Vai al contenuto

Hyperliquid punta agli USA con Kraken: i perpetual crypto cercano la strada regolamentata

Hyperliquid tratta con Payward, la madre di Kraken, per portare i suoi perpetual agli investitori USA tramite Bitnomial, exchange regolamentato CFTC. Ma manca l'autorizzazione: non è ancora l'ingresso negli USA. Come un intermediario regolamentato fa da ponte alla DeFi.

5 min read Come lavoriamo

Uno dei prodotti simbolo della finanza crypto nata lontano dalle regole potrebbe presto trovare una porta d'ingresso ufficiale nel mercato più importante del mondo, quello americano. Hyperliquid, la principale piattaforma decentralizzata per un tipo particolare di derivati chiamati "perpetual", sarebbe infatti in trattative avanzate per offrire i suoi prodotti agli investitori statunitensi attraverso una struttura regolamentata, facendo leva sulla società madre di Kraken, uno dei più noti exchange al mondo.

La notizia, riportata dall'agenzia Bloomberg, è di grande peso, ma va maneggiata con la giusta cautela, perché si tratta ancora di una trattativa e manca il via libera fondamentale, quello delle autorità. Non siamo quindi di fronte all'arrivo di Hyperliquid negli Stati Uniti, ma alla rivelazione di come questo arrivo potrebbe concretamente avvenire. Ed è proprio il "come" la parte più interessante, perché tocca uno dei nodi più delicati dell'intero settore. Vediamo di cosa si tratta.

Come funzionerebbe l'operazione

La struttura dell'accordo, per come è stata delineata, è quasi chirurgica nella sua logica. Gli investitori americani non potrebbero comunque accedere direttamente alla piattaforma Hyperliquid, che resterebbe loro preclusa. Al suo posto, opererebbero attraverso Bitnomial, una borsa di derivati statunitense pienamente regolamentata, controllata dalla società madre di Kraken, che l'ha acquisita all'inizio dell'anno proprio per dotarsi di un'infrastruttura conforme alle regole americane.

In pratica, Bitnomial offrirebbe ai suoi utenti registrati una selezione di contratti legati ai prezzi dei token dell'ecosistema di Hyperliquid, facendosi carico di tutti gli oneri di conformità e vigilanza. Si creerebbe così una netta separazione: da un lato la piattaforma decentralizzata originale, per il resto del mondo; dall'altro una versione "confezionata" e regolamentata dei suoi prodotti, riservata agli americani e mediata da un soggetto autorizzato. La società madre di Kraken avrebbe già presentato uno schema di questa operazione all'autorità di vigilanza sui derivati, ma, ed è il punto cruciale, l'approvazione formale non è ancora arrivata.

Il vero nodo: come regolamentare ciò che non ha un padrone

Ed eccoci al cuore della questione, l'angolo che rende questa storia molto più di un semplice accordo commerciale. Il motivo per cui Hyperliquid è sempre rimasta fuori dagli Stati Uniti risiede nella sua natura più profonda: è una piattaforma "permissionless", cioè senza permessi. Non ha un operatore centrale, un'azienda che la controlla e che possa registrarsi presso le autorità: è un software decentralizzato a cui, in teoria, chiunque nel mondo può accedere liberamente.

Questa caratteristica, che per il mondo crypto è un pregio fondamentale, è esattamente ciò che spaventa i regolatori, preoccupati dalla difficoltà di controllare i rischi di manipolazione dei prezzi o di aggiramento delle sanzioni su una piattaforma senza un responsabile. La genialità della struttura proposta sta proprio qui: invece di chiedere l'impossibile, cioè che una piattaforma decentralizzata si "centralizzi" per ottenere una licenza, si inserisce un intermediario regolamentato, Bitnomial, che fa da ponte. È l'intermediario ad assumersi la responsabilità legale, separando i prodotti offerti agli americani dalla piattaforma libera sottostante. È un tentativo concreto di rispondere a una domanda che ci eravamo posti anche parlando del caso Polymarket: come si fa a far dialogare l'innovazione senza confini con le regole nazionali?

