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Tecnologie pulite: si prepara una collaborazione UE-Marocco

L'UE e il Marocco stanno intavolando una collaborazione bipartisan incentrata sulle tecnologie pulite.

3 min di lettura Come lavoriamo

L'Unione Europea, così come buona parte dell'Occidente, ha un interesse sempre più forte verso le cosiddette clean technologies. Il termine indica quell'insieme di innovazioni, processi, prodotti e servizi appositamente progettati per ridurre, o eliminare completamente, l'impatto ambientale delle attività umane.

L'obiettivo principale del clean tech è migliorare l'efficienza nell'uso dell'energia e delle risorse; limitare l'inquinamento; ridurre i rifiuti e favorire una transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Si tratta di una frontiera già parte del nostro presente, ma destinata a essere sempre più esplorata, nel prossimo futuro.

Il Marocco è all'avanguardia nel campo del clean tech

Il Paese nordafricano presenta ancora problemi di inequità sociale, come sappiamo dopo aver assistito all'esodo incontrollato di migranti verso la Spagna che è stato abbondantemente discusso durante la scorsa estate, ma è anche una nazione che ha avviato importanti investimenti tecnologici nel campo del Web3, dell'intelligenza artificiale e anche dei sistemi di produzione energetica d'avanguardia.

Il rapporto della Commissione europea intitolato Mapping Clean Tech Industry in the Mena Region ha rivelato come il Marocco sia tra i paesi più promettenti nell'ambito delle tecnologie pulite. Gli analisti si sono concentrati su quattro aree specifiche: solare, eolico, batterie e idrogeno. Il Marocco, per il suo mix di capacità industriali, infrastrutture, integrazione nelle catene globali del valore e vicinanza geografica all’Europa, si è dimostrato la realtà più attraente nella regione del Nord Africa e Medio Oriente.

Le politiche marocchine hanno posto "le energie rinnovabili, l’idrogeno verde e lo sviluppo industriale al centro della propria strategia economica”.

L’interesse per il clean tech è crescente e attrae investimenti sempre più copiosi. Gli assi portanti della capacità industriale e produttiva sono trasformatori; apparecchiature elettriche; cavi; impianti per il solare termico; componenti per gli impianti di sfruttamento delle rinnovabili e tutto l'indotto collegato.

Alla luce di questo dossier, non deve stupire se Bruxelles, interessata a investire in tecnologia e determinata a portare avanti il suo Green Deal, stia guardando al Marocco per dare vita a un hub strategico/tecnologico per la produzione e la conservazione di energia nel Mediterraneo.

Un sito proprio dove assemblare batterie pulite

Sulle batterie, l’Europa intende giocare un ruolo da protagonista per sostenere da sé lo sviluppo tecnologico di un industria sempre più lontana dai combustibili fossili. Il Marocco ha vaste riserve di fosfati, elementi fondamentali per la produzione di batterie al litio-ferro-fosfato, centrali nella mobilità elettrica e nei sistemi di accumulo stazionario che rappresentano il serbatoio d'energia di tutti i dispositivi tecnologici di cui facciamo e faremo uso ogni giorno.

Le LFP, come vengono identificate queste batterie dall'acronimo dei materiali che le compongono, non contengono cobalto né nichel, le famose terre rare, ma necessitano di materiali più facili da reperire, come grafite, fosforo e litio. Sono meno costose e piuttosto longeve.

La visione industriale marocchina punta molto anche sull'idrogeno verde, già supportato da un quadro normativo dedicato che sta attirando numerosi partner stranieri. Tra questi, c'è anche Enel, alla ricerca di nuovi partner tecnologici dopo aver stretto l'accordo che vi abbiamo raccontato con Algorand, al fine di tokenizzare il fotovoltaico e frazionare la proprietà di pannelli solari e della loro produzione.

Pur collocato in un quadrante delicato, il Marocco vanta una certa stabilità politica e una totale disponibilità di apertura ai mercati internazionali. La UE ha già aperto un tavolo con il governo di Rabat e chiesto al regno riforme per migliorare l’integrità del settore pubblico, accelerare nello sviluppo del settore privato e incrementare i suoi sforzi nella formazione nel capitale umano.

Tanger Med, il polo dell'innovazione che mette in comunicazione Africa ed Europa

Esiste già una sorta di incubatore di quella che potrebbe essere la futura partnership europea-nordafricana con il Marocco. Si tratta di Tanger Med ed è un polo logistico industriale che non si limita a rappresentare il principale bacino portuale del Mediterraneo, ma è anche sede di startup che mantengono il focus sull'Africa, un continente molto giovane e sempre più ricco di expertise tecnologica. Simultaneamente, però, queste realtà ad alta componente tecnologica guardano già a possibili scambi di merci, piattaforme e conoscenze con l'Europa, distante soltanto 14 chilometri dal distretto di Tangeri.

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