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Finanza e IA per ricompattare l'Europa che si sgretola

L'UE si sta sgretolando a causa delle correnti nazionaliste: secondo von der Leyen ci si può ricompattare puntando su settori trainanti come IA e finanza.

3 min di lettura Come lavoriamo

L'Unione Europea ha ripreso i lavori, a Strasburgo, dopo la pausa estiva. Come da prassi, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha tenuto il suo discorso sullo Stato dell'Unione, particolarmente atteso dopo l'imposizione dell'ultradestra di AfD nella sua Germania. La constatazione è stata quella che i nazionalismi possono sgretolare l'Unione e vanno arginati, dando segnali di unità.

Il progetto Europa si trova in una fase critica, picconato su tutti i lati dal ritorno di correnti isolazioniste. Per ricompattarlo, a detta di von der Leyen, occorre continuare ad assicurare il supporto a settori tradizionali, come l'agricoltura, che ne hanno ancora forte bisogno; rinforzare l'impegno sulle tematiche ambientaliste, e sostenere gli investimenti in intelligenza artificiale, su cui il Vecchio Continente è pericolosamente in ritardo. L'Unione Europea deve essere di più del patto di Schengen e della moneta comune.

L'euro digitale come leva comune

Diversamente da quanto è avvenuto in USA, dove si è scelto di bloccare il dollaro digitale, a Bruxelles si desidera continuare sul percorso di digitalizzazione della moneta unica europea. Da Bruxelles si sente parlare di un lancio ufficiale nel 2029, dopo un biennio sperimentale che seguirà l'avvio di un progetto pilota in procinto di partire il prossimo anno.

La scelta di puntare su una stablecoin pubblica, la cui sovranità potrebbe davvero fare da contraltare al dollaro privato rappresenta, a oggi, principalmente una scommessa; ma è anche un impegno comune dei 27 Paesi membri che dà segno di unità, un concetto a cui oggi molti politici e governanti del Vecchio Continente sembrano sordi.

La digitalizzazione della moneta non è stata il focus dell'intervento von der Leyen, nel discorso che ha messo al centro della riflessione aspetti finanziari e investimenti da autorizzare in fretta, come quelli sull'intelligenza artificiale. L'Europa è molto attardata su questo fronte, rispetto alle principali potenze in questo ambito: Stati Uniti e Cina.

L'IA può rilanciare l'economia europea?

Secondo un recente monitoraggio dell'European Policy Innovation Council, pubblicato a luglio, il divario di produttività tra Area Euro e Stati Uniti sarebbe salito da 9 dollari per ora lavorata (come era nel 2018) a 21, nel 2025.

Negli auspici di Von der Leyen, l'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un valido stimolo sul piano economico.

È stato aperto un bando per un massimo di sette AI Gigafactory, che si chiuderà il prossimo 12 novembre e prevede un tetto massimo di 10 miliardi di risorse, europee e nazionali, destinate a mobilitare fino a 20 miliardi di investimenti privati, per una cifra totale di 30 miliardi di euro da riversare in un settore strategico che sta raccogliendo copiosi finanziamenti, nonostante molti condividano una certa preoccupazione sul suo futuro.

Bruxelles contribuirà con circa 5 miliardi, affiancata dagli Stati membri, i quali stanzieranno - complessivamente - una cifra analoga. Questo ordine di grandezza è molto lontano dalle cifre globali, tanto da apparire insignificante. Si pensi che gli hyperscaler statunitensi, i quali hanno il preciso obiettivo di staccare la Cina, in questo settore, pianificano investimenti vicini ai 700 miliardi di dollari totali nel solo 2026, potenzialmente correggibili al rialzo per il prossimo anno. L'UE è a una distanza siderale. L'intenzione della Commissione europea di puntare sull'IA, a queste cifre, rimarrà, appunto, soltanto un'intenzione.

Normativa e regolamentazione: i due aspetti su cui l'UE è più forte


Se le possibilità di investimento vedono l'Europa inseguire gli USA, vi è un fronte della regolamentazione dell'IA nel quale Bruxelles ha invece giocato d'anticipo. L'AI Act, in vigore nell'estate 2024, è il primo regolamento esaustivo sull'intelligenza artificiale a livello globale. La sua applicazione segue regole di estrema gradualità e potrebbe presto diventare vecchio rispetto alla crescita tumultuosa di questo settore.

Il tema è al centro dell'attenzione proprio in questi giorni, perché è in corso uno scontro tra Donald Trump, che spinge forte per una deregulation, e i manager delle principali aziende impegnate nello sviluppo, i quali desiderano invece una normativa rigida e stringente.

Creare un territorio nel quale sia possibile fare ricerca e inseguire lo sviluppo in maniera regolamentata può essere una valida risposta all'iperliberalismo USA. Sviluppatori e ingegneri impegnati nel potenziamento dei modelli di IA generativa potrebbero preferire portare avanti il loro lavoro in un ambiente maggiormente normato, piuttosto che in una sorta di Far West tecnologico.

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