Quattordici. Tante sono le piattaforme di trading crypto pienamente autorizzate sotto MiCA in tutta l'Unione a poche ore dal 1° luglio 2026. L'Italia, in quell'elenco, non compare.
Da quella data il periodo transitorio del regolamento si chiude per sempre. Chi presta servizi sulle crypto a clienti europei senza licenza opera fuori dal diritto UE. L'ESMA lo ha messo nero su bianco nella comunicazione del 17 aprile: niente autorizzazione, niente mercato unico.
Sulla carta, per chi compra Bitcoin in app, cambia poco. Nei fatti cambia chi ha il diritto di custodire i tuoi soldi. Dieci Stati membri, Italia inclusa, non hanno ancora rilasciato nemmeno una licenza CASP, come avevamo documentato nel quadro su solo 14 piattaforme di trading autorizzate in tutta l'Unione.
La vigilanza italiana resta divisa: la Consob sull'autorizzazione e la condotta di mercato, la Banca d'Italia sulla custodia e il regolamento. Il quadro ufficiale è leggibile sulla pagina CASP della Consob.
Il rischio più caro, però, non è il blocco di un'app. È un altro, e si paga in euro.
Il conto vero non lo presenta MiCA, lo presenta il Fisco
Spostare le crypto da una piattaforma in uscita verso un operatore autorizzato sembra una mossa tecnica. In molti casi non lo è. Trasferire tra wallet propri non realizza plusvalenza, ma vendere per riacquistare altrove sì.
E dal 2026 quella plusvalenza pesa il 33%. La trappola è la fretta: chi liquida sotto deadline rischia di trasformare una migrazione in un evento fiscale. Il percorso pulito lo abbiamo già spiegato nel runbook per trasferire i fondi senza realizzare il 33%, e il quadro completo nella guida sulla aliquota al 33% e la scadenza del 30 giugno.
Da VASP a CASP: il collo di bottiglia europeo
Fonte: ESMA e registri nazionali VASP, 2024-2026 (dati di settore, stime)
Zero licenze: cosa significa per un utente italiano
La prima autorizzazione CASP italiana è arrivata solo a maggio, a CheckSig, dopo il parere della Banca d'Italia. Una rondine. L'iter pieno richiede tra dodici e diciotto mesi: chi non ha presentato istanza in tempo non arriva alla soglia.
Per l'utente la conseguenza è concreta. Una piattaforma in attesa può migrare la clientela verso un operatore autorizzato altrove, oppure avviare una chiusura ordinata. L'ESMA chiede proprio questo: piani di uscita pronti all'esecuzione, con trasferimento degli asset e preavviso ai clienti.
Il dopo: consolidamento, non apocalisse
La parola che gli studi legali ripetono è una sola: M&A. La seconda metà del 2026 vedrà operatori internazionali comprare entità già licenziate per entrare nel mercato unico via passaporto. Esattamente il pattern visto con il MiFID.
Non è la fine delle crypto in Europa. È una selezione. La stretta non è solo italiana, come mostra la pressione dell'AMF francese sulle società senza licenza. E si muove all'opposto del modello USA, che procede per sentenze e singole agenzie invece che con un quadro unico. Il dettaglio normativo resta sul registro unico dell'ESMA.
Tre mosse, prima del 2 luglio. Verifica lo stato della tua piattaforma nel registro provvisorio ESMA. Se è in uscita, sposta in anticipo, non sotto deadline. E calcola l'effetto fiscale prima di premere "vendi".
Contenuto a scopo informativo, non consiglio finanziario o fiscale. Le crypto sono volatili e i trasferimenti possono avere effetti tributari: valuta la tua posizione con un professionista prima di agire.
