Da ieri, il perimetro delle regole che gli operatori crypto europei devono rispettare si è allargato in modo significativo, e non per effetto di MiCA, la normativa di riferimento del settore, ma delle sanzioni contro la Russia. Il 25 agosto 2026 è entrata in vigore una specifica disposizione del più recente pacchetto di sanzioni dell'Unione Europea che coinvolge direttamente tutti i fornitori di servizi cripto, inclusi quelli italiani. Un cambiamento che sposta il confine di ciò che questi operatori devono monitorare.
La notizia è importante perché mostra come la conformità nel mondo crypto europeo stia diventando qualcosa di più complesso e stratificato. Non basta più essere autorizzati e rispettare le regole di settore: entra in gioco un secondo livello, quello delle sanzioni finanziarie internazionali, che segue una logica del tutto diversa. Vediamo cosa cambia concretamente e perché ogni operatore serio deve tenerne conto.
Cosa cambia dal 25 agosto
Il pacchetto di sanzioni introduce due novità che riguardano da vicino il settore. La prima è l'estensione di un divieto già esistente. Da tempo, ai cittadini e residenti russi e bielorussi è vietato possedere, controllare o ricoprire ruoli dirigenziali in alcune società crypto europee, ma questa restrizione si applicava finora solo a chi offriva servizi di portafoglio, conto e custodia. Da ieri, il divieto si estende a tutti i tipi di fornitori di servizi cripto autorizzati secondo MiCA: exchange, piattaforme di scambio, gestori di portafogli e altri.
Il tempismo, come è stato notato, è particolarmente delicato per il settore. Il periodo di transizione di MiCA si è concluso da poco, il primo luglio, il che significa che molte aziende, compresi diversi operatori italiani, hanno ottenuto l'autorizzazione solo di recente e ora si trovano a dover verificare che nessuno tra i loro azionisti e dirigenti ricada nella nuova, più ampia restrizione. È un controllo aggiuntivo, non banale, che va fatto con attenzione per non trovarsi inconsapevolmente in violazione.

La novità più rilevante: il divieto verso i Paesi terzi
Ma la parte editorialmente più interessante e strategica è la seconda novità. Il provvedimento introduce un nuovo strumento che permette all'Unione Europea di vietare le operazioni con fornitori di servizi crypto e piattaforme situati in Paesi terzi, cioè al di fuori dell'Unione, quando questi Paesi omettono sistematicamente di impedire che le loro infrastrutture vengano usate per aggirare le sanzioni contro la Russia.
È un meccanismo potente e dalla portata ampia. In sostanza, l'Europa si riserva il diritto di "tagliare fuori" interi Paesi dal punto di vista dei rapporti crypto, se questi diventano un canale per eludere le restrizioni. Per il momento, va precisato, nessun Paese è stato ancora designato come bersaglio di questa misura: si tratta di uno strumento predisposto e pronto all'uso, un avvertimento più che un'azione immediata. Ma la sua sola esistenza cambia le carte in tavola per gli operatori, perché introduce un nuovo fattore di rischio da monitorare: non solo con chi si fanno affari, ma anche da quale Paese proviene la controparte.
Le nuove sanzioni crypto: cosa cambia
Dal 25 agosto 2026. Fonte: Consiglio UE, studi legali, 2026
- Divieto esteso: russi e bielorussi non possono controllare o dirigere alcun CASP MiCA, non più solo i servizi di custodia.
- Paesi terzi: l'UE può vietare le operazioni con provider crypto di Paesi che aiutano la Russia ad aggirare le sanzioni.
- Il punto chiave: essere autorizzati MiCA non basta. Le sanzioni sono un livello separato e parallelo.
MiCA e sanzioni: due regimi diversi
Ed eccoci al punto più importante da comprendere, quello che ha un grande valore educativo per chiunque si occupi di questo settore. Molti tendono a pensare che, una volta ottenuta l'autorizzazione MiCA, un operatore sia "a posto" dal punto di vista normativo. Questa vicenda dimostra che non è così. MiCA e le sanzioni sono due sistemi di regole distinti, che viaggiano su binari paralleli e rispondono a logiche completamente diverse.
MiCA si occupa di come è organizzata un'azienda: la sua governance, il capitale, la custodia dei fondi, la tutela dei clienti. Le sanzioni, invece, operano su un piano del tutto separato: possono rendere vietato un rapporto commerciale anche quando questo sarebbe perfettamente lecito secondo le regole di MiCA. In altre parole, un'operazione può essere impeccabile dal punto di vista della disciplina di settore, ma comunque proibita perché coinvolge un soggetto o un Paese sanzionato. Ecco perché "non autorizzato secondo MiCA" e "sanzionato dall'Unione Europea" sono due concetti diversi, che non vanno confusi: un operatore può essere pienamente in regola con MiCA e ciononostante trovarsi coinvolto in una violazione delle sanzioni. Come avevamo spiegato analizzando gli obblighi del mercato crypto italiano, la conformità è fatta di più strati sovrapposti.
Cosa devono fare gli operatori
Concretamente, questa evoluzione impone agli operatori crypto europei, italiani inclusi, di rafforzare i propri controlli su un fronte specifico. Non è più sufficiente rispettare le regole di funzionamento previste da MiCA: diventa essenziale dotarsi di robusti sistemi di verifica delle controparti, per assicurarsi di non fare affari, nemmeno indirettamente, con soggetti sanzionati. Questo significa investire in strumenti di controllo, chiamati in gergo screening, capaci di identificare i soggetti colpiti dalle restrizioni e, ora, anche il Paese di provenienza delle piattaforme con cui si interagisce.
Si tratta di un impegno che si aggiunge a quelli già previsti in materia di antiriciclaggio, con cui è strettamente collegato. Per gli operatori più piccoli, questo può rappresentare un onere organizzativo ed economico significativo, ma è un passaggio inevitabile per operare in sicurezza e legalità. La capacità di gestire correttamente questa complessità normativa diventa così, sempre di più, un elemento distintivo tra gli operatori seri e strutturati e quelli improvvisati.
La lettura più grande
Al di là dei tecnicismi, questa vicenda ci racconta una trasformazione profonda del modo in cui il mondo crypto è regolato in Europa. Stiamo assistendo alla progressiva integrazione delle criptovalute all'interno del più ampio e complesso sistema delle regole finanziarie e geopolitiche internazionali. Le crypto non sono più un mondo a parte, con le sue sole regole di settore, ma un tassello di un ordinamento globale in cui entrano in gioco anche la politica estera, la sicurezza e le relazioni tra Stati.
Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, emerge con chiarezza che la maturità di questo settore comporta un aumento della complessità: chi opera nel crypto deve oggi padroneggiare non solo la tecnologia e le regole di mercato, ma anche materie sofisticate come il diritto delle sanzioni internazionali. Dall'altro, questa evoluzione conferma che le criptovalute sono ormai considerate abbastanza importanti e potenti da essere inserite negli strumenti della geopolitica, tanto come possibile canale di aggiramento delle regole quanto come leva di pressione. È il segno definitivo che questa tecnologia è uscita dai margini ed è entrata, con tutte le sue implicazioni, nel cuore del sistema economico e politico globale.




