In Italia, l'interesse verso criptovalute e asset digitali è in forte ascesa. Sul fronte della domanda, il mercato è in crescita verticale.
A confermarlo sono stati Paolo Gianturco, FSI consulting leader di Deloitte, e Maria Fazio, Wealth Management & Insurance Regulatory leader per la stessa azienda, intervenuti a Voices, piattafoma aziendale di formazione e approfondimento
Il dato
"In Italia, dal punto di vista della domanda, il numero di clienti che detengono crypto-attività è aumentato del 103% negli ultimi due anni. Ha oggi raggiunto circa 1,4 milioni di soggetti tra persone fisiche e persone giuridiche. Il valore totale in portafoglio è pari a circa 2 miliardi di euro, con un valore medio per cliente di 1.400 euro. La clientela è prevalentemente giovane: il 64% ha un’età compresa tra 18 e 39 anni, di cui il 37% nella fascia tra 18 e 29 anni."
Tra i dati riportati da Gianturco, quello che colpisce di più è naturalmente il primo. Esso ci conferma una tendenza della quale eravamo già a conoscenza, ovvero che, tra i nostri connazionali, si stanno diffondendo curiosità e conoscenza verso la finanza decentralizzata.
Ciò porta a non vedere più il mondo crypto come rischioso e poco affidabile, bensì come una valida opportunità di investimento. In questo cambiamento di opinione sta giocando un ruolo anche l'Unione Europea, che sta prendendo misure per integrare gradualmente finanza tradizionale e decentralizzata, come per esempio quella di lanciare una propria stablecoin.
"Il mondo degli strumenti finanziari è sempre più spesso soggetto a radicali cambiamenti. Gli asset digitali sono rappresentazioni di valore memorizzate su blockchain, una tecnologia a registro distribuito che funziona proprio come un libro mastro digitale, sicuro e trasparente."
Ha aggiunto Fazio.
Tante categorie di attività crypto
Non lasciamoci trarre in inganno: se Bitcoin e le criptovalute restano l'asset più famoso e distinguibile nel segmento DeFi, vi sono svariate altre categorie di attività che possono attrarre l'investitore. La direttiva MiFID 2 distingue diversi strumenti finanziari tokenizzabili e ciascuno può optare per il suo preferito. Attualmente, le stablecoin godono di buona popolarità.
Un'infrastruttura finanziaria in crescita, ma non ancora pronta
Si ritiene che la crescita del settore, nel nostro Paese, abbia le carte in regola per incrementare ancora, ma è ostacolata da un'infrastruttura finanziaria che non è ancora del tutto pronta alla veicolazione degli asset digitali. In questo siamo allineati con l'Europa, che è in colpevole ritardo in materia di finanza decentralizzata, ma si sta impegnando a recuperare il gap, trainata dal regolamento MiCA che, per quanto limitante, ha di fatto aperto le porte alla circolazione legale di asset di questo tipo, nel vecchio continente.
Dal punto di vista dell’offerta, il numero di Virtual Asset Service Provider iscritti all’Organismo degli agenti e dei mediatori è cresciuto del 58% tra 2023 e 2024, raggiungendo quota 166 operatori. Tuttavia, dal 2025, con l’entrata in vigore della nuova regolamentazione emanata da Bruxelles, si è osservata una progressiva transizione verso i Crypto Asset Service Provider (CASP), ovvero i VASP regolamentati.
Al momento, non esiste alcun CASP italiano approvato. Ci si aspetta che la situazione cambi, contestualmente all'aumentare dell'interesse degli investitori tricolore. A livello europeo, esistono 57 CASP, automaticamente abilitati a operare anche nel nostro Paese. La Germania ne ha il maggior numero, con 13, seguita da Olanda (11) e Francia (9). Sono inoltre in corso 41 istanze di interlocuzione e 10 pre-filing, secondo i dati della Banca d'Italia di fine 2025. C'è fermento.
