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Cardano cambia struttura: gli ingegneri del protocollo core passano a BlockPQR

Cardano sposta parte dello sviluppo core del protocollo alla nuova realtà indipendente BlockPQR. Non è un abbandono: è decentralizzazione organizzativa, mentre arriva l'era Dijkstra. E se negli USA Grayscale ritira l'ETF ADA, in Europa un ETP fisico resta.

7 min read Come lavoriamo

Cardano, uno dei progetti storici del mondo delle criptovalute, sta vivendo una trasformazione profonda che riguarda non tanto la sua tecnologia, quanto il modo in cui viene costruita. Il 26 agosto, la società che ha creato e sviluppato Cardano fin dall'inizio, Input Output, ha annunciato che un gruppo di ingegneri responsabili di componenti fondamentali del protocollo continuerà il proprio lavoro all'interno di una nuova realtà indipendente, chiamata BlockPQR. È un passaggio che va letto con attenzione, perché è facile fraintenderlo.

Sia chiaro subito, per evitare titoli allarmistici: Cardano non sta perdendo i suoi sviluppatori, e la società madre non sta abbandonando il progetto. Sta accadendo qualcosa di più sottile e, per certi versi, più interessante: Cardano sta progressivamente separando lo sviluppo del proprio protocollo dalla singola azienda che lo ha sempre gestito, nel tentativo di diventare un'infrastruttura davvero decentralizzata, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche organizzativo. Vediamo cosa significa.

Cosa cambia tra Input Output e BlockPQR

Andiamo al cuore della notizia, distinguendo bene cosa si sposta e cosa no. Gli ingegneri che passano a BlockPQR sono quelli che hanno costruito e mantenuto alcune componenti tecniche fondamentali di Cardano, come il registro delle transazioni e i sistemi di alta affidabilità. Il loro lavoro proseguirà, ma all'interno di una nuova struttura indipendente anziché dentro Input Output.

La distinzione fondamentale, però, è che Input Output non scompare e non si disinteressa di Cardano. Al contrario, la società dichiara esplicitamente di mantenere la responsabilità delle iniziative e degli obiettivi di sviluppo, continuando a garantire che il lavoro venga portato a termine. Ciò che cambia è la struttura attraverso cui una parte importante dell'ingegneria viene eseguita: non più tutto concentrato in un'unica azienda, ma distribuito. È un cambio di organigramma strategico, non un abbandono.

Cardano’s core protocol work continues in the same hands, now at BlockPQR - Input | Output
Input Output Group IOG

Chi guida BlockPQR

Un elemento che rassicura sulla continuità del progetto è il nome di chi guida questa nuova realtà: Leonard Hegarty, una figura tutt'altro che estranea alla storia tecnica recente di Cardano. Hegarty ha infatti guidato la realizzazione di alcuni degli aggiornamenti più importanti del protocollo negli ultimi tempi, occupandosi della loro consegna e della preparazione infrastrutturale.

Questo dettaglio è importante per capire la natura dell'operazione. Non si tratta di consegnare le chiavi del protocollo a sviluppatori esterni e inesperti, con i rischi che ciò comporterebbe, ma di trasferire il lavoro a un team composto da persone che già conoscono a fondo il codice e l'infrastruttura di Cardano. La continuità delle competenze, insomma, è garantita: cambiano il contenitore e la struttura, ma le mani che lavorano al codice restano esperte e collaudate. È la differenza tra un vero e proprio ricambio e una riorganizzazione che preserva il know-how.

Non un caso isolato, ma un piano preciso

Per capire davvero la portata di questa mossa, bisogna inquadrarla in un disegno più ampio, di cui rappresenta l'ultimo tassello. La nascita di BlockPQR non è infatti un evento improvviso, ma parte di un piano di decentralizzazione pluriennale che Cardano sta portando avanti con metodo. L'obiettivo dichiarato è affidare lo sviluppo delle sue componenti fondamentali a più squadre indipendenti, anziché dipendere da un'unica azienda.

Nell'ambito di questo processo, che si concluderà nei prossimi anni, diverse componenti chiave dell'infrastruttura vengono progressivamente trasferite a team specializzati esterni, sotto la supervisione di organizzazioni della community. Un segnale molto concreto di questa volontà è il fatto che Input Output abbia deciso di ridurre in modo significativo le proprie richieste di finanziamento dal tesoro comune di Cardano: un modo per spingere l'intero ecosistema a diventare autosufficiente, invece di dipendere per sempre dai fondi e dal lavoro di un solo soggetto. È la traduzione pratica di una filosofia: un progetto nato per essere decentralizzato deve esserlo fino in fondo, anche in chi lo costruisce.

Cardano: cosa sta succedendo

I tre piani della trasformazione. Fonte: Input Output, SpazioCrypto, 2026

  • Sviluppo: l'ingegneria core si distribuisce su team indipendenti come BlockPQR. Non un abbandono, una decentralizzazione.
  • Tecnologia: arriva la nuova era Dijkstra, con l'upgrade di scalabilità Leios. Passa dalla governance on-chain.
  • Istituzionali: negli USA Grayscale ritira l'ETF su ADA. Ma in Europa esiste già un ETP fisico su Cardano.

