Le Forze dell'Ordine alzano la guardia sulle crypto
Da Mattia Mezzetti Immagine del profilo Mattia Mezzetti
3 min read

Le Forze dell'Ordine alzano la guardia sulle crypto

La Guardia di Finanza e le Forze dell'Ordine chiedono sempre più spesso verifiche nel Registro dei prestatori di servizi relativi alla valuta virtuale.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, gli italiani si stanno avvicinando sempre di più alle criptovalute. Nel nostro Paese restiamo più tiepidi, rispetto ad altri Stati europei, e non siamo ancora pronti quanto sloveni e greci ad adottare questi asset. È però evidente che non si tratta più di un investimento che ci spaventa e intimorisce, come accadeva fino a pochi anni fa.

L'aumentare degli investitori ha proporzionalmente aumentato anche l'interesse delle Forze dell'Ordine, Guardia di Finanza e Autorità di vigilanza finanziaria in primis, verso questo asset. Nel triennio 2023-2026, il periodo di tempo nel quale maggiormente abbiamo iniziato a investire in crypto, nel Bel Paese, le richieste di informazioni all'Organismo degli Agenti e dei Mediatori sono esplose.

L'importanza del Registro dei Prestatori

L'OAM, dal 2022, per effetto del Decreto Ministeriale emanato nell'anno precedente, gestisce il Registro dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale (VASP). Si tratta di un registro che si è rivelato, e continua a rivelarsi, molto più di un semplice elenco. È una vera e propria infrastruttura di intelligence finanziaria, al servizio delle istituzioni italiane. Queste ne fanno uso copioso nello svolgimento delle loro funzioni di controllo.

Prima dell'introduzione del Registro, il territorio delle criptovalute in Italia era largamente inesplorato. C'era la massima libertà di operare: nessun obbligo di trasmissione dati; nessun censimento strutturato degli operatori; nessun canale istituzionale per intercettare anomalie, niente di niente. Il Registro VASP ha cambiato le regole del gioco. Ha fornito alle Forze dell'Ordine un grimaldello per scassinare truffe ed evasione.

L’Organismo ha costruito un sistema informativo sulle criptovalute, che raccoglie trimestralmente dati granulari sull’operatività dei clienti. Gli Agenti e i Mediatori sono a conoscenza di quanti siano gli investitori in asset digitali; dove risiedano; quanto detengano in valuta virtuale e quante operazioni di conversione effettuino tra valuta legale e criptovaluta. Insomma, il Registro restituisce un profilo completo dell'operatività e dà origine a un patrimonio di dati che sta attirando un’attenzione crescente e sempre più qualificata.

Un nuovo accordo per agevolare le indagini finanziarie

Il Registro ha dato modo alle indagini finanziarie sulle criptovalute di entrare, letteralmente, in una nuova era. Subito dopo la creazione di questo strumento, è stato siglato un Protocollo d’intesa OAM-Guardia di finanza che ha ridefinito il perimetro delle indagini sui movimenti in crypto sospetti. L’Organismo ha garantito alle Fiamme gialle un accesso diretto, completo e senza filtri al set informativo. Quel che è più importante, è che la backdoor per la GdF non presenta alcun freno: non si tratta di procedere, caso per caso, una sola richiesta alla volta, ma si possono inoltrare più domande di verifica simultaneamente, velocizzando il processo di acquisizione di informazioni.

Gli agenti godono di un accesso strutturale. Questo ha trasformato il Registro in un punto di riferimento per le attività investigative e di contrasto agli illeciti. I numeri ci dicono che le Fiamme Gialle fanno uso di questo beneficio senza parsimonia.

Un'impennata di richieste di verifica

Se nel 2023 le richieste di informazioni da parte delle Autorità sono state solo 27, tutte provenienti dalla Guardia di Finanza. Già nel 2024 sono salite a 44, con l’ingresso in scena anche delle Forze di polizia, 7 richieste; e delle Autorità di vigilanza (Bankitalia, CONSOB e Arbitro Bancario Finanziario), 4. Nel 2025, poi, abbiamo assistito a un’impennata: 107 richieste totali. L'incremento è pari al 300% in due anni. Tra gennaio e febbraio di quest'anno, le Forze dell'Ordine hanno già prodotto 24 nuove richieste, a conferma che la curva non accenna a piegarsi e che il 2026 potrebbe rivelarsi ancor più carico di indagini sul registro.

Il sistema di controllo sulle criptovalute in Italia è in buona salute, come dimostrano queste attività, le quali ci dicono anche che, probabilmente, c'è ancora un po' troppa opacità in questo settore. Entro il 31 dicembre, il quadro normativo italiano dovrà adeguarsi al regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività (MiCAR) che trasformerà gli attuali VASP in CASP (Crypto-asset service provider), ridisegnando obblighi, requisiti e perimetro di vigilanza a livello europeo. C'è da augurarsi che questo passo in avanti non si dimostri un arretramento, sul fronte dell'efficacia dei controlli.

Da Mattia Mezzetti Immagine del profilo Mattia Mezzetti
Aggiornato il
Regolamentazione Crypto Europa
Consent Preferences

Nazioni Crypto: la battaglia per denaro, potere e codice

Documentario su Bitcoin, blockchain e geopolitica globale.