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Bitcoin resiste sopra gli 80.000 dollari mentre i mercati tornano a prezzare rialzi dei tassi

Bitcoin difende gli 80.000 dollari nonostante i mercati siano tornati a scommettere su rialzi dei tassi di Fed e BCE. Ma la vera notizia non è il prezzo: è il test. Se regge, la domanda ETF dà supporto strutturale; il CPI dell'11 settembre sarà la prova del nove.

5 min read Come lavoriamo

Bitcoin sta dando prova di solidità in un momento macroeconomico che, sulla carta, gli sarebbe sfavorevole. La criptovaluta mantiene infatti la quota psicologica degli 80.000 dollari nonostante i mercati siano tornati a scommettere su una politica monetaria più restrittiva, con possibili rialzi dei tassi d'interesse sia negli Stati Uniti sia in Europa. È un test interessante, perché mette alla prova la forza reale del recente recupero. Il rapporto tra Bitcoin e i tassi Fed è tornato al centro dell'attenzione.

Grafico della probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre intorno al 57%
Grafico della probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre intorno al 57%

La vera notizia, quindi, non è il prezzo in sé, ma la sua tenuta di fronte a un contesto avverso. Se Bitcoin continuerà a difendere questo livello anche mentre torna la paura di tassi più alti, sarà un segnale di forza strutturale; se invece cederà ai prossimi dati sull'inflazione, avremo la prova che il recupero era più fragile del previsto. Vediamo cosa sta succedendo sul fronte macro e quali sono gli appuntamenti decisivi in arrivo.

Il ritorno della paura dei tassi

Il quadro è cambiato nelle ultime settimane. Dopo un forte dato sull'occupazione americana, i mercati hanno rivisto al rialzo le proprie aspettative sulla Federal Reserve, la banca centrale americana: oggi attribuiscono una probabilità di circa il 57% a un rialzo dei tassi già a settembre, un'ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava remota. Va detto che questa probabilità è molto volatile e ha oscillato parecchio nelle ultime due settimane, a seconda dei dati e delle dichiarazioni dei banchieri centrali, segno di quanta incertezza ci sia.

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Non è solo una questione americana. Nella stessa settimana, anche la Banca Centrale Europea è attesa a una decisione sui tassi, con il mercato che si aspetta un possibile ritocco verso il 2,75%. Perché tutto questo pesa su Bitcoin? Perché tassi d'interesse più alti rendono più attraenti gli investimenti tradizionali e sicuri, come le obbligazioni, sottraendo liquidità e appetito per il rischio agli asset più volatili come le criptovalute. È la stessa dinamica che avevamo visto emergere dopo il vertice di Jackson Hole e le sue conseguenze sui mercati, e che conferma quanto Bitcoin sia ormai strettamente legato alle logiche della finanza tradizionale.

September 2026
The Federal Reserve Board of Governors in Washington DC.

Perché la tenuta degli 80.000 è significativa

Ed eccoci al punto che rende questa fase così interessante da osservare. In un contesto di aspettative di tassi più alti, la reazione "naturale" di un asset rischioso come Bitcoin sarebbe quella di indebolirsi. Il fatto che invece stia tenendo, e anzi difendendo con una certa ostinazione la soglia degli 80.000 dollari, suggerisce che ci sia una domanda di fondo abbastanza solida da assorbire la pressione macroeconomica.

Da dove arriva questa domanda? Molti osservatori la collegano ai capitali che continuano ad affluire attraverso i fondi ETF, di cui abbiamo parlato analizzando i 3,8 miliardi raccolti in tre settimane. L'ipotesi, tutta da verificare, è che questa domanda istituzionale stia fornendo a Bitcoin un "pavimento", un supporto strutturale che lo rende più resistente agli shock rispetto al passato. Se questa lettura fosse corretta, saremmo di fronte a un Bitcoin più maturo e meno in balìa dell'umore speculativo di breve termine. Ma è proprio questa la tesi che i prossimi giorni metteranno alla prova.

I prossimi appuntamenti decisivi

La parola, adesso, passa ai dati macroeconomici, che saranno i veri arbitri della prossima direzione di Bitcoin. Due appuntamenti in particolare sono cerchiati in rosso sul calendario degli investitori. Il primo sono i dati sulle richieste di sussidi di disoccupazione americane, attesi il 10 settembre. Il secondo, e di gran lunga il più importante, è la pubblicazione dei dati sull'inflazione americana, il cosiddetto CPI, prevista per l'11 settembre.

Quest'ultimo sarà probabilmente il fattore decisivo. Un dato sull'inflazione più basso del previsto raffredderebbe le aspettative di un rialzo dei tassi, togliendo pressione a Bitcoin e potenzialmente alimentandone la corsa. Al contrario, un'inflazione più alta del previsto rafforzerebbe la mano dei "falchi" della Fed, cioè di chi spinge per tassi più alti, aumentando la pressione ribassista sulla criptovaluta e mettendo a serio rischio la tenuta degli 80.000 dollari. C'è un elemento di speranza per i rialzisti: alcuni indicatori recenti mostrano un rallentamento dell'inflazione di fondo, ma nulla è ancora deciso. Bitcoin, insomma, si trova in una posizione di attesa, con il suo destino di breve termine appeso ai numeri in arrivo.

Grafico del prezzo di Bitcoin che difende la soglia degli 80.000 dollari nelle ultime settimane
Grafico del prezzo di Bitcoin che difende la soglia degli 80.000 dollari nelle ultime settimane

La lettura più grande

Questa fase di mercato è emblematica di quanto Bitcoin sia cambiato negli ultimi anni. Un tempo considerato un asset del tutto slegato dalla finanza tradizionale, oggi è così integrato nei mercati globali da muoversi al ritmo delle decisioni delle banche centrali, esattamente come le azioni e le obbligazioni. La sua sensibilità a temi come i tassi d'interesse e l'inflazione è la prova più evidente della sua "maturazione" come classe di investimento, con tutti i pro e i contro che questo comporta.

Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questa situazione offre un banco di prova prezioso: osservare come Bitcoin reagirà ai prossimi dati macroeconomici ci dirà molto sulla reale solidità della domanda che lo sostiene, aiutando a distinguere un recupero fragile da uno strutturale. Dall'altro, ci ricorda che, per quanto affascinante sia la tecnologia sottostante, nel breve termine il prezzo di Bitcoin è oggi guidato più dalle forze macroeconomiche globali che dalle sue caratteristiche intrinseche. Chi investe o osserva questo mercato non può più permettersi di ignorare cosa fanno la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea. La partita dei prossimi giorni, in fondo, non si gioca sulla blockchain, ma nelle sale delle banche centrali e nei dati sull'inflazione. E il modo in cui Bitcoin la affronterà ci dirà quanto è davvero solido il terreno sotto i suoi piedi. Per chi vuole capire meglio le basi di questo asset, resta utile la guida su cosa sono Bitcoin e le criptovalute.

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