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Liquid Network in emergenza: quasi 4.000 Bitcoin escono dalla riserva e la sidechain di Blockstream viene fermata

Quasi 4.000 Bitcoin (circa 320 milioni), il 95% delle riserve, sono usciti da Liquid Network, la sidechain di Blockstream, ora ferma. Ma non è un "hack da 320 milioni": nessuna chiave è stata rubata, è stato sfruttato un bug del software. E Bitcoin non è stato toccato.

5 min read Come lavoriamo

Una delle infrastrutture più importanti costruite attorno a Bitcoin è finita in emergenza. Il 6 settembre, quasi 4.000 Bitcoin, per un valore vicino ai 320 milioni di dollari, sono usciti dalle riserve di Liquid Network, la sidechain sviluppata da Blockstream, che a seguito dell'incidente ha temporaneamente fermato le proprie operazioni. La cifra sottratta rappresenta circa il 95% di tutti i Bitcoin custoditi dalla rete, un colpo enorme.

Ma la vera storia, quella che conta davvero, non è la dimensione della cifra. È il modo in cui è avvenuta l'uscita dei fondi, che solleva una domanda inquietante sulla sicurezza di questo tipo di infrastrutture. Perché, secondo lo stesso team, non è stata rubata nessuna chiave di accesso: il sistema ha autorizzato regolarmente il trasferimento. Ed è fondamentale chiarire subito un punto, per evitare allarmismi ingiustificati: la rete principale di Bitcoin non è stata in alcun modo compromessa. Vediamo cosa è successo e perché è un caso da manuale.

Cosa è successo, con precisione

Per capire, servono due parole su cos'è Liquid. Si tratta di una "sidechain", cioè una blockchain separata ma collegata a Bitcoin, pensata per rendere le transazioni più veloci e private, usata soprattutto da exchange e investitori istituzionali. Funziona con un meccanismo a due vie: si "bloccano" dei Bitcoin veri per ricevere in cambio una versione sulla sidechain, chiamata L-BTC, e quando si vogliono indietro i Bitcoin originali si "bruciano" gli L-BTC in un processo chiamato peg-out. A custodire i Bitcoin reali è una "federazione" di quindici operatori, e per muovere i fondi serve l'approvazione di almeno undici di loro.

Ed è qui che sta l'anomalia. Il 6 settembre, un soggetto non identificato ha avviato un peg-out per quasi 4.000 Bitcoin, e la federazione, con le sue firme regolari, lo ha autorizzato ed eseguito. Il trasferimento è stato quindi tecnicamente valido: le firme erano legittime, nessuna chiave di sicurezza è stata rubata o forzata. Come è possibile, allora, che quasi tutta la riserva sia potuta uscire? La risposta, secondo le prime ricostruzioni fornite dai protagonisti, sta in un difetto del software.

Il cuore del problema: un bug, non una chiave rubata

Ecco il punto tecnico decisivo. Secondo quanto dichiarato da SideSwap, il servizio di peg-out attraverso cui è passata l'operazione, e confermato da Blockstream, gli L-BTC usati per prelevare i Bitcoin sarebbero stati creati sfruttando un bug in Elements, il software su cui si basa la sidechain. In altre parole, l'attaccante non avrebbe rubato le chiavi per forzare l'uscita dei fondi, ma avrebbe sfruttato una falla nel codice per creare dal nulla degli L-BTC apparentemente legittimi, per poi convertirli regolarmente in Bitcoin veri attraverso il normale processo di peg-out.

Questa distinzione è tutto, ed è il motivo per cui il caso è così grave e istruttivo. Una chiave rubata è un incidente circoscritto: si revoca la chiave, si mettono in sicurezza i fondi e il problema è risolto. Un difetto logico nel modo in cui il sistema autorizza i prelievi, invece, è un problema di progettazione ben più profondo, che richiede una correzione del protocollo stesso per essere risolto. È la differenza tra un ladro che ruba una chiave e un errore nel progetto della serratura che permette a chiunque conosca il trucco di aprirla. Le difese della federazione, pensate per proteggere da chiavi rubate, si sono rivelate inefficaci contro un attacco che non aveva bisogno di rubare alcuna chiave. È lo stesso tipo di vulnerabilità strutturale che avevamo visto nel bug che ha colpito sei blockchain dell'ecosistema Cosmos: non le chiavi, ma la logica del codice.

