Il Regno del Bhutan, spesso citato come pioniere nell'integrazione delle risorse naturali con le tecnologie digitali, ha attirato nuovamente l'attenzione dei mercati globali. Questa settimana, la nazione himalayana ha spostato circa 22,4 milioni di dollari in Bitcoin dai propri wallet sovrani, segnando un nuovo capitolo nella gestione dei propri asset digitali. Tra le operazioni più rilevanti spicca un trasferimento diretto verso QCP Capital, noto market maker istituzionale con sede a Singapore.
Questi movimenti avvengono in un contesto di forte riduzione del valore complessivo del portafoglio crypto del Bhutan, che è passato da un picco di 1,4 miliardi di dollari agli attuali 412 milioni di dollari circa.
I dettagli della liquidazione e il ruolo di QCP Capital
Secondo i dati forniti dalla piattaforma di analisi blockchain Arkham, i deflussi recenti sono riconducibili alla Druk Holding Investments (DHI), il braccio degli investimenti sovrani del Paese. Le transazioni sono state suddivise in due tranche principali: una da 184,03 BTC (pari a 14,09 milioni di dollari) e una precedente da 100,82 BTC (valutata 8,31 milioni di dollari).
Bhutan is selling Bitcoin. pic.twitter.com/WDuUQmBZsU
— Arkham (@arkham) February 4, 2026
L’invio di fondi a QCP Capital suggerisce una strategia di vendita sofisticata. A differenza dei depositi diretti sugli exchange, che possono innescare cali di prezzo improvvisi a causa della visibilità immediata, l'utilizzo di un market maker permette di gestire "block trades" (scambi di grandi blocchi) riducendo l'impatto sul mercato. Storicamente, il Bhutan ha operato con liquidazioni medie di circa 50 milioni di dollari; l'attuale ritmo, più contenuto, potrebbe indicare un approccio più cauto o una riduzione fisiologica delle riserve disponibili.
L’impatto dell’Halving sulle operazioni di mining
La storia d’amore tra il Bhutan e il Bitcoin è iniziata nel 2019, sfruttando l'abbondante energia idroelettrica del Paese per alimentare imponenti operazioni di mining. Si stima che la DHI abbia generato oltre 765 milioni di dollari di profitti dal 2019 ad oggi, a fronte di costi energetici contenuti in circa 120 milioni di dollari.
Tuttavia, il panorama è cambiato drasticamente con l'halving del 2024. Questo evento, che dimezza le ricompense per blocco estratto, ha di fatto raddoppiato il costo di produzione di un singolo Bitcoin. I dati indicano che il Bhutan ha accumulato la maggior parte dei suoi asset prima di aprile 2024, riducendo drasticamente la produzione subito dopo. La perdita di efficienza energetica e la riduzione dei margini di profitto hanno probabilmente spinto il governo a passare da una fase di accumulo a una di monetizzazione strategica delle riserve.
Analisi del portafoglio: un calo del 70%
Attualmente, gli asset on-chain della DHI ammontano a circa 412 milioni di dollari, una contrazione superiore al 70% rispetto ai massimi storici. Il portafoglio è composto quasi esclusivamente da 5.700 BTC, con partecipazioni trascurabili in Ethereum o altri token.
Questo declino non è dovuto solo alle vendite, ma anche alla naturale fluttuazione del prezzo del Bitcoin durante il 2025 e l'inizio del 2026. L’analisi dei trasferimenti storici rivela che i principali partner di scambio del Bhutan sono stati Binance (con 261 milioni di dollari movimentati, circa il 68% dell'attività totale) e Celsius Network (118 milioni di dollari).
Una gestione patrimoniale moderna
Il Bhutan rimane uno dei pochi Stati al mondo ad aver integrato attivamente le criptovalute nel proprio tesoro nazionale. La gestione della DHI riflette un approccio che combina investimenti tradizionali e asset digitali in un’ottica di diversificazione fiscale.
Resta da capire se le continue liquidazioni siano il preludio a un'uscita definitiva dal settore o se rappresentino un semplice ribilanciamento del portafoglio per finanziare progetti nazionali o rispondere a necessità di bilancio. In ogni caso, il Bhutan continua a essere un caso di studio unico per osservatori e analisti del settore "Sovereign Crypto".
