Enorme data center illuminato di notte accanto a una centrale elettrica
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Di Giulia Ferrante immagine profilo Giulia Ferrante
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L'AI ha fame di corrente: il collo di bottiglia che può frenarla

Non è più una questione di chip o di modelli. Il vero limite dell'AI è la corrente: rete sotto pressione, prezzi in salita, Europa che perde terreno. Ecco i numeri.

Un singolo rack di chip AI di nuova generazione si avvicina a un megawatt di consumo, abbastanza da alimentare in media 750 case americane. Il 1 giugno 2026 Bloomberg ha raccontato un settore vicino ai suoi limiti fisici. Non per mancanza di domanda. Per mancanza di corrente.

Quanta energia consuma l'intelligenza artificiale?

Tanta, e in crescita esponenziale. La domanda elettrica dei data center è destinata a quadruplicare, passando da circa 400 terawattora nel 2024 a oltre 1.600 nel 2034, secondo le stime di BloombergNEF. Per dare la misura: è come aggiungere il consumo di una grande economia nazionale solo per far girare modelli che si addestrano e rispondono senza sosta. Il problema non è il singolo data center. È la somma.

Come funziona il collo di bottiglia

I produttori di chip, Nvidia in testa, sfornano processori sempre più potenti, che richiedono una nuova generazione di data center con un appetito elettrico molte volte superiore al passato. La rete esistente non assorbe quel salto da sola. Da qui la corsa a fonti stabili e continue: gas naturale nell'immediato, nucleare come scommessa di lungo periodo. Il consumo sfrenato minaccia di far salire i prezzi dell'elettricità negli Stati Uniti, di allargare l'impronta di carbonio dell'AI e, paradossalmente, di rallentare il boom che lo alimenta.

Complesso industriale illuminato di notte
Complesso industriale illuminato di notte

I numeri ufficiali pesano. Nei documenti depositati alla SEC si legge che nel 2023 i data center valevano il 4,4% del consumo elettrico statunitense, quota attesa al 12% entro il 2028. Nvidia stessa, nel proprio modulo trimestrale, avverte che la disponibilità di data center, energia e capitale è cruciale e che una carenza potrebbe colpire i ricavi futuri.

Cosa cambia per l'Europa

Qui la partita si fa geopolitica. La quota europea di capacità globale dei data center sta calando, mentre gli operatori preferiscono Stati Uniti e Asia per reti più affidabili e incentivi pubblici. La Francia gioca la carta del nucleare, che copre circa il 70% della sua elettricità, come vantaggio competitivo per attrarre infrastruttura AI. Chi risolve prima il vincolo energetico cattura una quota sproporzionata dell'economia dell'AI.

Sull'urgenza dell'energia insiste anche chi guida l'AI. In un post Sam Altman mette l'energia tra le forme di abbondanza da costruire, definendola quasi un imperativo morale.

Cosa fare, in pratica

Per chi guarda al settore, tre fronti contano più di altri. Primo, l'efficienza: ogni miglioramento nella densità di calcolo per watt sposta la curva. Secondo, il mix energetico: gas oggi, nucleare e rinnovabili domani, perché il carico è continuo e non tollera intermittenza. Terzo, la localizzazione: la geografia dei data center seguirà la geografia dell'energia disponibile. I dati ufficiali e gli scenari sono raccolti dall'Agenzia internazionale dell'energia (IEA).

IEA – International Energy Agency
The International Energy Agency works with countries around the world to shape energy policies for a secure and sustainable future.

Il numero che mette tutto in prospettiva arriva dagli Stati Uniti. Morgan Stanley stima una domanda dei data center fino a 74 gigawatt entro il 2028, con un deficit di accesso alla potenza di circa 49 gigawatt. Tradotto: due terzi della domanda prevista rischiano di non trovare corrente disponibile. Il chip più veloce del mondo non serve a niente se non c'è la presa giusta a cui collegarlo. La prossima fase dell'AI si deciderà nelle centrali, non solo nei laboratori.

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