Per cinque anni Strategy ha avuto una sola mossa: emettere titoli, comprare Bitcoin, guardare l'azione salire. Funzionava finché saliva.
Oggi la stessa macchina gira al contrario. E il più grande detentore aziendale di Bitcoin al mondo è diventato il rischio più sorvegliato del settore.
I numeri del rosso
Strategy, la ex MicroStrategy di Michael Saylor, possiede 847.363 Bitcoin, circa il 4% di tutti quelli che esisteranno. Li ha comprati per 64 miliardi di dollari, a un prezzo medio di 75.650.
Con Bitcoin sceso sotto i 60.000, quella posizione è sott'acqua di circa 12,5 miliardi. E l'azione paga il conto più del sottostante, come già si vedeva nel crollo che ha messo in rosso Strategy.
La leva taglia anche all'ingiù
Calo dal picco di luglio 2025. Fonte: dati di mercato, giugno 2026
L'azione MSTR è scesa sotto i 100 dollari per la prima volta dal 2024. Chi ha scommesso su Strategy, invece che su Bitcoin diretto, ha perso quasi il doppio.
La macchina funzionava solo in salita
Qui sta il vero punto, e non è il prezzo. È il meccanismo. Quando MSTR valeva più del Bitcoin che aveva in pancia, Strategy emetteva azioni e privilegiate, comprava altro Bitcoin e alzava il valore per azione. Un volano che si autoalimentava.
Oggi quel premio è sparito. MSTR scambia a un mNAV di 0,72, cioè vale meno del Bitcoin che possiede. Senza premio, il motore si spegne: entrambi i rubinetti del capitale, azioni ordinarie e privilegiate, si inceppano nello stesso momento.
64 miliardi spesi, 12,5 sott'acqua
Quota del capitale investito in Bitcoin. Fonte: documenti SEC, giugno 2026
- Valore attuale dei Bitcoin — 80%
- Perdita potenziale — 20%
Il segnale arriva dalla STRC
Il campanello più chiaro suona su un titolo poco discusso: la STRC, l'azione privilegiata venduta come prodotto da reddito stabile, pensato per restare vicino ai 100 dollari.
È scivolata a 82, spingendo il rendimento effettivo dall'11,5% a quasi il 14%. Nella finanza tradizionale, un 14% quando il tasso privo di rischio è sotto il 4% non è un'occasione: è un segnale di tensione.
E c'è il gesto che pesa più di mille parole. Per pagare i dividendi sulla STRC, Strategy ha venduto 32 Bitcoin, la prima vendita dal 2022. L'accumulatore che vende. Il conto annuo dei dividendi sfiora gli 800 milioni, con una cassa che copre circa dieci mesi.
Perché riguarda tutto il mercato
Non è il problema di una sola azienda. La perdita potenziale da 12,5 miliardi, da sola, supera la capitalizzazione di centinaia di token messi insieme.
Strategy controlla il 4% di tutto il Bitcoin. Se mai dovesse partire una vendita forzata, l'onda colpirebbe l'intero mercato, già fragile dopo il crollo di giugno. Per questo la società di analisi CryptoQuant le ha chiesto apertamente di smettere di comprare. E un muro di debito da circa un miliardo scade nel settembre 2027.
La scommessa di Saylor, va detto, non è morta. La società continua a comprare, ha venduto quei 32 Bitcoin sopra il costo di carico per pareggiare e non in panico, e un rimbalzo del prezzo sistemerebbe tutto. Ma il modello ha sempre poggiato su due gambe, un premio sull'azione e capitale abbondante, e oggi mancano entrambe. Approcci più prudenti alla tesoreria, come quello già visto con GameStop, oggi sembrano meno spettacolari e più solidi. Il genio del volano era che girava sulla fiducia. Il rischio è che la fiducia sia proprio ciò che si sta prosciugando. I depositi ufficiali sono su SEC EDGAR, i dati societari sul sito investitori di Strategy.
Questo articolo ha scopo informativo e non è un consiglio finanziario o di investimento. Azioni e crypto a leva comportano un rischio elevato.
