Cosa fa una grande banca italiana con le criptovalute? Fino a poco tempo fa la domanda sarebbe suonata quasi provocatoria. Oggi ha una risposta concreta e dettagliata, grazie ai documenti che Intesa Sanpaolo, il più grande gruppo bancario del Paese, ha depositato presso le autorità americane. E quei numeri raccontano una storia più sofisticata di quanto i titoli lascino intendere.
Nel secondo trimestre Intesa ha tagliato del 94% la sua posizione in un grande fondo su Bitcoin e ha triplicato quella su un fondo Ethereum. Ma leggere questo come "la banca molla Bitcoin per Ethereum" sarebbe un errore. La verità è più interessante: una banca tradizionale sta ormai gestendo le crypto come una vera componente tattica del suo portafoglio, con la stessa freddezza con cui tratta azioni e obbligazioni.
I numeri, in dettaglio
Partiamo dai fatti, che emergono da un documento obbligatorio, il cosiddetto "13F", con cui i grandi investitori dichiarano le loro posizioni ogni trimestre. Al 30 giugno, Intesa deteneva 40.723 quote dell'iShares Bitcoin Trust, il grande fondo Bitcoin di BlackRock, in caduta del 93,7% rispetto alle oltre 646.000 del trimestre precedente. Non solo: ha quasi azzerato le sue scommesse rialziste tramite opzioni "call" legate a quel fondo, ridotte del 99,3%.
Parallelamente, ha fatto la mossa opposta su Ethereum: ha triplicato la posizione nell'iShares Staked Ethereum Trust, un fondo che investe in Ether mettendolo anche in staking per generare un rendimento, portandola a 349.600 quote per un valore di circa 7,1 milioni di dollari. Il quadro sembra netto: fuori da Bitcoin, dentro Ethereum. Ma è proprio qui che serve leggere meglio.
Perché NON è "addio Bitcoin"
Ecco il punto che i titoli sensazionalisti mancano. Intesa non ha affatto abbandonato Bitcoin. La banca ha infatti mantenuto intatta un'altra grande posizione, quella nel fondo Bitcoin di ARK e 21Shares, che con 3,47 milioni di quote e un valore intorno ai 67 milioni di dollari resta di gran lunga il suo investimento crypto più grande. Ha semplicemente ridotto l'esposizione su un fondo specifico, non sull'asset in sé.
C'è poi un dettaglio tecnico che conferma la natura tattica dell'operazione: nel trimestre è comparsa una nuova posizione in opzioni "put" su 500.000 quote del fondo Bitcoin. Le put sono strumenti che proteggono da un calo di prezzo o ci scommettono sopra. Attenzione, però: questo non prova che Intesa sia diventata ribassista su Bitcoin. Il documento 13F, per sua natura, mostra solo una parte del quadro, cioè le posizioni detenute, ma non le opzioni vendute, né i prezzi di esercizio o le scadenze. Quella put potrebbe essere pura copertura di un portafoglio più ampio. Ed è proprio questa ambiguità a rivelare la vera notizia.
La vera notizia: il crypto è diventato tattica di portafoglio
Qui sta il cuore della vicenda. Ciò che questi numeri mostrano non è una scelta ideologica tra Bitcoin ed Ethereum, ma qualcosa di molto più significativo: una grande banca italiana che gestisce l'esposizione alle criptovalute con gli stessi strumenti sofisticati che userebbe per qualsiasi altra classe di attività. Azioni di fondi, opzioni call per scommettere al rialzo, opzioni put per coprirsi, ribilanciamenti trimestrali in base all'andamento del mercato.
Il contesto lo conferma. Nel trimestre, il prezzo di Bitcoin è sceso del 14% e quello di Ether del 25%, e i fondi Bitcoin americani hanno visto deflussi per quasi 5 miliardi di dollari. In un quadro simile, ridurre l'esposizione su un fondo in perdita, aggiungere una copertura e spostarsi su un prodotto che offre un rendimento da staking non è un atto di fede, è gestione del rischio. È esattamente ciò che una banca fa con ogni suo investimento. Le crypto, per Intesa, sono ormai una casella del portafoglio come le altre, da pesare, coprire e ribilanciare a freddo.
Il ribilanciamento di Intesa nel secondo trimestre
Le mosse crypto dichiarate. Fonte: documento 13F SEC, giugno 2026
- Fondo Bitcoin iShares: tagliato del 94%, a 40.723 quote. Call quasi azzerate, nuova put su 500.000 quote.
- Fondo Ethereum in staking: triplicato a 349.600 quote, valore 7,1 milioni.
- Bitcoin non abbandonato: intatta la posizione nel fondo ARK/21Shares, ~67 milioni, la più grande.
- Azioni crypto: quasi raddoppiata BitGo, ridotte Coinbase (-32%), Circle (-10%), Robinhood (-43%).
Uno sguardo raro dentro una banca italiana
Il valore di questa notizia, per chi guarda al mercato italiano, è soprattutto documentale. È raro poter sbirciare con questo dettaglio dentro le scelte crypto di una grande banca del nostro Paese. E ciò che si vede è rassicurante nella sua normalità: non avventurismo, ma gestione professionale. Intesa tocca anche le azioni delle aziende dell'ecosistema, aumentando la scommessa su una società di custodia come BitGo e riducendo quelle su Coinbase, Circle e Robinhood, segno di un'analisi che distingue tra i diversi modelli di business del settore.
È il segnale di una fase nuova. Le criptovalute stanno smettendo di essere, per le istituzioni tradizionali, un tabù o una scommessa tutto-o-niente, per diventare un ingrediente ordinario della gestione patrimoniale, trattato con gli stessi strumenti e la stessa disciplina di ogni altro. Come raccontavamo a proposito delle nuove regole europee, è la maturazione normativa a rendere possibile tutto questo.
La lettura più grande
La vicenda di Intesa Sanpaolo è più importante di quanto il singolo trimestre suggerisca, perché è un indicatore. Ci dice che le grandi banche europee, un tempo diffidenti, ora gestiscono le criptovalute con la freddezza dell'analista, non con l'entusiasmo del convertito né con il terrore dello scettico. Comprano, vendono, coprono e ribilanciano, esattamente come farebbero con qualsiasi altra classe di attività.
Per chi investe, la lezione è duplice. Primo, diffidare dei titoli che trasformano un ribilanciamento tattico in una guerra di religione tra Bitcoin ed Ethereum: la realtà dei portafogli istituzionali è fatta di sfumature, coperture e gestione del rischio, non di scelte di campo. Secondo, e più importante, questa normalizzazione è forse il segnale di adozione più solido che esista. Non i proclami, ma il fatto che una banca italiana metta le crypto in un foglio Excel accanto a tutto il resto e le gestisca senza clamore. Quando l'straordinario diventa ordinario amministrazione, vuol dire che è arrivato per restare. Chi vuole capire come funzionano questi strumenti può partire dalla nostra guida su gli asset e i prodotti finanziari crypto.


