Il 17 aprile 2026, durante una conferenza dedicata al mondo cripto a Parigi, il ministro delle Finanze francese Roland Lescure ha pronunciato parole che fino a pochi mesi fa sembravano impensabili in quella stessa capitale. L'Europa — ha detto — ha bisogno di più stablecoin in euro. Non lo ha twittato un influencer. Lo ha dichiarato un ministro, al microfono, davanti a un pubblico di banchieri e operatori del settore. E adesso la partita è aperta davvero.
La svolta di Parigi che nessuno si aspettava
Fino a poco tempo fa la posizione ufficiale della Francia era netta e restrittiva. Il predecessore di Lescure, Bruno Le Maire, aveva dichiarato pubblicamente che le stablecoin private non avevano "posto sul suolo europeo", classificandole come una minaccia alla sovranità monetaria. Oggi la musica è cambiata radicalmente. Lescure ha non solo aperto la porta, ma ha esplicitamente sollecitato le banche dell'Unione Europea ad accelerare su depositi tokenizzati e nuovi token ancorati alla moneta comune. La sua valutazione della situazione attuale è stata diretta: i volumi di stablecoin in euro rispetto a quelli in dollari sono "insoddisfacenti". Un cambio di rotta che segna un prima e un dopo nella narrativa regolamentare europea.
Hong Kong has taken an important step forward with the launch of the HKMA's stablecoin licensing regime - a strong signal for the future of regulated digital money in Asia. Congratulations to the companies leading from the front and helping build this next chapter of compliant…
— qivalis (@qivaliseu) April 13, 2026
Qivalis: 12 banche con un obiettivo preciso
Al centro dell'annuncio c'è Qivalis, consorzio fondato ad Amsterdam che riunisce dodici grandi istituti bancari europei: ING, UniCredit, BNP Paribas, BBVA, Banca Sella, CaixaBank, Danske Bank, DekaBank, KBC, Raiffeisen Bank International, SEB e DZ Bank. Il CEO è Jan-Oliver Sell, ex responsabile delle operazioni tedesche di Coinbase; il presidente del consiglio di supervisione è Sir Howard Davies, già Deputy Governor della Bank of England.

Il token sarà ancorato 1:1 all'euro, con riserve composte per almeno il 40% da depositi bancari e il resto da titoli di Stato europei a breve termine. Il lancio è atteso nella seconda metà del 2026, previo ottenimento della licenza EMI dalla banca centrale olandese — nel pieno rispetto del quadro normativo MiCA, che rappresenta oggi la base regolatoria di riferimento per l'intero settore cripto nell'UE.
Il dato che mette tutto in prospettiva
I numeri sono brutali. Tether da sola circola per oltre 185 miliardi di dollari. Il totale delle stablecoin denominate in dollari supera i 310 miliardi. Le stablecoin in euro? Ancora meno di un miliardo complessivo. La stablecoin euro di Société Générale — l'unica già operativa di un certo rilievo — ha appena 64 milioni di euro in circolazione. Jan-Oliver Sell ha sintetizzato il problema con una cifra sola: l'euro vale il 20-25% dell'attività finanziaria globale tradizionale, ma rappresenta lo 0,2% delle transazioni on-chain. "That's a huge disconnect," ha detto. Il rischio concreto ha un nome preciso: "digital dollarization" — il processo per cui, se l'Europa non costruisce le proprie infrastrutture blockchain in euro, sarà costretta a operare su rail americani indefinitamente.
È un tema che SpazioCrypto segue da vicino: dall'analisi sul kill switch proposto da Italia e Germania contro le stablecoin straniere alle prime licenze stablecoin assegnate da HSBC a Hong Kong, la battaglia per la sovranità monetaria digitale è già iniziata.
L'Italia è dentro il progetto
Non è solo una vicenda francese o genericamente continentale. Tra i membri fondatori di Qivalis figurano due banche italiane: UniCredit e Banca Sella. Un segnale che il sistema bancario nazionale ha compreso la posta in gioco. Insieme alla svolta di BNP Paribas sugli ETN cripto per i retail in Francia e alla crescita della tokenizzazione europea trainata da Amundi e Spiko, Qivalis completa un quadro sempre più nitido: la grande finanza europea ha smesso di guardare dall'esterno.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Qivalis ha già avviato trattative avanzate con exchange, market maker e provider di liquidità per garantire listing operativo sin dal primo giorno di lancio. L'obiettivo dichiarato è diventare il token euro di default su exchange regolamentati, custodian istituzionali e piattaforme DeFi. I dati RBC Capital Markets mostrano che due terzi delle banche europee percepiscono la domanda ancora limitata — ma quando un ministro si espone così chiaramente, il mercato tende a muoversi. Questa volta, la spinta arriva dall'alto. E in Europa, difficilmente si torna indietro.
