Negli ultimi mesi, i social media in lingua cinese sono stati inondati di post catastrofici sul futuro di Singapore. Tra le immagini di decorazioni natalizie giudicate "povere" in Orchard Road e le voci di una fuga dei grandi brand da Marina Bay Sands, è emerso un soprannome sardonico: “洗钱坡” (Xǐqiánpō), ovvero la "scarpata del riciclaggio", un gioco di parole sul nome mandarino della città.
Eppure, grattando sotto la superficie della narrazione virale, i dati raccontano una realtà opposta: quella di una nazione che non sta crollando, ma sta attuando un drastico e consapevole "reset" strategico.
中国消费降级见多了,但新加坡降级,你见过吗?
— 林晚晚的猫 (@linwanwan823) January 4, 2026
晚晚我一个观察:
新加坡金沙,80亿美金砸出来的国家门面,
今年圣诞新年第一次没拿到顶奢品牌赞助。
往年这是什么场面?Dior、Chanel、Hermès加价抢位,谁出价高谁上。今年没人玩这套游戏了。…
Il mito della fuga del lusso
Contro ogni previsione di declino, i dati di Euromonitor International proiettano per il mercato del lusso di Singapore una crescita del 7-9% nel 2025, raggiungendo un valore di 13,9 miliardi di dollari singaporiani. Una performance che supera quella di giganti come Cina, Giappone e Corea del Sud.
L'accusa che i grandi brand stiano abbandonando il centro è smentita dai fatti: nel luglio 2025, Chanel ha inaugurato una boutique temporanea di ben 900 metri quadrati a Marina Bay Sands, in attesa che il suo flagship store venga completamente rinnovato per una grande riapertura nel 2027. Non è il comportamento di un marchio in ritirata, ma quello di un investitore che punta sul lungo periodo.
Dalla migrazione del 2019 alla "pulizia della casa"
Per capire questa trasformazione bisogna tornare al 2019, quando l’instabilità di Hong Kong spinse il 23% delle aziende locali a considerare il trasferimento, con nove su dieci che scelsero Singapore. Da allora, gli asset gestiti nella città-stato sono raddoppiati, toccando i 4.000 miliardi di dollari.
Tuttavia, questo afflusso massiccio ha portato con sé anche capitali speculativi e rischi di illegalità. Lo scandalo della "Fujian Gang" del 2023, con il riciclaggio di 2,3 miliardi di dollari, ha segnato un punto di non ritorno. La risposta del governo è stata ferocemente pragmatica: preferire la stabilità alla crescita selvaggia.
La stretta sulle Crypto e il nuovo ordine
Il settore delle criptovalute, un tempo faro per le borse cinesi in fuga (come Binance e Bybit), ha subito una metamorfosi normativa. Il nuovo regime di licenze DTSP, entrato in vigore il 30 giugno 2025, non ha previsto periodi di transizione, obbligando le società a operare sotto standard istituzionali rigorosi o ad andarsene.
Se Bitget e Bybit hanno spostato parte del personale verso Dubai o Hong Kong, colossi come Coinbase, Crypto.com e Circle hanno scelto di restare sotto le nuove licenze MPI. Singapore ha scelto di essere un hub per la finanza regolamentata, non un porto franco per la speculazione.
La forza dei residenti
La vera rivoluzione, tuttavia, è interna. Mentre gli ingressi di nuovi milionari stranieri sono scesi del 54% (dai 3.500 del 2024 ai 1.600 del 2025) e le tasse sugli acquisti immobiliari per stranieri (ABSD) sono balzate al 60%, il mercato interno ha tenuto.
Singapore conta oggi 242.400 residenti milionari. Il reddito medio delle famiglie è cresciuto per cinque anni consecutivi e oggi i locali rappresentano i due terzi delle transazioni immobiliari di pregio. La riduzione del divario di prezzo tra il centro e la periferia (sceso al 4-6%, il minimo dal 2000) indica un mercato più sano e meno dipendente dalla volatilità estera.
Conclusione: Restrutturazione, non declino
Quello a cui stiamo assistendo non è il tramonto di Singapore, ma una sua evoluzione verso un modello di "de-risking". Come suggerito da un utente su X, il fenomeno non è un downgrade dei consumi, ma una loro ristrutturazione.
Singapore sta sacrificando i volumi del capitale speculativo e dell'industria crypto non regolamentata per costruire una base economica più solida, trasparente e legata alla ricchezza domestica. La città-stato non sta chiudendo i battenti: sta semplicemente cambiando gli ospiti, assicurandosi che chi resta rispetti le nuove regole della casa.
