia Ferrante
5 min read

Il New York Times svela chi è Satoshi Nakamoto: Adam Back

Il NYT punta il dito su Adam Back come Satoshi Nakamoto. L'inventore di Hashcash nega, ma le prove linguistiche e tecniche fanno discutere tutto il mondo crypto.

Il New York Times svela chi è Satoshi Nakamoto: Adam Back

Otto aprile 2026. Una data che passerà alla storia — almeno nella storia delle domande senza risposta definitiva. Il New York Times ha pubblicato un'indagine di oltre 12.000 parole firmata da John Carreyrou, il giornalista che anni fa affossò Theranos e mandò in prigione Elizabeth Holmes. Questa volta il bersaglio è ben più sfuggente: Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin.

La tesi del NYT è netta: Satoshi Nakamoto sarebbe Adam Back, crittografo britannico di 55 anni, inventore di Hashcash, co-fondatore e CEO di Blockstream, figura centrale nel mondo cypherpunk fin dagli anni Novanta.

Back ha risposto con la stessa chiarezza. No. Non è lui. Non lo è mai stato.

Chi è Adam Back e perché è il candidato più credibile

Per capire perché il nome di Back torna puntualmente al centro di questa caccia al tesoro, bisogna tornare indietro di quasi trent'anni. Nel 1997 Back sviluppò Hashcash, un sistema di proof-of-work pensato originariamente per limitare lo spam nelle email. Quella stessa tecnologia è citata testualmente nel white paper di Bitcoin pubblicato da Satoshi nel 2008. Back fu anche una delle primissime persone che Satoshi contattò via email prima ancora del lancio pubblico della rete.

Era una mailing list cypherpunk. Era lo stesso ambiente in cui circolavano idee di moneta digitale, privacy crittografica e resistenza alla sorveglianza. Era, di fatto, il laboratorio intellettuale da cui è nato Bitcoin.

Per costruire il caso, Carreyrou ha analizzato un database di 134.308 post provenienti da tre mailing list crittografiche attive tra il 1992 e il 2008. Ha poi applicato tecniche di stilometria comparata e ha coinvolto il linguista computazionale Florian Cafiero, già celebre per aver aiutato il NYT a identificare gli autori del movimento QAnon. Il risultato? Su 12 sospettati confrontati con il white paper, Back è emerso come la corrispondenza più vicina.

Ma Cafiero stesso ha definito il risultato "inconcludente". Hal Finney, il primo a ricevere bitcoin da Satoshi e scomparso nel 2014, era quasi a pari merito.

Le prove linguistiche: tiri, trattini e un accento britannico

Cosa ha convinto Carreyrou, nonostante l'inconcludenza statistica? Una costellazione di micro-evidenze:

  • Sia Back che Satoshi usano due spazi dopo il punto fermo, abitudine tipica di chi ha imparato a scrivere prima dell'era digitale.
  • Entrambi alternano ortografia britannica e americana in modo inconsistente: "optimise" e "optimize", "cheque" e "check".
  • Entrambi confondono "its" e "it's".
  • Il trattino è usato in modo anomalo e identico: "double-spending" con trattino, "file sharing" senza.
  • Carreyrou ha identificato 67 errori di sillabazione condivisi tra i testi di Back e quelli di Satoshi — quasi il doppio del secondo candidato.

Il linguista forense Robert Leonard, della Hofstra University, ha definito queste particolarità "marcatori di variazione sociolinguistica", ovvero impronte digitali della scrittura difficili da replicare o da insegnare intenzionalmente.

Poi c'è il silenzione. Back sparì quasi del tutto dalla mailing list di crittografia proprio nel periodo 2008–2011, quando Satoshi era al massimo della sua attività. Tornò attivo sei settimane dopo l'ultima comunicazione pubblica di Satoshi, nell'aprile 2011.

La risposta di Adam Back

La reazione di Back è arrivata in tempo reale, direttamente su X:

"i'm not satoshi, but I was early in laser focus on the positive societal implications of cryptography, online privacy and electronic cash, hence my ~1992 onwards active interest in applied research on ecash, privacy tech on cypherpunks list which led to hashcash and other ideas."