"White hat" o attacco? La cautela necessaria

C'è un ulteriore elemento che rende la vicenda ancora aperta. Gli autori del prelievo hanno lasciato un messaggio sulla blockchain in cui si dichiarano "white hat", cioè hacker etici che agiscono per esporre una vulnerabilità con l'intenzione di restituire i fondi, e Blockstream sta cercando di contattarli. Ma qui serve la massima cautela: questa è un'affermazione fatta dagli autori stessi, non un fatto verificato.

https://docs.liquid.net/docs/technical-overview

Come ha sottolineato con scetticismo il responsabile tecnico di una nota azienda di sicurezza del settore, l'etichetta "white hat" va confermata dai fatti, non presa per buona sulla parola. La prova del nove sarà una sola: la restituzione effettiva dei fondi. In casi passati simili, l'etichetta di "hacker etico" è stata attribuita solo dopo che i Bitcoin erano stati realmente riconsegnati. Fino a quel momento, la distinzione tra un intervento benevolo che ha esposto una falla e un vero e proprio furto resta sospesa. Al momento in cui scriviamo, i fondi non risultano ancora restituiti e l'identità degli autori è sconosciuta. È un promemoria di quanto sia importante, in questo settore, non custodire i propri asset dove non si controllano le chiavi, un tema che abbiamo affrontato nella guida su come custodire le criptovalute in sicurezza.

La distinzione fondamentale: Bitcoin non è Liquid

Al di là dell'esito, questo caso è prezioso perché illustra alla perfezione una distinzione che troppo spesso viene ignorata: la differenza tra la sicurezza di Bitcoin e la sicurezza delle infrastrutture costruite sopra Bitcoin. La rete principale di Bitcoin, con il suo meccanismo di consenso decentralizzato tra migliaia di nodi, non è stata toccata né minimamente messa in discussione da questo incidente. A cedere è stata una sidechain, cioè un sistema separato, costruito da un'azienda con un proprio modello di sicurezza, molto più centralizzato.

Le sidechain e i vari "livelli" costruiti sopra Bitcoin promettono vantaggi come maggiore velocità e privacy, ma per ottenerli introducono compromessi e nuovi punti di fragilità che la rete Bitcoin originale non ha. In questo caso, la fiducia era riposta in una federazione di operatori e nel software che la governa, ed è proprio lì che si è aperta la falla. È una dinamica simile a quella vista con altre reti costruite per la velocità, come nel caso del blocco della blockchain Fogo dopo un attacco. La lezione è che la solidità di Bitcoin non si estende automaticamente a tutto ciò che gli viene costruito attorno.

La lettura più grande

L'incidente di Liquid Network, al di là di come si concluderà, offre una lezione fondamentale sull'intero ecosistema delle criptovalute. Ci ricorda che la sicurezza non è un blocco monolitico, ma una catena fatta di molti anelli, e che la robustezza dell'anello più forte, la rete Bitcoin, non garantisce quella degli anelli più deboli, le infrastrutture costruite su di essa. Ogni strato aggiuntivo di tecnologia, per quanto utile, aggiunge anche nuova superficie di attacco e nuovi presupposti di fiducia da verificare.

Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questo caso invita a guardare con occhio critico e informato alle promesse delle infrastrutture costruite sopra Bitcoin: la loro sicurezza va valutata per quello che è, cioè come un sistema a sé stante con i propri rischi, e non semplicemente ereditata dalla reputazione di Bitcoin. Dall'altro, la vicenda dimostra ancora una volta che, nel mondo crypto, i punti di rottura più frequenti non sono nella crittografia di base, quasi sempre solidissima, ma nel software, nelle implementazioni e nei modelli di fiducia costruiti dagli esseri umani. È lì che si annidano i bug e le vulnerabilità, ed è lì che si gioca la vera partita della sicurezza. Comprendere questa differenza è essenziale per muoversi con consapevolezza in un ecosistema in cui, accanto alla solidità di Bitcoin, convivono infrastrutture molto più fragili di quanto il loro legame con Bitcoin lasci pensare. Per chi vuole partire dalle fondamenta, resta utile la guida su cosa sono Bitcoin e le criptovalute.

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