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Stablecoin: cosa sono, come funzionano e quali usare

Le stablecoin spiegate in modo semplice: cosa sono, come fanno a restare stabili, le tipologie (USDT, USDC, EURC, DAI), cosa insegna il crollo di Terra e quali sono conformi alle regole europee MiCA. La guida completa con i rischi da conoscere.

6 min read Come lavoriamo

Le stablecoin sono criptovalute costruite per avere un valore stabile, di solito ancorato a quello di una moneta tradizionale come il dollaro o l'euro. In pratica, una stablecoin vale sempre circa un dollaro (o un euro), a differenza di Bitcoin o Ethereum il cui prezzo oscilla di continuo. Sono nate per risolvere un problema preciso: avere uno strumento digitale che unisca i vantaggi delle criptovalute alla stabilità del denaro tradizionale.

Se hai mai comprato criptovalute, con ogni probabilità hai già incrociato le stablecoin: sono le monete usate per spostare valore tra piattaforme senza passare dalla banca e per mettere al riparo i propri fondi dalla volatilità. In questa guida vediamo cosa sono, come fanno a restare stabili, quali tipi esistono, a cosa servono, quali sono conformi alle regole europee e soprattutto quali rischi conoscere prima di usarle.

Cosa sono le stablecoin e a cosa servono

Una stablecoin è una criptovaluta il cui valore è progettato per rimanere stabile nel tempo, tipicamente agganciato a quello di una valuta ufficiale con un rapporto di uno a uno: una unità della stablecoin vale una unità della moneta di riferimento. Questo aggancio si chiama, in gergo, "peg". L'obiettivo è offrire uno strumento che si muova sulla blockchain con la stessa facilità di una criptovaluta, ma senza le sue violente oscillazioni di prezzo.

A cosa servono, in concreto? Gli usi principali sono tre. Il primo è il trading: gli investitori usano le stablecoin per "parcheggiare" i propri profitti al riparo dalla volatilità, senza dover riconvertire tutto in euro sul conto bancario. Il secondo sono i pagamenti e i trasferimenti: spostare valore in modo rapido e globale, mantenendo un prezzo prevedibile. Il terzo è l'accesso alla finanza decentralizzata, dove le stablecoin sono la valuta di base per prestiti e scambi. Sono, in un certo senso, il ponte tra il mondo del denaro tradizionale e quello delle criptovalute.

Come fanno a restare stabili: i tre meccanismi

La domanda più interessante è: come fa una stablecoin a mantenere il suo valore fisso? Non tutte lo fanno allo stesso modo, ed esistono tre meccanismi principali, con livelli di sicurezza molto diversi. Capire quale sta dietro una stablecoin è fondamentale per valutarne l'affidabilità.

Il primo meccanismo, il più diffuso e solido, è quello delle stablecoin garantite da valuta tradizionale. Per ogni moneta emessa, l'azienda che la crea detiene una riserva equivalente in denaro reale e attività sicure, come contanti e titoli di Stato a breve termine. È come un magazzino che garantisce che ogni token possa essere sempre riconvertito nel suo valore. Il secondo meccanismo è quello delle stablecoin garantite da altre criptovalute: qui la garanzia non è denaro tradizionale, ma un deposito di criptovalute, spesso per un valore superiore a quello emesso, per compensare la loro volatilità. Il terzo meccanismo, il più rischioso, è quello delle stablecoin algoritmiche, che cercano di mantenere il valore stabile non con riserve reali, ma tramite un algoritmo che regola automaticamente la quantità in circolazione. Come vedremo, è un modello che ha mostrato di poter fallire in modo catastrofico.

Le principali stablecoin: USDT, USDC, EURC e DAI

Nel panorama attuale, poche stablecoin dominano il mercato, ed è utile conoscerle. La più grande e usata al mondo è USDT, emessa dalla società Tether e ancorata al dollaro. È la più diffusa per il trading a livello globale, anche se in passato ha ricevuto critiche sulla trasparenza delle sue riserve. La seconda è USDC, emessa da Circle, anch'essa agganciata al dollaro, generalmente considerata la più trasparente e attenta alle regole, e per questo prediletta dalle istituzioni.

Per gli utenti europei sta diventando sempre più rilevante EURC, sempre di Circle, che è ancorata all'euro invece che al dollaro, utile per chi vuole evitare l'esposizione al cambio con la valuta americana. Un discorso a parte merita DAI, una stablecoin particolare perché non è emessa da un'azienda centrale ma da un sistema decentralizzato, ed è garantita da altre criptovalute depositate come garanzia. Rappresenta l'approccio più "puro" alla filosofia delle criptovalute, ma anche più complesso da comprendere per un principiante.

Il lato oscuro: cosa insegna il crollo di Terra

Parlare di stablecoin senza raccontare il loro più grande fallimento sarebbe disonesto, perché è la lezione più importante di tutte. Nel 2022, una stablecoin algoritmica chiamata TerraUSD, considerata all'epoca un progetto solido, ha perso improvvisamente il suo aggancio al dollaro, crollando a zero nel giro di pochi giorni e causando perdite enormi a milioni di investitori in tutto il mondo.

Cosa era andato storto? Il suo meccanismo, basato non su riserve reali ma su un algoritmo e su una criptovaluta collegata, è entrato in una spirale di sfiducia da cui non è più uscito. Quando gli investitori hanno iniziato a vendere in massa, il sistema non ha retto e si è disintegrato. Questa vicenda ha insegnato una lezione fondamentale: non tutte le stablecoin sono "stabili" allo stesso modo, e quelle prive di riserve reali e verificabili sono le più pericolose. È il motivo per cui, come vedremo, le nuove regole europee hanno di fatto vietato le stablecoin algoritmiche di quel tipo. Il nome "stablecoin" è una promessa, non una garanzia automatica.

