Esiste un paradosso tutto italiano che pochi hanno notato. I due uomini che hanno costruito Tether — la stablecoin più grande del mondo, quasi interamente in dollari — si chiamano Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, e sono italiani. Nel frattempo, due delle più grandi banche del nostro Paese stanno lavorando per costruire la risposta europea. Forse non è un caso che l'Italia si ritrovi, ancora una volta, su entrambi i lati dello stesso tavolo.
Qivalis: 12 banche, un progetto, due italiane in prima linea
Il 21 aprile 2026, il consorzio Qivalis — fondato ad Amsterdam da dodici grandi istituti bancari europei — ha annunciato la scelta di Fireblocks come partner tecnologico per costruire l'infrastruttura della prima stablecoin euro MiCA-compliant su scala istituzionale.
I membri del consorzio includono Banca Sella, BBVA, BNP Paribas, CaixaBank, Danske Bank, DekaBank, DZ BANK, ING, KBC, Raiffeisen Bank International, SEB e UniCredit. L'Italia è il Paese più rappresentato: due banche italiane in un progetto che mira a ridefinire i pagamenti digitali in Europa.
Il lancio è previsto nella seconda metà del 2026, in attesa dell'autorizzazione da parte della Banca Centrale Olandese sotto il quadro MiCAR. Una scadenza non casuale: il 1° luglio 2026 si chiude definitivamente il regime transitorio MiCA, e il mercato europeo non sarà più lo stesso — vedi la nostra analisi su come MiCA sta ridisegnando il panorama crypto in Italia.
Perché Fireblocks, e cosa porta davvero al tavolo
Fireblocks non è una scelta banale. La società gestisce oltre 10 trilioni di dollari in transazioni su asset digitali, lavora con Worldpay, BNY, Revolut e Galaxy, e ha sviluppato lo standard ERC-20F — pensato specificamente per stablecoin che devono rispettare KYC, AML e sanction screening a livello istituzionale.
Per Qivalis, affidarsi a Fireblocks significa avere fin dal primo giorno un'infrastruttura tokenization-ready, con treasury management end-to-end e audit-ready reporting integrati. Non un esperimento, ma un prodotto pronto per i mercati B2B, i pagamenti cross-border 24/7 e il settlement di asset tokenizzati.
"Fireblocks' platform gives us the security, compliance controls, and operational infrastructure to deliver exactly that."
— Jan Sell, CEO di Qivalis
New FXC Intelligence research: Fireblocks named the only Market Leader in Foundational Infrastructure for stablecoin payments.
— Fireblocks (@FireblocksHQ) February 25, 2026
The assessment analyzed providers across market traction and strength of capabilities. Our position reflects platform adoption by institutions… pic.twitter.com/6j8VfSDIlq
Il problema che nessuno in Europa vuole ignorare
I numeri sono impietosi. Il mercato globale delle stablecoin vale circa 305 miliardi di dollari. Di questi, 99% è denominato in dollari. Le stablecoin in euro? Appena 650 milioni di dollari — meno dello 0,25% del totale.
Eppure, l'euro è la seconda valuta più scambiata al mondo. Questo squilibrio non è tecnico: è strategico. E lo ha detto chiaramente anche il ministro delle Finanze francese Roland Lescure il 17 aprile, intervenendo a Parigi: l'Europa ha bisogno di più stablecoin in euro, non solo di regole. Un cambio di posizione netto, rispetto alla storica diffidenza dell'Eliseo sul tema — approfondito nel nostro pezzo sulla sfida francese al dominio del dollaro.
Nel 2025, i volumi di transazione globali delle stablecoin hanno raggiunto 33 trilioni di dollari, con una crescita del 75% anno su anno. L'Europa ha guardato da fuori per troppo tempo.
Cosa cambia per l'ecosistema italiano
Per l'Italia, questo non è solo un titolo da seguire. UniCredit e Banca Sella sono già operative nel mondo degli asset digitali: la prima con investimenti in ETF Bitcoin e certificati strutturati, la seconda con un competence center DLT attivo da anni. L'ingresso in Qivalis non è una scommessa — è un posizionamento.
Il contesto è quello tracciato da CONSOB con la deadline del 15 aprile per i contributi di vigilanza CASP, e da Intesa Sanpaolo con i suoi 96 milioni di dollari in ETF Bitcoin: le banche italiane non stanno osservando il crypto dall'esterno. Stanno costruendo dentro.
Quando la stablecoin Qivalis arriverà sul mercato — nel secondo semestre del 2026, se tutto va come previsto — sarà la prima alternativa euro davvero istituzionale, regolamentata, 1:1 backed e integrata nei sistemi bancari tradizionali.
Non la fine del dominio del dollaro. Ma un primo passo concreto. E due banche italiane saranno tra i fondatori.
