CONSOB, CASP e MiCA: il 15 Aprile Scade Tutto per il Crypto Italiano
Da Giulia Ferrante Immagine del profilo Giulia Ferrante
2 min read

CONSOB, CASP e MiCA: il 15 Aprile Scade Tutto per il Crypto Italiano

CONSOB fissa al 15 aprile 2026 la prima scadenza per contributi di vigilanza di CASP ed exchange crypto in Italia. Il 30 giugno chiude il regime transitorio MiCA.

C'è una data cerchiata in rosso su ogni calendario del settore crypto italiano: il 15 aprile 2026. Tra quattro giorni, scade la prima rata del contributo di vigilanza che la CONSOB ha introdotto per tutti i soggetti che operano sui mercati delle cripto-attività in Italia. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori — è il momento in cui il sistema capisce chi ha fatto i compiti e chi ha scelto di sparire.

La delibera n. 23799, approvata il 17 dicembre 2025 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale a gennaio 2026, ha fissato le tariffe in modo molto preciso. I CASP — Crypto Asset Service Provider, ovvero gli exchange e i prestatori di servizi crypto autorizzati ai sensi del regolamento MiCAR — devono versare 20.000 euro per ogni istanza di autorizzazione presentata nel 2026. Per chi è già operativo, il contributo scende a 10.000 euro per ciascun servizio notificato.

Chi gestisce una piattaforma di negoziazione paga cifre molto più alte: la tassa cresce con il numero di asset trattati, fino a oltre 260.000 euro per le piattaforme con più di 5.000 cripto-attività. Chi non versa entro il 15 aprile non riceve un sollecito bonario: scatta la riscossione coattiva.

Perché questa data conta davvero

Il vero peso di questa scadenza non sta tanto nel contributo in sé — per i grandi exchange si tratta di cifre gestibili — quanto nel segnale che manda al mercato. Ogni operatore che paga sta dichiarando: sono qui, sono regolamentato, ho scelto l'Italia. Ogni operatore che non paga sta scegliendo di uscire o di non presentarsi.

E questo conta moltissimo in vista del 30 giugno 2026, quando il regime transitorio MiCA si chiude definitivamente. Da quella data, qualsiasi exchange o CASP che non ha ottenuto l'autorizzazione CONSOB — o completato la procedura di notifica tramite Banca d'Italia — dovrà cessare l'attività sul mercato italiano. Non sarà una zona grigia: sarà fuorilegge.

Young Platform, l'exchange torinese che conta oltre 800.000 utenti registrati ed è tra le realtà più solide del panorama italiano, è già registrato come VASP all'OAM e sta percorrendo il percorso di autorizzazione come CASP. La stessa struttura percorsa — a ritmi diversi — da tutti gli operatori che vogliono continuare a esistere nel mercato europeo regolamentato.

L'asimmetria fiscale che brucia ancora

In tutto questo si inserisce un'altra tensione non ancora risolta: la tassazione al 33% sulle plusvalenze crypto, entrata in vigore dal 1° gennaio 2026, si applica a chi detiene BTC e ETH direttamente. Chi investe tramite ETP o ETF crypto — come le quote IBIT di BlackRock acquistate da Intesa Sanpaolo — paga il 26%. Una distorsione evidente che sta spingendo molti investitori privati verso strumenti finanziari anziché verso la custodia diretta. Non è un risultato neutro: è un effetto collaterale del sistema che qualcuno ha scelto consapevolmente, e che l'industria — tramite Assofintech e altri — sta cercando di correggere.

La DAC8, recepita in Italia con il decreto legislativo del 4 dicembre 2025, ha reso operativo dal 2026 lo scambio automatico di dati fiscali tra CASP e Agenzia delle Entrate a livello europeo. Significa che chi ancora non ha dichiarato i propri asset crypto, pensando all'anonimato della blockchain, si trova oggi in una posizione molto più rischiosa di quanto creda.

Aprile 2026 è il momento in cui il crypto italiano smette di essere una scommessa normativa e diventa un mercato con regole precise, costi precisi e conseguenze precise. Per il settore, è un salto di qualità. Per chi ha rimandato, è l'ultimo avviso.

Da Giulia Ferrante Immagine del profilo Giulia Ferrante
Aggiornato il
Regolamentazione Europa Fintech News
Consent Preferences