Stablecoin e regole: MiCA in Europa, GENIUS Act negli USA

Il quadro normativo delle stablecoin è cambiato radicalmente negli ultimi anni, ed è importante conoscerlo perché ha conseguenze pratiche dirette. In Europa, il regolamento MiCA ha introdotto regole severe: distingue le stablecoin ancorate a una singola valuta (chiamate token di moneta elettronica) da quelle legate a un paniere di attività, e soprattutto impone che ogni stablecoin sia garantita da riserve reali uno a uno, separate e custodite in modo sicuro. Le stablecoin puramente algoritmiche, come quella crollata nel 2022, sono di fatto escluse.

Questo ha una conseguenza molto concreta per chi opera dall'Italia e dall'Europa: sulle piattaforme autorizzate nell'Unione, la stablecoin di riferimento è diventata USDC (o EURC per chi preferisce l'euro), perché il suo emittente si è adeguato per primo alle regole. USDT, invece, pur restando la più grande al mondo e detenibile in un wallet personale, non è più liberamente negoziabile sulle piattaforme autorizzate in Europa. Negli Stati Uniti, in parallelo, una legge chiamata GENIUS Act ha introdotto il primo quadro federale, imponendo anch'essa riserve piene e controlli. Il segnale è chiaro: le stablecoin sono uscite dalla zona grigia e sono diventate un pezzo regolamentato del sistema finanziario.

Le informazioni normative e fiscali hanno carattere generale e non sostituiscono la consulenza di un professionista abilitato.

I rischi da conoscere prima di usarle

Nonostante il nome rassicurante, anche le stablecoin comportano rischi che è bene conoscere. Il primo è il rischio legato all'emittente e alle riserve: una stablecoin garantita da valuta tradizionale è solida solo quanto lo sono le riserve che la sostengono. Se un'azienda non detenesse davvero tutte le riserve dichiarate, o le detenesse in attività rischiose, la stabilità sarebbe a repentaglio. Per questo la trasparenza e le verifiche indipendenti sulle riserve sono così importanti.

Il secondo rischio è quello della perdita dell'aggancio, il cosiddetto "de-peg": in situazioni di panico o di crisi, anche una stablecoin ben garantita può temporaneamente allontanarsi dal suo valore di riferimento, come è accaduto in alcuni episodi di mercato. Il terzo è il consueto rischio tecnologico e di custodia, comune a tutte le criptovalute, legato alla sicurezza dei wallet e delle piattaforme. La regola, anche qui, è informarsi bene, preferire le stablecoin più trasparenti e regolamentate, e non dare mai per scontata la parola "stabile".

In sintesi: le stablecoin in breve

Riassumendo, le stablecoin sono uno strumento prezioso dell'ecosistema crypto, il ponte che unisce la stabilità del denaro tradizionale alla velocità e alla programmabilità della blockchain. Sono utilissime per il trading, i pagamenti e l'accesso ai servizi finanziari decentralizzati, e per molti rappresentano il primo passo pratico nel mondo delle criptovalute, proprio perché eliminano la variabile spaventosa della volatilità.

Ma, come abbiamo visto, non tutte sono uguali: contano il meccanismo che le sostiene, la solidità e la trasparenza delle riserve, e il rispetto delle regole. Le nuove normative europee e americane stanno rendendo questo mondo più sicuro e affidabile, premiando le stablecoin serie e mettendo al bando quelle più rischiose. Per l'utente, la lezione è usarle con consapevolezza, scegliendo quelle regolamentate e trasparenti, e ricordando che dietro una moneta "stabile" c'è sempre un meccanismo che va capito. Se vuoi approfondire, leggi la nostra guida generale su cosa sono le criptovalute.

Domande frequenti sulle stablecoin

Cosa sono le stablecoin in parole semplici?

Sono criptovalute costruite per avere un valore stabile, di solito ancorato a una moneta tradizionale come il dollaro o l'euro con un rapporto di uno a uno. A differenza di Bitcoin, che oscilla molto, una stablecoin vale sempre circa un dollaro o un euro, unendo i vantaggi delle crypto alla stabilità del denaro tradizionale.

Le stablecoin sono sicure?

Dipende dal tipo. Le più sicure sono quelle garantite uno a uno da riserve reali (denaro e titoli di Stato), verificate in modo indipendente. Le più rischiose sono quelle algoritmiche, che non hanno riserve reali: una di queste, TerraUSD, è crollata nel 2022. Anche le stablecoin solide comportano rischi legati all'emittente e alla custodia, quindi vanno usate con consapevolezza.

Qual è la differenza tra USDT e USDC?

Entrambe sono ancorate al dollaro. USDT (Tether) è la più grande e usata al mondo per il trading, ma in passato ha ricevuto critiche sulla trasparenza delle riserve. USDC (Circle) è considerata più trasparente e attenta alle regole, ed è la scelta di riferimento sulle piattaforme autorizzate in Europa dopo l'entrata in vigore di MiCA.

Posso ancora usare USDT in Italia?

Puoi ancora detenere USDT in un wallet personale e usarlo in vari contesti. Tuttavia, dopo il regolamento MiCA, USDT non è più liberamente negoziabile sulle piattaforme di scambio autorizzate nell'Unione Europea: su questi exchange la stablecoin di riferimento è diventata USDC o EURC.

A cosa servono concretamente le stablecoin?

Servono soprattutto a tre cose: parcheggiare i profitti al riparo dalla volatilità senza tornare in euro sul conto bancario, trasferire valore in modo rapido e globale mantenendo un prezzo prevedibile, e accedere ai servizi della finanza decentralizzata, dove sono la valuta di base per prestiti e scambi.

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