L'Osservatorio Blockchain e Web3 del Politecnico di Milano ha recentemente pubblicato una sua ricerca relativa ai crypto-asset italiani. Il dossier si riferisce all'anno 2025 appena concluso e mette bene in evidenza come, nel nostro Paese, ci troviamo ancora attardati nell'adozione e nell'utilizzo della criptovaluta, a differenza di quanto stia avvenendo in altre nazioni europee.
L'Italia rincorre, in Europa, in materia di crypto-asset
Nel nostro Paese, le persone che possiedono crypto-asset sono circa 2,8 milioni. Si tratta del 7% della popolazione. Il dato è inferiore rispetto a Paesi vicini e nei quali la cittadinanza possiede una ricchezza media grossomodo equiparabile, come per esempio la Francia, dove il 9% degli abitanti è proprietario di asset di questo tipo; la Germania (11%, in un Paese statisticamente più benestante) o la Spagna (14% su una popolazione inferiore a quella italiana, di circa 50 milioni di persone).
Lo studio del PoliMi riporta che l'11% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare crypto-asset in futuro, mentre una percentuale che supera il 20% è quantomeno seriamente interessata alla criptovaluta. È piuttosto interessante come più della metà di questi potenziali investitori abbia dichiarato di non essere gestore, o gestrice, di altri strumenti finanziari. Significa che una buona parte di chi potrebbe diventare titolare di un wallet elettronico nell'immediato futuro entrerebbe nel mondo degli investimenti grazie alla finanza decentralizzata e alle tecnologie di blockchain.
Gli sviluppi del 2025
Lo scorso anno ha rappresentato uno step rilevante nello sviluppo del mercato cripto italiano. Si è infatti registrata una fase di maturità nuova, favorita probabilmente dall'evoluzione normativa internazionale, la quale ha inquadrato i crypto-asset in maniera più concreta rispetto all'immediato passato. Il PoliMi ha censito la nascita di ben 378 nuovi progetti legati alla blockchain, a livello internazionale, registrando una crescita del 27% sui dodici mesi precedenti, quelli del 2024.
L'espansione è stata trainata soprattutto dallo sviluppo delle stablecoin, il prodotto attualmente più richiesto e popolare, che hanno raggiunto una capitalizzazione complessiva di 310 miliardi di dollari. L'incremento sull'anno precedente è stato, per questi asset, del 50%. Sono in forte crescita anche le operazioni di tokenizzazione di asset finanziari. Questo segmento è però ancora in fase fortemente sperimentale, e sembra piacere molto meno, nel nostro Paese, rispetto a quello delle stablecoin.
La finanza come motore di sviluppo
Oltre ad analizzare il presente, i ricercatori del Politecnico hanno anche tentato di prevedere l'immediato futuro, nel loro studio. A loro avviso, la crescita della blockchain nel settore finanziario è destinata a proseguire e, probabilmente, consolidarsi nei prossimi anni.
Una sempre maggiore chiarezza normativa e progetti legati alla finanza quotidiana, dall’emissione di stablecoin regolamentate alla tokenizzazione di titoli e asset reali, potranno smussare le barriere che allontanano l'investitore dalla finanza decentralizzata e portarlo a fidarsi di più di questo ecosistema, spingendolo o spingendola magari a investirvi i suoi risparmi. Ciò potrebbe accadere soprattutto nei Paesi ove la DeFi si è già imposta in buona misura, ma anche in nazioni emergenti. Come, per esempio, l'Italia.