Ha aggiunto che le similarità sono frutto di coincidenza e di esperienze condivise da chi viveva in quell'ecosistema: le stesse letture, gli stessi problemi, lo stesso gergo. Chi scriveva molto su quelle liste — dice — offre naturalmente più materiale da confrontare, rendendo più facile trovare corrispondenze.

Back ha anche smentito una presunta "sbandata" durante un'intervista in El Salvador, in cui il NYT riteneva di aver colto un lapsus rivelatore. "Quello era un commento sul confirmation bias nella ricerca, non una svista autobiografica", ha dichiarato.

Nel corso di un'intervista di due ore, Back ha negato di essere Satoshi almeno sei volte. Alla fine ha detto: "Clearly I'm not Satoshi, that's my position. And it's true as well, for what it's worth."

La comunità crypto non ci crede

Le reazioni nel mondo crypto sono state scettiche, spesso sarcastiche. Jameson Lopp, co-fondatore di Casa e uno dei Bitcoin contributor più rispettati, ha scritto:

"Satoshi Nakamoto can't be caught with stylometric analysis. Shame on you for painting a huge target on Adam's back with such weak evidence."

Alex Thorn, head researcher di Galaxy Digital, è stato ancora più diretto: "Another journo oneshotted by the Satoshi mystery, the New York Times continues to publish garbage."

Nicholas Gregory, early Bitcoiner britannico con conoscenza diretta di Back, ha dichiarato a CoinDesk: "Non credo che Adam Back sia Satoshi sulla base delle mie interazioni personali. Ma se lo fosse, dovremmo rispettare gli straordinari sforzi che ha fatto per far sì che nessuno lo pensi. In quel caso, dovremmo onorare il suo chiaro desiderio di privacy."

Il riferimento ai precedenti è inevitabile. Nel 2024 un documentario HBO aveva puntato il dito su Peter Todd, sviluppatore canadese. Todd aveva negato immediatamente. Prima ancora erano stati indicati Nick Szabo, Hal Finney, Len Sassaman. Nessuna di quelle teorie ha retto.

Le implicazioni legali, finanziarie e filosofiche

C'è però un aspetto che va oltre il gossip. Satoshi possiede un wallet con circa 1,1 milioni di Bitcoin, stimati in oltre 70–78 miliardi di dollari al cambio attuale — che ne farebbe il 26° uomo più ricco del mondo secondo Forbes. Quei coin non si sono mai mossi.

Se Back fosse confermato come Satoshi, le conseguenze sarebbero sistemiche. Negli Stati Uniti, l'IRS tratta Bitcoin come proprietà e la SEC ha già messo nel mirino l'ecosistema crypto. Un creatore identificato, con una quota così sproporzionata dell'offerta totale, diventerebbe immediatamente un bersaglio legale e regolatório. La domanda "Bitcoin è un'offerta non registrata di titoli?" riceverebbe un volto umano.

C'è anche una dimensione filosofica. Il potere narrativo di Bitcoin poggia proprio sull'assenza di un fondatore noto. Nessuna gerarchia, nessun punto di pressione, nessun CEO da citare in giudizio. Nominare Satoshi significherebbe incrinare quella fondazione identitaria.

Come ha scritto Back stesso: "I think it is good for bitcoin that this is the case, as it helps bitcoin be viewed as a new asset class, the mathematically scarce digital commodity."

Satoshi Nakamoto: The Mysterious Genius Behind Bitcoin

L'unica prova definitiva che non arriverà

C'è un solo modo per chiudere definitivamente questa storia: una firma crittografica con le chiavi private dei wallet di Satoshi. Tutto il resto — analisi linguistiche, correlazioni temporali, indizi comportamentali — è teatro sofisticato, non prova.

Carreyrou stesso lo ammette. Il suo articolo non è una sentenza. È il caso più robusto mai costruito finora. Ma la risposta di Back, il silenzio dei wallet e l'impossibilità di una prova definitiva lasciano il mistero esattamente dove si trovava il 3 gennaio 2009, quando qualcuno minò il blocco genesi di Bitcoin e incise nel codice la frase del Times sui salvataggi bancari.

Seventeen years later, nobody knows. And maybe that's the point.

Da Giulia Ferrante Immagine del profilo Giulia Ferrante
Aggiornato il
Bitcoin Crypto Web3
Consent Preferences

Nazioni Crypto: la battaglia per denaro, potere e codice

Documentario su Bitcoin, blockchain e geopolitica globale.