Sir Tim Berners Lee, creatore del World Wide Web, ha partecipato a Wave by Vento, l'iniziativa torinese dedicata allo sviluppo tecnologico.
Berners Lee diede avvio al web come lo conosciamo oggi, nel 1989, quando lavorava per il Cern di Ginevra; l’anno successivo realizzò il primo browser e il primo server, ambedue molto arcaici ma perfettamente funzionanti, con i tempi delle connessioni di quasi 40 anni fa; poi definì le basi dei linguaggi HTML, HTTP e URI, che oggi utilizziamo quotidianamente; infine, nel 1994, fondò il World Wide Web Consortium (W3C), allo scopo di preservare standard e interoperabilità.
Un uomo che ha fatto la storia del (recente) passato informatico e tecnologico, a Torino ha però parlato soprattutto di futuro, toccando i temi più attuali e importanti della tecnologia, dalle startup all'intelligenza artificiale, fino ai rischi del controllo tecnologico.
L'invenzione che ha cambiato il corso della tecnologia e dell'economia
Come ben sappiamo, l'ambito tecnologico compie passi da gigante e si muove velocissimo, tanto che facciamo fatica a distinguere quali invenzioni faranno la storia e quali rappresenteranno una semplice tappa di un progresso che sembra inarrestabile. Nel caso del world wide web, non abbiamo questo dubbio: si tratta di una novità epocale, che ha segnato un chiaro prima e un altrettanto chiaro dopo, per l'economia e per la tecnologia.
Il Web delle origini si caratterizzava per la possibilità concessa a ogni utente di creare un sito e collegarlo ad altri tramite ipertesto, la base dell'ecosistema di internet. Quella specifica decisione ha avuto conseguenze colossali. Il Web creò nuovi mercati e potenziò quelli già esistenti, diede origine ad aziende, a piattaforme pubblicitarie, inventò l'editoria digitale - tramite la quale riusciamo a pubblicare e mettere in circolazione articoli come questo - e strutturò, partendo da zero, interi settori dell’economia oggi considerati infrastrutture essenziali.
Dati e open source, le prossime battaglie informatiche
Il web è oggi profondamente diverso da com'era nel 1989, e Berners Lee ne è naturalmente consapevole. Se l’utente non visita più direttamente i siti, ma riceve la risposta da un modello linguistico sempre più evoluto e sviluppato, grazie a investimenti massicci e costanti, cambiano di conseguenza gli incentivi per editori, creatori di contenuti e piattaforme. Da qui nasce la necessità di mantenere un ecosistema figlio della stessa filosofia di 37 anni fa, nel quale contenuti, servizi e tecnologie continuino a interagire.
Un elemento centrale, ritiene l'inventore del protocollo www, è l’open source. Berners Lee vede con grande favore la possibilità che l’intelligenza artificiale, vera leva tecnologica globale, si sviluppi attraverso modelli aperti a tutti, analogamente a quanto accaduto per il Web e per numerosi tra i software più diffusi e utilizzati, come a quel Wikipedia che rappresenta, di fatto, l'antenato di ChatGPT e dei suoi fratelli.
L’apertura a tutti, però, da sola non è sufficiente. Servono standard comuni e occorre che questi siano rispettati. Il principio di sviluppare tecnologie interoperabili, e utilizzabili senza costi di licenza, che sta alla base dello statuto del W3C rimane attuale anche nell’era dell’IA. Occorre scongiurare che i modelli di frontiera più potenti siano controllati da poche figure o realtà, perché altrimenti potrebbero diventare un serio rischio per la collettività.
I dati rappresentano il vero punto d'enfasi
Un’IA diventa molto più utile se dispone di informazioni sul contesto dell’utente. Ma proprio questa capacità così rilevante, a detta di Berners Lee, apre un problema di controllo.
“Avere un controllo individuale preciso sui propri dati e avere standard comuni di interoperabilità per l’IA deve restare un obiettivo comune e condiviso."
Ha affermato sul palco di Torino, dando particolare rilievo a questo aspetto. I dati rappresentano una delle principali fonti di valore della nuova economia, se non proprio la principale.
Qualora tutte le informazioni personali date in pasto ai modelli generativi restassero confinate all’interno di un'unica piattaforma, si correrebbe il rischio di rafforzare ancor di più il potere dei grandi operatori tecnologici. È l’utente che deve mantenere sempre il controllo, decidendo in prima persona quali dati condividere, con quali applicazioni e in quali condizioni.
Il valore che non dovrebbe mai allontanarsi dalla storia del web, nel corso di una vita che si prospetta lunga e prospera, per questa infrastruttura, è quello di non perdere mai la sua più importante bussola di riferimento: restare sempre e comunque prima di tutto al servizio delle persone. Non di potenti imprenditori del tech.