Arriva nel momento decisivo per Dijkstra

Questa riorganizzazione avviene in un momento tecnicamente cruciale per Cardano, il che ne accresce il significato. Il progetto si sta infatti preparando alla sua prossima grande evoluzione tecnica, chiamata era Dijkstra. Si tratta di un aggiornamento diviso in due fasi, che introdurrà miglioramenti importanti, in particolare sul fronte della scalabilità, cioè la capacità della rete di gestire più transazioni.

Il cuore della prima fase è una tecnologia chiamata Leios, pensata proprio per aumentare in modo significativo il numero di operazioni che Cardano può elaborare, uno dei punti su cui il progetto è stato storicamente criticato. È importante notare, per correttezza, che le date indicate per questi aggiornamenti sono obiettivi di completamento del lavoro, non lanci definitivi già fissati: ogni passaggio dovrà superare fasi di test e, soprattutto, ottenere l'approvazione della governance decentralizzata di Cardano, in cui sono i possessori del token e appositi organismi a votare le decisioni. Che una riorganizzazione così profonda dello sviluppo avvenga proprio mentre si prepara un aggiornamento tanto importante è la prova che il processo di decentralizzazione viene gestito senza fermare l'innovazione.

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Cardano vuole decentralizzare anche chi costruisce Cardano

Ed eccoci all'angolo più affascinante di tutta questa vicenda, quello che la rende diversa dalle solite notizie di settore. La decentralizzazione, nel mondo delle criptovalute, è di solito intesa in senso tecnico: significa che nessuno controlla la rete, perché è gestita da migliaia di computer sparsi per il mondo. Cardano sta però portando questo concetto a un livello ulteriore, applicandolo alla propria stessa organizzazione.

L'idea è che una vera infrastruttura decentralizzata non debba dipendere da nessuna singola entità, nemmeno da quella che l'ha creata. Se lo sviluppo del software, le decisioni di governance e la gestione dei fondi restano nelle mani di un'unica azienda, per quanto competente, esiste sempre un punto centrale di controllo e di potenziale fragilità. Distribuendo lo sviluppo su più team indipendenti e affidando le decisioni alla community, Cardano cerca di eliminare questo punto debole. È un esperimento organizzativo ambizioso e per certi versi inedito: costruire un progetto destinato a sopravvivere e prosperare anche senza i suoi fondatori originari.

Intanto Grayscale abbandona l'ETF ADA

A fare da contrappeso a questi progressi tecnologici e organizzativi, però, arriva una battuta d'arresto sul fronte dell'adozione istituzionale negli Stati Uniti. All'inizio di agosto, la società di gestione Grayscale ha formalmente ritirato presso l'autorità di vigilanza americana, la SEC, la sua richiesta di lanciare un fondo ETF basato su ADA, la criptovaluta di Cardano. Il ritiro risulta da un documento ufficiale depositato e accettato dalla SEC. Secondo quanto riportato, Grayscale avrebbe abbandonato anche progetti di ETF simili legati ad altre criptovalute.

Sarebbe però un errore concludere frettolosamente che "gli investitori istituzionali stanno abbandonando Cardano". La realtà è più sfumata. Se negli Stati Uniti questo specifico progetto di ETF si è fermato, in Europa esistono già prodotti finanziari regolamentati e garantiti fisicamente da ADA, come un ETP offerto da un emittente affermato, che detiene realmente la criptovaluta e offre agli investitori anche una parte delle ricompense generate dallo staking. Il quadro, insomma, è quello di un accesso istituzionale a due velocità: una battuta d'arresto su un fronte, una presenza consolidata sull'altro. Per approfondire questi strumenti, può essere utile la nostra guida sulle criptovalute e il loro funzionamento.

Cardano’s core protocol work continues in the same hands, now at BlockPQR - Input | Output
Input Output Group IOG

La lettura più grande

La vicenda di Cardano solleva una domanda affascinante, che va al cuore di cosa significhi davvero "decentralizzazione" nel mondo delle criptovalute: un progetto può diventare veramente indipendente dalle organizzazioni che l'hanno creato, senza per questo rallentare o perdere qualità nel proprio sviluppo? È una sfida che pochi hanno affrontato in modo così sistematico, e la risposta di Cardano avrà un valore che va oltre il progetto stesso, offrendo un modello, positivo o negativo, per l'intero settore.

Per l'osservatore, ci sono due spunti. Il primo è che la maturità di un progetto crypto non si misura solo dalla sua tecnologia o dal prezzo del suo token, ma anche dalla solidità e dalla resilienza della sua struttura organizzativa: un progetto che dipende da una sola azienda è più fragile di uno che ha distribuito competenze e responsabilità. Il secondo è che questa transizione, se avrà successo, rappresenterà un traguardo importante nel lungo percorso verso una decentralizzazione autentica, non solo di facciata. È un esperimento ambizioso e rischioso, il cui esito è tutt'altro che scontato, ma proprio per questo è una delle storie più interessanti da seguire per capire dove sta andando questa tecnologia.

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