Il posto più sicuro dove custodire i propri bitcoin, ci hanno sempre detto, è un portafoglio hardware: un piccolo dispositivo offline che non si connette mai a internet, dove le chiavi non escono mai, e che un ladro dovrebbe rubarti fisicamente per svuotarlo. Eppure, dal 30 luglio, migliaia di questi dispositivi sono stati svuotati da remoto, senza che nessuno li toccasse. Il bottino sfiora gli 89 milioni di dollari.
La vittima è Coldcard, uno dei portafogli hardware più rispettati nel mondo Bitcoin. E la cosa più inquietante è la causa: non un attacco sofisticato, ma un errore banale, nascosto nel software da cinque anni. Ecco cosa è successo davvero, perché non è colpa di Bitcoin, e come capire se dovresti preoccuparti.
🚨 A 3rd wave in what we suspect are hacks of Coldcard-generated addresses has been identified in which 207.7294 BTC has been drained.
— Galaxy Research (@glxyresearch) August 1, 2026
Our estimated observed size of the Coldcard hack is now 1,367.05 BTC (~$88.6m) across 4,585 addresses.
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Cosa è successo, in cifre
I fatti, ricostruiti dagli analisti di Galaxy Research attraverso l'analisi della blockchain, sono impressionanti. A partire dal 30 luglio, un attaccante ha iniziato a svuotare portafogli Coldcard in ondate successive. La prima ha prosciugato circa 594 bitcoin in meno di mezz'ora. Le ondate seguenti hanno portato il totale a circa 1.367 bitcoin, per un valore di quasi 89 milioni di dollari, sottratti da 4.585 indirizzi diversi.
Il dettaglio più agghiacciante è che molti di quei portafogli erano "dormienti", cioè non venivano toccati da anni. I loro proprietari, convinti di avere i risparmi al sicuro nel cassetto più blindato, li hanno visti svanire senza aver fatto nulla, senza aver cliccato su un link o commesso un errore. L'attaccante non ha avuto bisogno di ingannarli: gli è bastato un difetto tecnico.
🚨 LIKELY 4TH ORGANIZED WAVE COLDCARD ATTACK OCCURRING RIGHT NOW
— Alex Thorn (@intangiblecoins) August 3, 2026
THERE ARE STILL SIMILAR TXS IN THE MEMPOOL WAITING TO BE CONFIRMED AND THE PREVIOUSLY-CONFIRMED TXS SIGNAL RBF OPT-IN, CHECK YOUR FUNDS AND YOU MAY BE ABLE TO RBF YOUR WAY OUT OF THIS
pattern identified:
blocks…
La causa: la "casualità" che non era casuale
Qui arriva la parte tecnica, ed è più semplice di quanto sembri, ma è il cuore di tutto. La sicurezza di un portafoglio si basa su una cosa: quando lo crei, il dispositivo genera una chiave segreta, il cosiddetto "seed", pescandola da un numero di combinazioni possibili così astronomicamente grande da rendere impossibile indovinarla. La sicurezza dipende interamente dal fatto che quella scelta sia davvero casuale e imprevedibile.
Ed è qui che Coldcard ha fallito. Un errore introdotto in un aggiornamento del firmware del marzo 2021 faceva sì che alcuni dispositivi, invece di usare il loro generatore di casualità hardware dedicato, ripiegassero su un metodo software prevedibile, basato su dati non segreti del chip. Il risultato è che lo spazio delle combinazioni possibili si è ristretto enormemente, da un numero impossibile da esplorare a uno che un computer poteva passare in rassegna. In pratica, le chiavi segrete di quei portafogli erano molto meno segrete di quanto i proprietari credessero, e un attaccante è riuscito a ricostruirle a tavolino, senza mai toccare i dispositivi.
L'anatomia dell'attacco Coldcard
I fatti chiave. Fonte: Galaxy Research, Coinkite, 2026
- ~89 milioni di dollari: circa 1.367 bitcoin sottratti da 4.585 indirizzi in più ondate dal 30 luglio.
- La causa: un bug del firmware di marzo 2021 che rendeva prevedibili le chiavi segrete.
- La rassicurazione: non è un difetto di Bitcoin, e i modelli più recenti (Mk4, Q, Mk5) non risultano colpiti.
Perché NON è colpa di Bitcoin (ma la lezione resta)
È fondamentale essere chiari su questo punto, per non alimentare panico ingiustificato. Questo non è un difetto della rete Bitcoin, che resta solida e inviolata. La crittografia che protegge il protocollo non è stata rotta. Il problema era in un singolo prodotto di un singolo produttore, e più precisamente in una specifica versione del suo software. È come se una marca di casseforti avesse montato per errore una serratura difettosa: non è colpa dell'acciaio, è colpa di quel meccanismo.
Ma la lezione, per chiunque possieda criptovalute, è profonda e va oltre Coldcard. Ci ricorda che la sicurezza di un portafoglio non dipende solo da dove tieni le chiavi, ma da come sono state generate. Un dispositivo offline non serve a nulla se la chiave che protegge è prevedibile fin dall'inizio. È lo stesso principio di attenzione che spieghiamo nella nostra guida alla custodia dei fondi: la sicurezza è una catena, ed è forte solo quanto il suo anello più debole.
Devi preoccuparti? La guida pratica
Veniamo al lato concreto, quello che conta se possiedi un portafoglio hardware. La buona notizia è che l'esposizione a questo problema specifico è limitata e ben definita. Non tutti i possessori di Coldcard sono a rischio, e chi usa altri portafogli non è coinvolto da questo attacco.
— nvk (@nvk) July 31, 2026
Sei potenzialmente a rischio solo se valgono tutte queste condizioni insieme: hai un Coldcard di un modello più vecchio (Mk3), hai generato il tuo seed direttamente sul dispositivo mentre eseguiva il firmware difettoso di quel periodo, e non hai usato una protezione aggiuntiva come una passphrase. Se hai un modello più recente, o se hai importato un seed creato altrove, o se hai aggiunto una passphrase, non risulti esposto a questa specifica falla. Un avvertimento cruciale, però: se sei a rischio, aggiornare il firmware ora non ti salva. La correzione impedisce a nuovi seed di nascere deboli, ma non ripara una chiave già generata male. L'unica soluzione, in quel caso, è creare un nuovo portafoglio sicuro e spostarci i fondi con urgenza.
La lettura più grande
L'attacco a Coldcard è uno degli incidenti più istruttivi degli ultimi anni, perché colpisce al cuore una certezza che il mondo crypto dava per scontata: che il cold storage, la custodia offline, fosse una fortezza inespugnabile. Lo è, ma solo se ogni suo componente è costruito alla perfezione. Un singolo errore, rimasto nascosto per cinque anni in un codice pubblico che chiunque avrebbe potuto ispezionare, è bastato a trasformare la cassaforte in una porta aperta.
La lezione per chi custodisce i propri risparmi da solo non è "il cold storage è pericoloso", perché resta il metodo più sicuro. È piuttosto che l'autocustodia è una responsabilità che richiede consapevolezza: capire non solo dove tieni le chiavi, ma come sono nate, tenere aggiornati i dispositivi, e diversificare, senza mettere tutto in un unico strumento. La fiducia cieca in un dispositivo, per quanto blasonato, è essa stessa un rischio. Nel mondo crypto, la vera cassaforte non è l'hardware, è la conoscenza. Chi vuole approfondire può leggere la nostra guida su come custodire le criptovalute in sicurezza.

