Fino a poco tempo fa, le stablecoin, le criptovalute ancorate al valore di una moneta tradizionale come il dollaro, erano considerate una faccenda interna al mondo crypto, utile soprattutto a chi fa trading. Oggi non è più così. La Banca d'Italia, in due recenti analisi, ha spostato il dibattito su un piano molto più alto e delicato, ponendo una domanda che tocca il cuore del sistema bancario: le stablecoin possono diventare una concorrente dei depositi bancari?
Non è un allarme, ma un'analisi lucida e lungimirante. La banca centrale non sta dicendo che è in corso una fuga di denaro dai conti correnti verso le criptovalute. Sta però individuando una differenza precisa tra le regole americane ed europee che, in prospettiva, potrebbe innescare proprio questa concorrenza. Ed è un tema che riguarda tutti, perché tocca la solidità delle banche e persino l'efficacia della politica monetaria. Vediamo di cosa si tratta.
La differenza cruciale tra Europa e Stati Uniti
Il nocciolo della questione sta in una differenza tecnica tra la regolamentazione europea, il regolamento MiCA, e quella americana, il cosiddetto GENIUS Act. Le due normative, pur simili in molti aspetti, divergono su un punto decisivo: la possibilità di remunerare chi detiene le stablecoin.

Le regole europee sono molto restrittive: vietano non solo di pagare interessi a chi possiede la stablecoin, ma anche di applicare commissioni al momento del rimborso. In sostanza, in Europa una stablecoin non può in alcun modo "rendere", e questo la tiene deliberatamente lontana dal competere con un conto di deposito.
Le regole americane, invece, sono più permissive: il divieto di pagare interessi vale solo per chi emette la stablecoin, ma non necessariamente per gli altri operatori che offrono servizi legati ad essa, e sono consentite le commissioni. È una porta socchiusa, e la Banca d'Italia ha subito colto la sua importanza, avvertendo che questa differenza potrebbe mettere il mercato americano delle stablecoin, testualmente, in concorrenza con la raccolta bancaria tradizionale.

Perché è un problema per le banche
Ma perché questa possibilità di "rendere" è così importante? Il ragionamento economico è semplice e concreto. Le banche raccolgono il denaro dei clienti attraverso i depositi, e usano quella liquidità come base per la loro attività, a partire dalla concessione di prestiti. I depositi sono, in un certo senso, la materia prima del sistema bancario. Un correntista lascia i soldi sul conto, magari ottenendo un piccolo interesse, e la banca li fa fruttare.
Ora, immaginiamo che negli Stati Uniti un operatore riesca a costruire, attorno a una stablecoin, un prodotto che offre un rendimento competitivo, aggirando il divieto che vale solo per gli emittenti. A quel punto, un cliente potrebbe avere un incentivo concreto a spostare la propria liquidità dal conto in banca a questo strumento digitale più remunerativo. Se questo accadesse su larga scala, le banche vedrebbero prosciugarsi la loro fonte di finanziamento primaria, con conseguenze potenzialmente serie sulla loro capacità di erogare credito e, a cascata, sull'intera economia. È questo lo scenario che la banca centrale invita a monitorare con attenzione.
Stablecoin e depositi: il punto di Banca d'Italia
Perché le regole contano. Fonte: Banca d'Italia, 2026
- Europa (MiCA): vieta interessi e commissioni al rimborso. La stablecoin non può competere coi depositi.
- USA (GENIUS Act): il divieto di interessi vale solo per gli emittenti, non per gli altri operatori.
- Il rischio: se una stablecoin rende, il cliente può spostare liquidità dal conto bancario.
La scelta delle famiglie e la risposta europea
La Banca d'Italia ha approfondito il tema in un secondo studio, dedicato a come le famiglie sceglieranno tra le diverse forme di denaro del futuro: i depositi bancari tradizionali, le stablecoin e l'eventuale euro digitale della banca centrale. Lo studio arriva a conclusioni interessanti. La prima è che la scelta non dipenderà solo dal rendimento, ma anche da caratteristiche "non monetarie" come la comodità dei pagamenti, la privacy e la programmabilità del denaro. La seconda è un monito: le stablecoin garantite da riserve fragili o poco trasparenti possono creare rischi per l'intero sistema.
Ma è la terza conclusione a indicare la via d'uscita, ed è particolarmente costruttiva. Secondo il modello, le banche commerciali possono difendere il proprio ruolo se sapranno innovare, in particolare offrendo "depositi tokenizzati", cioè versioni digitali dei depositi tradizionali su tecnologia blockchain, unite a infrastrutture di pagamento moderne. In pratica, la risposta alla sfida delle stablecoin non è vietarle, ma battersi ad armi pari, portando l'efficienza della blockchain dentro il sistema bancario regolamentato. È esattamente la direzione di cui abbiamo parlato raccontando l'ingresso della tokenizzazione nella finanza italiana, e che l'Europa persegue anche attraverso il progetto dell'euro digitale.
La lettura più grande
Questa analisi della Banca d'Italia è preziosa perché eleva il discorso sulle stablecoin al livello che merita. Non stiamo parlando di un giocattolo per appassionati di criptovalute, ma di uno strumento che, a seconda di come viene regolamentato, può incidere sugli equilibri fondamentali del sistema finanziario. La differenza tra l'approccio europeo, più prudente e protettivo verso le banche, e quello americano, più aperto alla concorrenza, disegna due filosofie diverse su come governare l'innovazione monetaria.
Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, emerge come le regole, anche nei loro dettagli apparentemente tecnici come il divieto di pagare interessi, abbiano conseguenze enormi e concrete: possono decidere se una nuova tecnologia si affiancherà pacificamente al sistema esistente o lo sfiderà frontalmente. Dall'altro, si intravede la strategia con cui l'Europa intende affrontare il futuro: non subire l'innovazione, ma incanalarla, spingendo le proprie banche a modernizzarsi con strumenti come i depositi tokenizzati e preparando il terreno per l'euro digitale. La partita tra le vecchie e le nuove forme di denaro è appena cominciata, e come mostra la Banca d'Italia, si gioca tanto sulla tecnologia quanto sulle regole che la governano. Per chi vuole capire meglio il quadro normativo americano, resta utile la nostra guida sul GENIUS Act.




