Grattacieli di Wall Street di fronte a token di stablecoin luminosi, composizione di confronto.
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Le banche USA lanciano i depositi tokenizzati contro le stablecoin

Wall Street risponde alle stablecoin con le loro stesse armi. Ma un deposito tokenizzato non è una stablecoin, e la differenza spiega tutta la strategia.

Wall Street ha deciso di rispondere alle stablecoin con le loro stesse armi. Il 5 giugno il Wall Street Journal ha rivelato il piano: JPMorgan, Citi, Bank of America e Wells Fargo costruiscono una rete condivisa di depositi tokenizzati, con lancio entro la prima metà del 2027. Sembra un'apertura alla blockchain. È una difesa.

La lettura facile: le grandi banche scendono in campo

La narrativa che girerà nei prossimi giorni è semplice. I colossi del credito USA mettono i depositi su blockchain, finalmente convinti dalla tecnologia. La rete sarà gestita da The Clearing House, la società di pagamenti che le stesse banche controllano. Davide Watson, suo CEO, parla di uno snodo decisivo per i pagamenti on-chain. Citi, con Shahmir Khaliq, la inquadra come un passo che «di fatto consolida» il ruolo delle banche nel finanziamento e nei mercati dei capitali. Quadro istituzionale, toni rassicuranti. Ma la spinta vera viene da un'altra parte, e i numeri la raccontano meglio dei comunicati.

Capitalizzazione stablecoin per emittente (miliardi USD)

Capitalizzazione stablecoin per emittente (miliardi USD)

Fonte: DeFiLlama · aprile 2026

Fonte: DeFiLlama · aprile 2026

L'antitesi: non è una stablecoin, ed è il punto di tutto

Qui casca l'asino di metà della stampa. Un deposito tokenizzato non è una stablecoin. È un normale deposito bancario registrato su blockchain invece che su un libro mastro tradizionale. Resta dentro il sistema regolamentato, mantiene il profilo di rischio di credito della banca, passa per KYC e antiriciclaggio. La stablecoin, invece, è un asset a sé, emesso da una società privata. Differenza tecnica, certo. Ma è proprio quella differenza a spiegare la mossa: le banche non vogliono emettere crypto, vogliono impedire che i depositi escano dai loro bilanci.

E i depositi sono la materia prima con cui erogano credito. Simon Taylor, tra le voci fintech più seguite, ha colto subito il punto difensivo: → post di @sytaylor del 5 giugno 2026. Sul tema, vale la lettura dei fondi tokenizzati pensati per chi detiene stablecoin e di come Circle porti USDC alle banche senza farle toccare crypto.

Che differenza c'è tra un deposito tokenizzato e una stablecoin?

In una riga: chi emette, e chi si prende il rischio. La stablecoin è un'obbligazione di un emittente privato, coperta da riserve, e vive su chain pubbliche aperte. Il deposito tokenizzato è denaro bancario vero, assicurato dentro il perimetro regolamentato, che gira su una rete a permessi tra istituzioni.

Velocità e disponibilità 24/7 sono simili. La fiducia, no. Per chi gestisce tesoreria aziendale, la promessa è programmabilità, liquidità in tempo reale e pagamenti cross-border, come già si vede nei pagamenti B2B internazionali in stablecoin. Per le basi della materia, resta utile la nostra guida ai Real World Asset e alla tokenizzazione.

Dove siamo davvero

La tempistica non è casuale. L'annuncio arriva mentre il CLARITY Act avanza al Senato con clausole sugli interessi alle stablecoin che le banche contestano apertamente: temono che un rendimento sui token idle prosciughi ancora liquidità dai conti. È la stessa partita normativa che seguiamo dall'udienza al Congresso sul CLARITY Act. Il mercato, dal canto suo, corre già da solo: gli RWA tokenizzati hanno sfiorato i 27 miliardi ad aprile, e operatori come Ripple spingono la DeFi istituzionale da mesi.

La sintesi più probabile è la coesistenza: depositi tokenizzati per il wholesale e le aziende, stablecoin per retail e DeFi. Il WSJ ha rotto la notizia: post di @WSJ del 5 giugno 2026.

Resta un dettaglio che ridimensiona gli annunci trionfali. Mark Monaco di Bank of America ha ammesso che la domanda di depositi tokenizzati «non è ancora travolgente». E mentre i big puntano al wholesale, un consorzio parallelo di banche regionali, la Cari Network con Huntington, First Horizon, KeyCorp, M&T e Old National, lavora a una rete rivolta direttamente ai clienti. Due velocità, stesso obiettivo: tenere il denaro dentro la banca. Il dado, a Wall Street, è tratto.

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