Bitcoin come "Elemento di Resistenza": Il Boom delle Criptovalute nell'Iran in Rivolta
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Da Hamza Ahmed Immagine del profilo Hamza Ahmed
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Bitcoin come "Elemento di Resistenza": Il Boom delle Criptovalute nell'Iran in Rivolta

In Iran, tra inflazione, proteste e blackout di Internet, Bitcoin diventa uno strumento di sopravvivenza finanziaria. Un report Chainalysis rivela una crescita crypto senza precedenti, tra libertà individuale e uso statale per aggirare le sanzioni.

Mentre l'instabilità politica ed economica stringe l'Iran in una morsa senza precedenti, il Bitcoin (BTC) ha smesso di essere un semplice asset speculativo per trasformarsi in un vero e proprio "elemento di resistenza". Secondo l'ultimo rapporto di Chainalysis, l'ecosistema delle criptovalute nel Paese ha registrato una crescita vertiginosa, superando nel 2025 il valore complessivo di 7,78 miliardi di dollari.

In un contesto segnato da una valuta nazionale polverizzata dall'inflazione e da proteste di massa che non accennano a placarsi, i cittadini iraniani hanno individuato nelle valute digitali l'unica alternativa vitale per la sopravvivenza finanziaria e l'autonomia personale.

La fuga dal Rial: I numeri di un'adozione di massa

Dalla fine di dicembre 2025, l'Iran è attraversato da un'ondata di manifestazioni scatenate dal carovita e dalla svalutazione estrema del Rial rispetto al dollaro. La risposta delle autorità è stata durissima: l'agenzia HRANA stima oltre 2.500 vittime e il governo ha ripetutamente fatto ricorso al blocco totale dell'accesso a Internet per soffocare il dissenso.

Tuttavia, proprio in questo clima di incertezza, l'attività on-chain ha subito un'impennata. Chainalysis ha rilevato un aumento significativo del volume medio giornaliero di transazioni e, soprattutto, un passaggio massiccio verso i wallet personali. I dati mostrano una crescita trasversale in tutte le fasce di prelievo:

  • Grandi prelievi (sotto i 10.000$): Crescita del 236% nel valore in dollari e del 262% nel numero di trasferimenti.
  • Prelievi medi (sotto i 1.000$): Incremento del 228% in valore e del 123% nelle transazioni.
  • Prelievi istituzionali (sotto i 100.000$): Aumento del 32% nel volume e del 55% nel numero di operazioni.
  • Piccoli prelievi (sotto i 100$): Salita del 111% in valore e del 78% nel numero di trasferimenti.

Bitcoin come strumento di libertà e mobilità

Perché proprio il Bitcoin? A differenza degli asset tradizionali, spesso illiquidi o facilmente sequestrabili dallo Stato, la natura decentralizzata di Bitcoin offre una resistenza intrinseca alla censura. La possibilità di gestire i propri fondi tramite l'auto-custodia garantisce agli individui una mobilità finanziaria critica, fondamentale per chi teme il sequestro dei beni o valuta la possibilità di lasciare il Paese.

Iran's Increasing Crypto Activity: Source Chainalysis

Chainalysis sottolinea che, in questa crisi, il Bitcoin non serve solo a proteggere il potere d'acquisto, ma funge da scudo contro la sorveglianza governativa. Il marcato spostamento di capitali dagli exchange locali verso portafogli privati non attribuibili evidenzia il desiderio dei cittadini di sottrarsi al monitoraggio dell'apparato statale.

La "doppia natura" del mercato crypto iraniano

Il rapporto mette però in luce una realtà complessa e contraddittoria. Se per i cittadini il Bitcoin è un'arma di difesa, per il regime rappresenta uno strumento di aggiramento delle sanzioni internazionali.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) è diventato una forza dominante nel settore. Nel quarto trimestre del 2025, le attività on-chain collegate all'IRGC hanno rappresentato circa la metà del valore totale ricevuto in Iran. Si stima che i wallet riconducibili a questo gruppo abbiano ricevuto oltre 3 miliardi di dollari nel 2025, un netto aumento rispetto ai 2 miliardi dell'anno precedente.

Questa "doppia natura" vede da un lato gli attori statali utilizzare le crypto per sostenere reti finanziarie regionali e bypassare i blocchi economici, e dall'altro la popolazione civile che le usa per proteggersi dalla cattiva gestione economica di quegli stessi attori.

Un ecosistema alimentato dalle crisi

L'analisi storica di Chainalysis conferma che l'attività crypto in Iran non è costante, ma esplode in corrispondenza di shock geopolitici. Picchi significativi sono stati registrati durante i bombardamenti di Kerman nel gennaio 2024, gli attacchi missilistici contro Israele nell'ottobre dello stesso anno e, più recentemente, durante la "Guerra dei 12 giorni" nel giugno 2025. Quest'ultimo conflitto ha visto attacchi informatici mirati contro la principale banca nazionale e Nobitex, il più grande exchange di criptovalute del Paese.

Nonostante le minacce tecnologiche e i blocchi governativi, la traiettoria sembra tracciata: finché il sistema finanziario tradizionale rimarrà vulnerabile e sotto il controllo di un'autorità repressiva, le criptovalute resteranno il pilastro dell'autonomia finanziaria per milioni di iraniani.

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