Un cerchio che si chiude

Questa notizia non arriva a sorpresa, ma si inserisce in un percorso che avevamo già iniziato a raccontare. Poche settimane fa, infatti, era stato lo stesso presidente degli Stati Uniti ad accennare pubblicamente al fatto che le autorità stavano lavorando per portare Hyperliquid nel Paese, come abbiamo riportato nel nostro articolo su Trump e l'apertura della CFTC verso il DEX dei perpetual. Allora si trattava di una dichiarazione di intenti, un segnale politico. Oggi, con questa trattativa, iniziamo a vedere la forma concreta che quell'intento potrebbe assumere.

Si tratta di un tassello di un movimento più ampio e deliberato, volto a creare finalmente un percorso normativo chiaro per questi prodotti negli Stati Uniti. Lo stesso gruppo che promuove gli interessi di Hyperliquid ha recentemente chiesto formalmente alle due principali autorità finanziarie americane di allineare le proprie posizioni e di fornire regole più chiare, un tema che si intreccia con le più ampie nuove regole sulle crypto proposte dalla SEC. Non è un caso isolato, ma parte della progressiva costruzione di un quadro di regole per un settore, quello dei derivati crypto, finora vissuto in gran parte in una zona grigia, e su cui anche altri episodi recenti che hanno coinvolto la stessa autorità di vigilanza stanno contribuendo a fare chiarezza.

I tempi e le incognite

È fondamentale, però, non lasciarsi travolgere dall'entusiasmo, e qui serve tutto il realismo del caso. Anche ammesso che la trattativa vada in porto, la strada verso un'effettiva operatività è lunga e piena di ostacoli. Un ex funzionario dell'autorità di vigilanza, interpellato sull'argomento, ha stimato che l'intero processo di approvazione potrebbe richiedere almeno dieci o dodici mesi, e questo solo nell'ipotesi ottimistica che tutto proceda spedito.

Il motivo di questa lentezza è che l'operazione tocca aspetti tecnici e giuridici complessi, che potrebbero richiedere il coinvolgimento non di una, ma di due diverse autorità di vigilanza, quelle che si occupano rispettivamente dei titoli e dei derivati, chiamate a riscrivere alcune interpretazioni delle regole esistenti su temi delicati come la custodia dei fondi. Insomma, la direzione sembra tracciata, ma la destinazione è ancora lontana. Chi si aspetta di poter operare a breve su questi prodotti dagli Stati Uniti dovrà probabilmente attendere a lungo, e non è nemmeno garantito che l'esito sia positivo. Come sempre in questi casi, tra l'annuncio di una trattativa e la realtà operativa può passare molto tempo, e molte cose possono cambiare.

La lettura più grande

Al di là dell'esito specifico di questa trattativa, la vicenda è emblematica di una tendenza di fondo che sta ridefinendo il settore: lo sforzo di costruire ponti tra il mondo della finanza decentralizzata, nato libero e senza confini, e quello della finanza regolamentata tradizionale. La struttura ipotizzata, con un intermediario autorizzato che fa da tramite verso una piattaforma decentralizzata, potrebbe diventare un modello, un vero e proprio schema replicabile per portare altri prodotti crypto "selvaggi" dentro i recinti della regolamentazione.

Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, si assiste alla progressiva maturazione e istituzionalizzazione di un settore un tempo di frontiera: i perpetual, prodotti nati e cresciuti lontano dalle regole, che oggi bussano alla porta principale del sistema finanziario americano sono il simbolo di questa trasformazione. Dall'altro, questa vicenda mostra come l'innovazione, quando è abbastanza potente, non venga semplicemente respinta dal sistema, ma finisca per essere assorbita e adattata, spesso attraverso strutture ingegnose che ne preservano l'essenza pur inquadrandola nelle regole. Che questo specifico accordo vada in porto o meno, la direzione è chiara: il futuro della finanza si giocherà sempre di più proprio su questa linea di confine, dove la libertà della tecnologia incontra la necessità delle regole. E imparare a leggere questi movimenti è essenziale per capire dove sta andando il mondo del denaro.

Consent Preferences