Rappresentazione a due tinte di un mappamondo 3D le cui placche continentali sono lastre di grafici azionari luminosi che si sollevano e diventano token
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Di Giulia Ferrante immagine profilo Giulia Ferrante
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Le azioni tokenizzate escono dagli USA: Kraken porta on-chain i titoli di Hong Kong, Londra e Seul

Finora "azione tokenizzata" voleva dire "azione americana". Kraken porta on-chain i titoli di Hong Kong, poi Regno Unito, Europa e Corea del Sud. Cosa cambia davvero, e perché la geografia conta ancora.

Fino a oggi, dire "azione tokenizzata" significava in pratica dire "azione americana". Tesla, Nvidia, Apple messe su blockchain, e poco altro. Da oggi cambia: la casa madre di Kraken porta on-chain i titoli di Hong Kong, e a seguire quelli britannici, europei e sudcoreani.

La frase con cui l'hanno annunciato è la sintesi perfetta dell'ambizione: la più grande classe di asset non ancora tokenizzata è il resto del mondo. Vale la pena capire cosa cambia davvero, e dove la promessa si scontra con la realtà.

Cosa è stato annunciato

Payward, la società che controlla l'exchange Kraken e che sviluppa la piattaforma xStocks, ha stretto una partnership con GTN, una fintech con base a Dubai collegata a oltre 90 mercati globali. GTN si occuperà di esecuzione, custodia e registrazione dei titoli che stanno dietro ai token, permettendo di espandere l'offerta ben oltre il perimetro statunitense.

Si parte dalle azioni quotate a Hong Kong, per poi passare a quelle del Regno Unito, ad altri titoli europei e a quelli sudcoreani, il tutto subordinato alle necessarie approvazioni regolamentari. La partnership apre inoltre la strada a classi di asset diverse dalle azioni, come obbligazioni ed ETF, e a un'offerta rivolta ai clienti istituzionali di GTN.

Da 60 titoli a oltre 500 in un anno

Numero di titoli tokenizzati disponibili sulla piattaforma. Fonte: Payward, 2026

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Oltre 35 miliardi di dollari di volume complessivo e quasi 200.000 possessori.

Perché conta: la geografia come barriera

Il senso di questa mossa si capisce pensando a un risparmiatore in Brasile, in Nigeria o in Indonesia che voglia comprare un titolo quotato a Hong Kong. Oggi deve passare per un intermediario locale che offra quel mercato, aprire conti, gestire cambi valuta, orari di negoziazione e barriere regolamentari. Nella pratica, per la maggior parte delle persone quel titolo semplicemente non esiste.

Un token che replica quell'azione, invece, si compra da un'app, si muove in pochi secondi e non conosce fusi orari. È lo stesso principio che ha reso i mercati americani accessibili al mondo, applicato ora a tutti gli altri. E la tokenizzazione qui non è una parola alla moda, è l'unica infrastruttura che rende economicamente sostenibile far viaggiare pezzi minuscoli di titoli esteri.

La gara è affollata

Non è un'iniziativa isolata, ed è questo che rende il momento significativo. Robinhood ha appena esteso la propria offerta di azioni tokenizzate oltre i confini europei, Coinbase ha in programma i propri token azionari, il DTCC ha iniziato a testare l'infrastruttura per i titoli tokenizzati, e sia Nasdaq sia il New York Stock Exchange hanno avviato le proprie iniziative.

Ed è una distinzione che il lettore dovrebbe tenere a mente più di ogni altra, perché determina cosa possiede davvero chi compra.

Chi corre nella stessa gara

Due modelli opposti per portare le azioni on-chain

  • Modello a emittente terzo: un soggetto esterno emette token garantiti uno a uno dalle azioni in custodia. Veloce da lanciare, accessibile ovunque.
  • Modello a controllo dell'emittente: è la società quotata stessa a emettere la versione tokenizzata, mantenendo i diritti azionari pieni. Più lento, più solido giuridicamente.

La partita dei prossimi anni si gioca su quale dei due modelli prevarrà.

Ed è una distinzione che il lettore dovrebbe tenere a mente più di ogni altra, perché determina cosa possiede davvero chi compra.

Il rovescio: la geografia resta eccome

Qui serve onestà, perché lo slogan è più netto della realtà. Questi token non sono registrati presso alcun regolatore locale dei mercati finanziari, e sono emessi da una società con sede a Jersey. Non sono azioni, sono strumenti che ne replicano il valore, garantiti da titoli reali tenuti presso un custode con struttura separata dal patrimonio dell'emittente.

E c'è un paradosso che dice tutto: il prodotto non è offerto ai residenti negli Stati Uniti, e non lo è nemmeno nel Regno Unito, in Canada e in Australia. Tradotto, si tokenizzeranno le azioni britanniche, ma i britannici non potranno comprarle. La geografia diventa irrilevante per l'accesso ai mercati, ma resta decisiva per l'accesso al prodotto. Chi valuta questi strumenti dovrebbe informarsi con attenzione su cosa compra, su chi lo emette e su quali tutele ha in caso di problemi, esattamente come farebbe leggendo un documento tecnico qualsiasi.

La lettura più grande

Se guardiamo il quadro d'insieme, il 2026 sta consegnando un messaggio coerente da più direzioni. Il cuore del sistema di regolamento americano sperimenta i titoli tokenizzati, una singola blockchain concentra quasi tutto il volume delle azioni tokenizzate, e ora gli emittenti escono dal perimetro statunitense per andare a prendere i mercati asiatici ed europei.

Non si tratta più di dimostrare che la tecnologia funziona: quella dimostrazione è fatta. La partita che si apre adesso riguarda le regole, e cioè chi avrà il diritto di emettere la versione digitale di un'azione e quali tutele avrà chi la compra. È una domanda molto meno affascinante di un prezzo che sale, ma è quella che deciderà se la finanza tokenizzata diventerà un'infrastruttura seria o un mercato parallelo con meno garanzie. I riferimenti restano verificabili sulla documentazione ufficiale di xStocks e sui dati di RWA.xyz.

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