Le crypto in Italia corrono, l'educazione finanziaria meno
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Le crypto in Italia corrono, l'educazione finanziaria meno

In Italia, stiamo assistendo a un'adozione sempre più convinta di criptovalute e asset digitali, ma l'alfabetizzazione finanziaria dell'investitore non cresce.

È iniziato il mese di marzo, che chiude il primo trimestre del 2026, e, come ogni 90 giorni accade, l'Organismo degli Agenti e Mediatori ha reso nota la fotografia sulle abitudini finanziarie italiane, che l'OAM utilizza per monitorare il quadro degli investimenti compiuti nel nostro Paese. Al fine di raccogliere i dati su cui basa la sua analisi, l'Organismo coinvolge altri attori finanziari, come, i Virtual Asset Service Provider, i quali forniscono le cifre legate a quanti connazionali decidano di investire in criptovalute.

La platea dei possessori di criptovalute italiani aumenta rapidamente

Ci troviamo in una fase nella quale le criptovalute e gli asset digitali stanno guadagnando popolarità, in Italia. Alla fine del I trimestre 2024, i VASP avevano trasmesso all’Organismo dati su 1.174.914 clienti. Secondo le loro verifiche, il 59% di questi, cioè 690.665 persone, risultava detenere effettivamente crypto in portafoglio. Il controvalore calcolato era pari a 1.067.614.570 euro e l'importo medio detenuto ammontava a 1.545,78 euro. 

Due anni dopo, alla fine del I trimestre 2026, i clienti censiti nei flussi diventano 2.521.056 e la quota di detentori sale al 69%. Parliamo di 1.749.483 clienti, con un controvalore complessivo di 2.520.173.273 euro. Da questa cifra, deriva che il valore medio detenuto sia attorno ai 1.440,52 euro ciascuno, con una riduzione di circa il 6,8% rispetto a due anni prima. I dati riferiti al termine di un trimestre sono in realtà quelli di inizio/metà periodo, a causa di una inevitabile discrepanza tra il momento in cui vengono raccolti e quello in cui si pubblicano.

Un'importante precisazione

La distinzione evidenziata tra clienti trasmessi e clienti che detengono cripto è il cuore del dataset OAM. Nei flussi dell'organismo le due metriche convivono parallelamente e vanno lette correttamente.

Non si tratta di una semplice rilevazione di mercato. L’impianto analitico di cui l'organismo si è dotato nasce da un obbligo regolatorio: il Decreto Ministeriale datato 13 gennaio 2022. Esso disciplina sia la condizione di operare in Italia sia la trasmissione periodica delle informazioni operative. L’articolo 3 chiarisce che l’esercizio dei servizi in crypto sul territorio italiano è riservato ai soggetti iscritti, i quali possono chiamarsi VASP, e che la comunicazione all’OAM è condizione essenziale per l’esercizio legale dell’attività. L’articolo 5 stabilisce, con precisione, l’architettura informativa: i prestatori trasmettono, per via telematica, i dati relativi alle operazioni effettuate in Italia, con cadenza trimestrale.

L'indagine sulla consapevolezza dell'investitore italiano

I flussi misurano il numero di clienti e operazioni, non le competenze finanziarie. L'OAM stesso, al fine di informarsi sulla consapevolezza del trader, ha portato avanti un'indagine, la quale ha rivelato una frizione: sebbene i possessori di crypto aumentino, una quota rilevante di essi continua a sottostimare rischi che potrebbero definirsi elementari.

Il 61% degli interpellati dall'organismo, nell'ambito di questa ricerca, è consapevole che una criptovaluta può crollare anche dell’80%, in pochi giorni. C'è però un 31% di investitori che, invece, non ha idea del grado di volatilità di questi asset. Si tratta di un buco informativo enorme, dal momento che si tratta del rischio di mercato dominante.

Sul fronte dei rischi operativi e di custodia, la percezione è altrettanto problematica. Soltanto il 15% dei possessori di crypto raggiunti dalla survey ha espresso preoccupazione per eventuali attacchi di hacker al proprio portafoglio. L’adozione cresce più velocemente dell’alfabetizzazione finanziaria.

Un patrimonio informativo che rischia di andare perduto

La funzione di monitoraggio dell'OAM è importante per scattare una fotografia di come si stiano muovendo le tendenze di investimento nel nostro Paese. La transizione verso il regolamento europeo (MiCA) e la conseguente chiusura del registro crypto OAM, che avverrà progressivamente, man mano che i dati raccolti ed elaborati saranno trasmessi a un omologo organismo europeo, andranno a eliminare l'obbligo di trasmissione trimestrale dei dati (sempre che Bruxelles non lo confermi) e a disperdere un patrimonio informativo piuttosto utile al Paese.

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