Bitcoin e il Liberation Day 2026: oro digitale o semplice asset speculativo?
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Bitcoin e il Liberation Day 2026: oro digitale o semplice asset speculativo?

Il Liberation Day 2026 ha mandato Bitcoin a -29% nel trimestre peggiore dal 2018. Tom Lee di Fundstrat scommette sul rimbalzo. Standard Chartered taglia le stime.

Aprire il portafoglio il 6 aprile 2026 richiede un fegato saldo. Bitcoin si trova intorno ai $68.900, lontanissimo dal massimo storico di $126.272 toccato appena sei mesi fa, il 6 ottobre 2025. Un crollo del 45% che riporta alla memoria le stagioni più buie del mercato — e rilancia una domanda che non smette di circolare: Bitcoin è davvero oro digitale, oppure è ancora e sempre un asset speculativo che segue il ritmo di Wall Street?

Il Liberation Day 2025 era uno stress test. Quello del 2026 è qualcosa di più

Il 2 aprile 2025, Donald Trump aveva lanciato i primi dazi del "Liberation Day": un'aliquota base del 10% su tutte le importazioni, con dazi specifici per circa sessanta nazioni. Bitcoin era crollato sotto gli $82.000, poi aveva rimbalzato quasi del 25% entro fine mese. Il mercato aveva assorbito, metabolizzato e ripreso a correre.

Il Liberation Day 2026 è stata un'altra storia. I dazi globali al 15% annunciati a febbraio — il livello di tariffe medie USA più alto dagli anni '30 — hanno aperto una ferita molto più profonda. Bitcoin ha chiuso il primo trimestre 2026 a -23,8%, il peggior dato trimestrale dal 2018 quando segnò -49,7%. In un solo giorno sono stati liquidati oltre $400 milioni in posizioni, di cui $251 milioni su long Bitcoin. Il Fear & Greed Index ha stazionato su valori di "paura estrema" per 47 giorni consecutivi — una persistenza che non si vedeva dal collasso di Terra-Luna nel 2022.

Gli ETF spot — che erano stati il grande catalizzatore della corsa verso i $126.000 — hanno registrato deflussi netti per quasi $1 miliardo nel peggior biennio dall'introduzione. BlackRock e Fidelity hanno ridotto l'esposizione proprio quando il retail sperava che le istituzioni tenessero il punto.

Tom Lee scommette sul secondo semestre. Standard Chartered taglia

È qui che si apre il dibattito più interessante tra gli analisti. Tom Lee di Fundstrat ha parlato chiaro su CNBC: "Il 2026 sarà una storia in due metà. La prima può fare male, ma è esattamente quello che prepara il grande rally nella seconda." Fundstrat aveva già avvertito i clienti istituzionali di un'ampia discesa nella prima parte dell'anno, con un target BTC nell'intervallo $60.000–$65.000 prima della ripresa.

Standard Chartered è stata più prudente: Geoff Kendrick ha abbassato il target di fine anno a $100.000, ridimensionando il precedente di $150.000, e ha lasciato aperta la porta a un passaggio verso i $50.000 prima di qualsiasi recupero strutturale. Bernstein, dal canto suo, ha indicato il fondo tra i $60.000 nel primo semestre, con un accumulo progressivo che porterebbe a quello che definisce potenzialmente il ciclo "più decisivo" nella storia di Bitcoin.

I dati storici dicono una cosa diversa dalla paura

C'è un dettaglio statistico che vale la pena non ignorare: dal 2013, Bitcoin ha reso in media il +12,4% nel mese di aprile. Ed è storicamente documentato che i peggiori primi trimestri tendono a precedere le riprese più significative. Il Q1 2018 — peggiore della storia con -49,7% — fu seguito da un rimbalzo ampio nei mesi successivi.

A complicare il quadro c'è anche un elemento strutturale nuovo: la Strategic Bitcoin Reserve degli Stati Uniti, istituita nel corso del 2025, rappresenta una rete di sicurezza istituzionale senza precedenti. Il Governo federale americano è oggi un holder di BTC, fatto che cambia la psicologia del mercato su orizzonti di lungo periodo.

L'oro digitale che non è (ancora) un porto sicuro

La domanda che rimane sul tavolo è la più scomoda. Quando le borse globali crollano per i dazi, Bitcoin crolla insieme a loro. Non si comporta come l'oro — che continua invece a beneficiare dell'incertezza geopolitica, spinto verso nuovi massimi. Funziona ancora da asset risk-on, non da riserva di valore difensiva.

Questo non significa che la narrazione sia morta. Significa che è ancora in costruzione. E che il Liberation Day 2026, per quanto doloroso, potrebbe rivelarsi — come spesso accade in questo mercato — il momento in cui il prezzo e la realtà si riallineano.

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