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Evaso mezzo milione di euro in Emilia-Romagna con il trading crypto
Da Mattia Mezzetti Immagine del profilo Mattia Mezzetti
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Evaso mezzo milione di euro in Emilia-Romagna con il trading crypto

La Guardia di Finanza di Piacenza scopre un’evasione fiscale da 500mila euro legata a mining di Bitcoin ed Ethereum e a portafogli non dichiarati.

La Guardia di Finanza di Piacenza, nel corso di un'operazione portata avanti nelle ultime settimane, ha scoperto un’evasione fiscale da circa mezzo milione di euro legata al mondo delle criptovalute.

L’indagine era partita in seguito ai sospetti legati all'attività di mining di un operatore economico, il quale aveva sempre taciuto i proventi dell'operatività di un potente computer, acceso giorno e notte, che creava moneta virtuale. I militari piacentini, supportati da un reparto speciale di Roma, esperto in reati tecnologici, hanno portato alla luce conti digitali contenenti Bitcoin ed Ethereum che non erano mai stati comunicati al fisco.

L'equipaggiamento sequestrato

Il blitz delle forze dell'ordine ha portato alla scoperta di un deposito aziendale che era stato riadattato a mining rig e dotato di un computer assemblato appositamente per lavorare, senza sosta, alla generazione di criptovalute. Accanto all’impianto vi erano numerose schede grafiche ad alte prestazioni, componenti comuni nelle sale giochi e normalmente utilizzati per riprodurre al meglio grafiche avanzate ma che, in questo caso, avevano il compito di aumentare esponenzialmente la capacità di calcolo della macchina, così da renderla in grado di operare sulla blockchain.

Contestualmente, sono stati individuati svariati portafogli digitali. Il loro valore economico non è stato reso noto ma il Resto del Carlino lo ha definito significativo. Il tutto è stato immediatamente posto sotto sequestro.

L'indagine della Finanza

La Guardia di Finanza ha utilizzato software di ultima generazione per analizzare la blockchain e ricostruire i movimenti di denaro legati ai proprietari di sei portafogli elettronici, residenti in Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Sicilia. L'attribuzione certa, dovuta alla registrazione delle operazioni, ha messo le forze dell'ordine sulle tracce degli investitori che non avevano dichiarato la loro operatività.

Il gruppo effettuava abitualmente compravendite sugli exchange, specialmente in criptovalute di elevato valore, come Bitcoin ed Ethereum. Naturalmente, non vi è nulla di illegale in tutto ciò. Ai sei si contesta il mancato rispetto delle regole fiscali. Nessuna delle persone coinvolte aveva infatti indicato, in dichiarazione dei redditi, il possesso delle criptovalute detenute all’estero. Le norme sul monitoraggio fiscale vigenti nel nostro paese, però, obbligano a farlo. In aggiunta, non erano neppure state rese note le plusvalenze ottenute dalla rivendita delle criptovalute estratte. Su profitti di questo tipo, va versata imposta sostitutiva.

Una sanzione esemplare

Il totale delle imposte non pagate ammonta a circa 500mila euro, che gli evasori dovranno restituire integralmente. A questa cifra, si aggiungeranno poi tutte le sanzioni amministrative previste dalla legge.

Economia digitale ed evasione fiscale

La Guardia di Finanza svolge attività di contrasto all'evasione anche nel settore dell'economia digitale, che sta divenendo sempre più rilevante. L'ambito è in crescita anche nel nostro Paese, come dimostra, per esempio, il possesso di quasi 100 milioni di ETF Bitcoin da parte del principale gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, e le forze dell'ordine si sono attrezzate a contrastare i malintenzionati anche su questo campo.

Le nuove tecnologie possono illudere, dando l'idea di un anonimato in realtà inesistente, dal momento che le transazioni registrate sulla blockchain, per definizione, possono essere ricostruite e ricondotte ai responsabili.

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