Piazza Affari apre alle crypto per via derivata
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Da Mattia Mezzetti Immagine del profilo Mattia Mezzetti
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Piazza Affari apre alle crypto per via derivata

Da febbraio, a Piazza Affari sarà possibile investire su certificati legati all'andamento delle principali criptovalute.

Secondo Milano Finanza, il 9 febbraio è una data da cerchiare in rosso sul calendario. Si tratta della giornata nella quale prenderà il via, su Euronext, un nuovo segmento di mercato dedicato ai certificati legati alle criptovalute.

Qui c'è subito da fare un distinguo: non si tratta di un’apertura diretta alla negoziazione di criptovalute spot. Né Bitcoin, né Ethereum o similari entreranno nei listini tradizionali della Borsa di Milano. L'evoluzione arriverà per via derivata. Il sistema finanziario desidera intercettare una domanda ormai strutturale, come quella di crypto-asset, senza però oltrepassare i confini tracciati dal regolamento europeo su queste forme di investimento.

Si tratta soltanto di un primo, piccolo passaggio, ma rappresenta comunque uno step rilevante all'interno di un processo che si manterrà lento, prudente e tutt’altro che lineare. La finanza regolamentata europea sta cercando, già da qualche tempo, di fare i conti con l’universo degli asset digitali, e ora anche Milano si allinea a questa tendenza. 

L'apertura del segmento dedicato alle criptovalute

Il segmento in apertura ospiterà strumenti strutturati che consentiranno un’esposizione all’andamento delle principali criptovalute. In concreto, si tratteranno certificati, ovvero prodotti finanziari consentiti e pienamente legittimi all'interno dell'attuale perimetro normativo. La differenza con il recente passato sarà dunque significativa: le criptovalute non resteranno escluse, ma inizieranno a entrare nelle logiche della finanza tradizionale e a confrontarsi con asset di altro tipo.

La domanda degli investitori verso prodotti di questo tipo cresce e l’industria finanziaria cerca soluzioni per soddisfarla. I regolatori, però, continuano a muoversi con estrema cautela, soprattutto nei singoli contesti nazionali. È in quest'ottica che va collocata la logica di un'apertura alle criptovalute soltanto attraverso certificates, una tipologia di investimento non esattamente tra le più amate e popolari, ma perfettamente legale all'interno del regolamento MiCAR.

Il complesso rapporto tra banche e crypto-asset

Banche e intermediari finanziari attivi sul territorio dell'Europa continentale sono consapevoli che ignorare il fenomeno criptovalute significherebbe perdere rilevanza, perché vedono tutti i giorni quanta richiesta e attività ci sia sui mercati esteri più maturi.

Al contempo, sanno altrettanto bene che spingersi troppo avanti con l'offerta di servizi legati a questo ambito comporterebbe frizioni rilevanti con le autorità di vigilanza del vecchio continente. È per questo motivo che si creano strumenti di compromesso come quello di cui stiamo scrivendo, ideati per replicare l’andamento delle criptovalute senza però richiederne effettivamente il possesso diretto.

Il nuovo segmento di Euronext si colloca in questa logica. Tira a lucido i certificati crypto, che non rappresentano una novità assoluta, in quanto sono strumenti che già esistevano ed erano trattabili (Unicredit ne ha lanciato uno legato a Bitcoin la scorsa estate), ma li concentra in uno spazio dedicato, all’interno di una delle principali infrastrutture di mercato europee.

Ciò rappresenta un evidente salto di qualità. È un modo per affermare come l’esposizione alle criptovalute possa esistere anche dentro i confini della finanza regolamentata, perché le due cose sono in grado di comunicare tra loro, purché avvenga attraverso strumenti che il sistema attuale, e le sue ancora rigide regolamentazioni, siano in grado di comprendere, valutare e, soprattutto, controllare. L'esigenza principale, oggi, resta questa.

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