Tether, Juventus e i due italiani più ricchi con le crypto
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Da Riccardo Curatolo Immagine del profilo Riccardo Curatolo
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Tether, Juventus e i due italiani più ricchi con le crypto

Due italiani hanno costruito un impero da miliardi con USDT. Ora sono tra i più ricchi d'Italia e detengono l'11,5% della Juventus. La loro offerta da 1,1 miliardi non è ufficialmente ritirata.

Cinque anni fa nessuno sapeva chi fossero. Oggi sono tra i quattro italiani più ricchi d'Italia. E vogliono comprare la Juventus.

La storia di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino è probabilmente il racconto più italiano del momento nel mondo crypto — e, paradossalmente, quello di cui si parla di meno in chiave crypto.

Da Torino e Liguria all'impero globale di USDT

Devasini è torinese. Ex chirurgo plastico, nato nel 1964, ha iniziato a comprare e vendere gadget elettronici prima di entrare nel mondo crypto. Oggi è il co-fondatore e CFO di Tether — la società che emette USDT, la stablecoin più usata al mondo. Il suo patrimonio, aggiornato nei dati Forbes di inizio 2026, lo colloca tra i primi tre italiani più ricchi del Paese, con una posizione che ha scalato rapidamente.

Ardoino è ligure, di Cisano sul Neva, classe 1984. Matematica applicata all'Università di Genova, poi una startup a Londra, poi il salto in Bitfinex nel 2014. Da ottobre 2023 è CEO di Tether. Da quando si è saputo che stava cercando di comprare la Juventus, è diventato il volto più riconoscibile del crypto italiano.

Tether genera utili record — oltre 13 miliardi di dollari nel 2024 — prevalentemente grazie ai rendimenti sui Treasury USA che coprono le riserve di USDT. Con oltre 400 milioni di utenti nel mondo, la stablecoin da loro creata è diventata una delle infrastrutture finanziarie più usate nei mercati emergenti: Argentina, Nigeria, Turchia, Egitto.

L'11,5% della Juventus e il miliardo rifiutato

Tutto questo ha poco a che fare con la Serie A, finché non si guarda l'azionariato della Juventus. Tether detiene oggi l'11,5% del capitale del club bianconero — il secondo posto dopo Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann con il 65,4%.

L'ingresso è stato graduale: 5% in febbraio 2025, poi oltre il 10% in aprile, poi la partecipazione all'aumento di capitale da 100 milioni. Poi, il 12 dicembre 2025, Ardoino ha inviato una PEC storica: offerta vincolante interamente in contanti per acquisire la quota di Exor, valutata 1,1 miliardi di euro.

La risposta di John Elkann è arrivata nel giro di ore. Secca, definitiva, emotiva: "la Juventus fa parte della mia famiglia da 102 anni."

Rifiuto unanime del CDA. Tether non ottiene la Juventus.

L'offerta non è ritirata. Il piano è a lungo termine

Ma Ardoino non si è arreso. In una lunga intervista rilasciata a febbraio 2026 — andata in onda su "Black Box" — ha chiarito:

"Riteniamo che la Juventus possa fare molto meglio e vorremmo contribuire a un cambiamento positivo, anche senza necessariamente controllarla interamente. Io e Giancarlo siamo grandi tifosi, ma crediamo che oggi abbia un enorme potenziale inespresso: 200 milioni di fan nel mondo, molti nei mercati emergenti che noi serviamo con Tether. Non ritiriamo l'offerta."

Tether ha già un uomo nel CDA bianconero — Francesco Garino, nominato nell'assemblea degli azionisti del novembre 2025. Non è una presenza simbolica. È un piede dentro.

Il quadro lo completa un ulteriore dato: a marzo 2026 Devasini e Ardoino figurano rispettivamente come il 1° e il 4° italiano più ricco secondo le ultime rilevazioni. La loro posizione finanziaria è molto più forte rispetto a quando hanno presentato l'offerta da 1,1 miliardi.

Un racconto italiano che inizia, non finisce

C'è qualcosa di profondamente italiano in questa storia: il chirurgo plastico torinese che scrive codice di notte, il ragazzo ligure che studia matematica e finisce per dirigere l'azienda col più grande stablecoin del mondo, entrambi con la tessera della Juventus in tasca fin da bambini.

Exor non vende. Questo è certo. Ma nel mondo dell'alta finanza, come diciamo spesso, "mai" ha spesso una data di scadenza.

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