Giovani e criptovalute: in Italia molti investitori hanno meno di 40 anni
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Giovani e criptovalute: in Italia molti investitori hanno meno di 40 anni

La maggior parte degli investitori italiani in criptovalute ha meno di 40 anni. Per quale motivo?

Le criptovalute non sono più un oggetto misterioso, del quale dubitare, per i giovani italiani.

1,4 milioni di nostri connazionali, come individui o sotto forma di società, detengono due miliardi di euro in criptovalute. Come abbiamo scritto qualche giorno fa, il numero di investitori in questi asset è raddoppiato, negli ultimi due anni. La clientela che si avvicina alle cripto è prevalentemente giovane. Il 64% ha infatti un’età compresa tra 18 e 39 anni.

I giovani sono meno spaventati dalla volatilità e dai rischi legati a questo tipo di asset

La motivazione per la quale i giovani sarebbero più attratti degli investitori attempati va probabilmente ricercata nel loro minore timore del futuro, quantomeno dal punto di vista finanziario.

In questi giorni, abbiamo sotto gli occhi un esempio di volatilità inequivocabile. La regina delle criptovalute, Bitcoin, si trova da qualche settimana sull’ottovolante. È arrivata a perdere fino al 50% dai massimi e, data l'elevata imprevedibilità del momento, le previsioni sul breve si mantengono caute. Sul medio-lungo, però, c'è chi vede la luce.

Una visione ottimistica

A detta di Gianluca Sommariva, ceo della startup genovese Hodli, gestrice patrimoniale di criptovalute:

"Nel breve termine, il mercato delle criptovalute continuerà a essere influenzato da fattori macroeconomici globali e da fasi di volatilità. Nel medio-lungo periodo, la combinazione tra riduzione strutturale della leva finanziaria, maggiore chiarezza normativa e dialogo con il mondo istituzionale potrebbe favorire uno sviluppo più sostenibile dell’intero ecosistema crypto. La fase attuale riflette un mercato che sta maturando e tende ad arginare gli eccessi speculativi, con una maggiore attenzione alla qualità e a un dialogo strutturato con il mondo regolamentato."

In queste parole si trova la ragione per la quale numerosi giovani scelgono di investire in criptovalute nonostante il momento. Attendendosi rialzi al termine di questa fase interlocutoria, tra finanza tradizionale e decentralizzata, non si fanno remore a investire. La corrente di pensiero più ottimistica sul futuro della DeFi sostiene che, una volta che il regolamento MiCA sia entrato a regime, buona parte di questa volatilità estrema rientrerà e i nuovi asset somiglieranno di più a quelli tradizionali.

Giovani, quanti e criptovalute

Con ogni probabilità, i giovani investono anche perché temono meno la possibile rivoluzione dei computer quantistici. Perché al di là del rischio svalutazione, che un investitore deve essere disposto ad assumersi, ve n'è all'orizzonte uno più insidioso.

L’interrogativo che sta montando, in tutto il mondo finanziario, in questi mesi, riguarda il possibile futuro delle criptovalute. Riusciranno a evolversi e ad aumentare la loro sicurezza per non venire sopraffatte dall’avvento dei computer quantistici? C'è infatti chi ritiene che gli hardware di prossima generazione, dei quali non conosciamo ancora il tetto di potenza, potrebbero essere in grado di violare i codici segreti che le proteggono, consentendo ai malintenzionati di accedere alle casseforti e fare razzia.

Questa potenziale forza distruttiva è quella che rende il calcolo quantistico una possibile minaccia. Le blockchain usano algoritmi di crittografia per proteggere le transazioni. Si sospetta che un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe decifrarli in pochi secondi. E allora, nuovamente, è legittimo chiedersi se sia sensato, oggi come oggi, investire in asset che potrebbero essere sottratti.

L'ottimista, però, difficilmente si farà spaventare da questa possibilità. Innanzitutto perché non sa se davvero la tecnologia dei quanti raggiungerà un simile potenziale. In secondo luogo perché non è chiaro a nessuno quando queste macchine saranno sulle nostre scrivanie e, in terzo luogo, perché se veramente i computer quantistici si dimostrassero in grado di violare la crittografia e compromettere la sicurezza delle criptovalute, non sarebbero soltanto gli investitori a essere a rischio.

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