L'ultimo rapporto trimestrale di Coinbase ha scosso il mercato, colpendo contemporaneamente due fronti diversi: gli azionisti, delusi dai numeri, e i risparmiatori che, pur non possedendo azioni COIN, dipendono dall'infrastruttura dell'exchange per i propri investimenti in ETF.
In un contesto di raffreddamento dei prezzi e dell'attività crypto, Coinbase ha riportato ricavi per circa 1,78 miliardi di dollari, ma ha chiuso il trimestre con una perdita netta di 667 milioni di dollari ($2,49 per azione), mancando le stime degli analisti che prevedevano un utile.
I numeri della crisi: trading in calo e scommesse future
Nonostante la perdita netta, i materiali informativi di Coinbase descrivono un'azienda che produce ancora cassa, con un EBITDA rettificato di 566 milioni di dollari. Tuttavia, il cuore pulsante dell'attività — il trading — ha subito una brusca frenata. I ricavi da transazioni sono scesi a circa 983 milioni di dollari, riflettendo un calo dell'adrenalina tra gli investitori retail, stanchi di mercati meno volatili e privi di monete virali.
Per contrastare questa ciclicità, Coinbase sta cercando di cambiare pelle. I ricavi da "Subscription and Services" (abbonamenti e servizi) hanno raggiunto i 727 milioni di dollari, con una crescita spinta dai servizi legati alle stablecoin. Guardando al futuro immediato, la società ha dichiarato di aver generato circa 420 milioni di dollari in ricavi da transazioni fino al 10 febbraio 2026, pur avvertendo di non estrapolare questi dati con troppa aggressività.
Il dilemma della custodia: la sicurezza degli ETF è a rischio?
Il secondo gruppo a "sudare" freddo è quello dei possessori di ETF Bitcoin spot (come l'IBIT di BlackRock). Coinbase è infatti il custode della stragrande maggioranza di questi prodotti, che complessivamente detengono circa il 7% dell'offerta massima di Bitcoin (circa 1,5 milioni di BTC). Quando Coinbase manca i target, sorge spontanea una domanda: il custode è in pericolo?
La realtà è più pragmatica. La custodia è concepita per essere un business "noioso" e regolamentato, separato dal rischio direzionale del trading. Anche se i volumi di scambio diminuiscono, i Bitcoin degli ETF restano segregati sotto un framework di conformità rigoroso.
Nonostante i risultati deludenti, non ci sono segnali di un ritiro dal settore; al contrario, l'acquisizione di Deribit nel 2025 dimostra l'intenzione di Coinbase di dominare anche il mercato dei derivati e delle infrastrutture per istituzionali.
Il fattore istituzionale e la fuga di capitali
Il sentiment pesante del trimestre è alimentato anche dal comportamento degli investitori istituzionali americani. Gli ETF Bitcoin spot hanno registrato deflussi per circa 4,57 miliardi di dollari tra novembre e dicembre, seguiti da un'altra fuga di 1,8 miliardi di dollari all'inizio del 2026.
Questi flussi cambiano la percezione dell'ecosistema: quando i capitali escono, sembra che i "grandi" abbiano abbandonato la stanza, aumentando la pressione su Coinbase.
La partita politica e le stablecoin
Sullo sfondo si gioca una partita politica cruciale. Il CEO Brian Armstrong ha evidenziato come le trattative sulla struttura del mercato siano in corso, con un focus particolare sulle ricompense delle stablecoin.
Il governo e le banche stanno rinegoziando i termini di quello che potrebbe essere un compromesso legislativo: progressi sulla normativa crypto in cambio di restrizioni sui premi legati alle stablecoin. Poiché questo settore è fondamentale per la stabilità dei ricavi di Coinbase, ogni cambio di rotta a Washington potrebbe ridisegnare la narrativa dell'azienda.
Conclusione: delusione o rottura strutturale?
Coinbase non è più una startup fragile, ma un pilastro dell'infrastruttura finanziaria globale. Sebbene il mercato punisca la dipendenza dell'azienda dal "mood" dei trader, la sua posizione strategica rimane solida.
Per gli investitori di ETF, i segnali da monitorare non sono tanto l'utile per azione, quanto la concentrazione della custodia, le evoluzioni politiche sulle stablecoin e il successo dell'espansione verso nuovi mercati come le azioni e i mercati di previsione.
