Sette banche italiane, il numero più alto d'Europa, sono in corsa per il pilota dell'euro digitale. Il 23 giugno 2026 la commissione ECON del Parlamento europeo ha sbloccato il pacchetto, e a inizio luglio la BCE dirà chi entra. Per capire perché conta, conviene separare due piani che spesso si confondono: la legge e la moneta.
Cosa ha deciso il Parlamento
Pensa al voto ECON come al semaforo di un incrocio. Non costruisce la strada, decide chi passa e quando. Il regolamento non obbliga la BCE a emettere la moneta, ma sblocca la cornice giuridica senza cui nessuna emissione è possibile.
Restano quindi due binari distinti. Da un lato la legge, ancora in fase di limatura tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Dall'altro la moneta vera e propria, la cui decisione finale spetta alla BCE e arriverà solo dopo l'adozione del regolamento. Il quadro lo avevamo ricostruito seguendo il voto ECON del 23 giugno.
La posta in gioco è la sovranità dei pagamenti. In un continente che dipende ancora da circuiti e stablecoin denominati in dollari, l'euro digitale punta a tenere la moneta di banca centrale al centro dei pagamenti quotidiani, una lettura legata esplicitamente alla sovranità europea.
Cosa cambia per i cittadini
Il punto pratico è uno solo. L'euro digitale sarà complementare al contante, non sostitutivo, come ribadiscono i documenti ufficiali. Sarà moneta di banca centrale in forma elettronica, utilizzabile via app o carta, anche offline.
Ci sarà un tetto di detenzione per ogni wallet, pensato per evitare un deflusso eccessivo dei depositi bancari. Si discute di una cifra intorno ai 3.000 euro, mai però ufficializzata dalla BCE. Chi vorrà superarla potrà collegare il wallet al proprio conto corrente.
Il dettaglio che rassicura molti riguarda la privacy. La BCE dichiara che non sarà in grado di identificare chi sei né cosa compri a partire dai dati di pagamento che gestisce.
Il nodo delle banche
Qui la storia si fa interessante. Il settore bancario non guarda con favore all'euro digitale, percepito come un concorrente diretto. Le banche temono la fuga dei depositi, la perdita di margini sui servizi di pagamento e i costi di adeguamento.
Sui costi la BCE ha fornito numeri ai colegislatori. L'implementazione per il settore bancario è stimata tra 4 e 5,8 miliardi di euro, sotto le stime iniziali dell'industria grazie alla condivisione delle infrastrutture. La stessa BCE sostiene che i limiti di detenzione mettano al riparo la stabilità finanziaria.
Letter from Piero Cipollone to Aurore Lalucq, ECON Chair, on technical data on financial stability impact of digital euro and assessment of bank investments costs https://t.co/mdhP5sYesh
— European Central Bank (@ecb) October 10, 2025
Non è un dettaglio da poco. Le banche italiane che entrano nel digitale lo stanno già facendo su altri fronti, dalla custodia crypto fino ai pagamenti, come mostra il caso della prima banca italiana ammessa ai crypto-asset.
L'Italia in pole position
Il dato che colpisce è geografico. Tra gli oltre 50 candidati dell'area euro, gli istituti italiani sono sette, il numero più alto a livello nazionale. Il Paese arriva preparato a questo appuntamento.
Candidature al pilota dell'euro digitale
Fonte: BCE e stampa finanziaria, giugno 2026
Non è un caso isolato. Il 3 giugno è partita la sperimentazione tecnica Eur.Bank, condotta con nove banche italiane nel quadro MiCA. È una prova di architettura, non un'offerta al pubblico, ma segnala dove sta correndo il sistema.
I tempi che contano
Il calendario è lungo e va letto con pazienza. La selezione dei PSP del pilota arriva a luglio. La fase operativa parte nella seconda metà del 2027 e dura dodici mesi, testando pagamenti tra persone, nei negozi via NFC e online.
La possibile prima emissione resta fissata al 2029, subordinata all'adozione del regolamento entro il 2026. I dettagli del progetto sono pubblicati dalla BCE sulla pagina dedicata al pilota, mentre il dossier italiano fa capo al monitoraggio della Banca d'Italia. Fine giugno e inizio luglio diranno se il pilota ha la massa critica per partire davvero.
