Clarity Act: Coinbase contro il Congresso sullo yield delle stablecoin
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Clarity Act: Coinbase contro il Congresso sullo yield delle stablecoin

Il Clarity Act si arena su un punto preciso: chi può pagare interessi sugli stablecoin e come. Coinbase non è soddisfatta del compromesso.

Il disegno di legge che dovrebbe definire le regole del gioco per il crypto negli Stati Uniti si è incagliato su un punto preciso — e quel punto sta già muovendo i mercati.

Il Clarity Act, la legge sulla market structure crypto che completerebbe il quadro avviato dal GENIUS Act sugli stablecoin, è arrivato a un nodo critico: come regolamentare i rendimenti sugli stablecoin. E su questo punto, l'industria si è spaccata.

Cosa prevede il compromesso e perché Coinbase non ci sta

Coinbase ha comunicato ai senatori americani di non essere soddisfatta del compromesso raggiunto questa settimana sulla sezione yield del Clarity Act, pur senza dichiarare un'opposizione ufficiale.

Il problema è tecnico, ma le implicazioni sono commerciali e molto concrete. La nuova proposta prevede che alcune agenzie regolatorie definiscano attraverso regolamenti specifici le modalità con cui i rendimenti possono essere offerti — con il rischio di introdurre criteri soggettivi difficili da applicare in modo uniforme.

In particolare, il linguaggio proposto potrebbe limitare la capacità delle aziende di collegare i rendimenti al volume delle transazioni in stablecoin presenti in un account — un meccanismo simile ai programmi cashback delle carte di credito. Per Coinbase, che ha costruito parte della sua proposta di valore proprio attorno a programmi di questo tipo, si tratta di un ostacolo diretto ai propri interessi commerciali.

La frattura nell'industria

Durante una call di settore avvenuta questa settimana, Coinbase si è scontrata con altri player del comparto, segnalando una frattura nelle posizioni dell'industria su come procedere con i negoziati.

La tensione riflette una divisione strategica più profonda: c'è chi ritiene che accettare alcune limitazioni sullo yield sia un prezzo accettabile per ottenere finalmente il riconoscimento pieno del crypto nel sistema finanziario americano, e chi — come Coinbase — non è disposto a cedere su quello che considera un pilastro del proprio modello di business.

Patrick Witt, advisor crypto della Casa Bianca, ha risposto alle critiche definendo "disinformate" le previsioni negative sul Clarity Act, rassicurando sui social con un semplice: "Andrà tutto bene. Bullish." Un messaggio che ha calmato poco.

Circle crolla in borsa: il mercato ha già votato

Il mercato ha reagito con brutalità. Le azioni di Circle sono crollate del 20% martedì dopo l'emergere dei dettagli sul compromesso, anche se l'annuncio del concorrente Tether di sottoporsi a un audit potrebbe aver amplificato la pressione sul titolo.

Circle è l'emittente di USDC, uno degli stablecoin più integrati nel sistema DeFi e istituzionale. Qualsiasi limitazione ai rendimenti sugli stablecoin la colpisce direttamente, riducendo il vantaggio competitivo che USDC potrebbe avere rispetto a Tether in un contesto sempre più regolamentato.

Il contesto: cos'è il Clarity Act e perché è cruciale

Il Clarity Act è il secondo pilastro della regolamentazione crypto americana, dopo il GENIUS Act sugli stablecoin approvato a luglio 2025. L'obiettivo del Clarity Act è definire la giurisdizione tra SEC e CFTC sugli asset digitali, stabilire quando un token può passare dalla categoria "titolo" a quella di "commodity", e creare un percorso di registrazione per le piattaforme crypto.

Si tratta, in altri termini, della legge che decide chi controlla cosa nel mercato crypto americano — e quindi chi può fare cosa, a quali condizioni e con quali costi di compliance.

Il testo aggiornato è atteso entro fine settimana o inizio della prossima, anche se difficilmente i legislatori vorranno riscrivere in modo sostanziale un testo che ha richiesto mesi di negoziati.

Cosa succede ora

Il punto di arrivo è ancora incerto. Tre scenari plausibili:

Scenario 1 — Compromesso accettato con modifiche minori. L'industria inghiotte alcune limitazioni pur di avere la legge. Coinbase si adegua senza entusiasmo. Il Clarity Act passa.

Scenario 2 — Stallo prolungato. Le divisioni tra i player crypto e tra questi e le banche rallentano l'iter legislativo. Il voto slitta oltre le elezioni di metà mandato di novembre 2026.

Scenario 3 — Rottura. Coinbase o altri player bloccano il processo, il testo viene ritirato e riscritto. I mercati reagiscono male.

Il segnale più preoccupante, al momento, non è l'opposizione di Coinbase — prevedibile — ma il silenzio delle banche. I rappresentanti del settore bancario, che si trovano dall'altra parte del tavolo sul tema dello yield, non hanno ancora reso pubbliche le loro posizioni sul compromesso. Quando i banchieri tacciono in una trattativa del genere, di solito non è un segnale positivo.

Perché conta anche fuori dagli USA

La regolamentazione americana non resta negli USA. Definisce standard, crea precedenti e muove capitali a livello globale. Se il Clarity Act passa in una forma restrittiva sullo yield, ci sarà pressione su altri regolatori — inclusa l'Europa con MiCA — per allinearsi. Se non passa, l'incertezza regolatoria americana continuerà a favorire giurisdizioni più agili come gli Emirati Arabi, Singapore e — potenzialmente — alcuni stati EU più proattivi.

Per chi opera in Europa, e per chi guarda con attenzione al futuro del crypto come infrastruttura finanziaria, questa settimana a Washington vale la pena seguirla.

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