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Sanzioni UE crypto Russia: cosa cambia per gli operatori italiani

Il nuovo pacchetto UE colpisce banche e piattaforme crypto legate alla Russia. Ecco gli obblighi per CASP, fintech e intermediari italiani.

2 min read Come lavoriamo

Le sanzioni UE crypto Russia cambiano scala dal 23 luglio 2026: il Consiglio ha approvato 218 nuove designazioni e ha aperto la strada al blocco totale dei servizi forniti da piattaforme di paesi terzi. Per gli operatori italiani non è una notizia lontana, perché la conformità alle sanzioni si somma agli obblighi già descritti nella lista dei CASP autorizzati ai sensi di MiCA.

Il pacchetto colpisce 94 banche e grandi istituzioni finanziarie, estende il divieto di transazione ad altri 33 intermediari e coinvolge 14 piattaforme di servizi crypto. Il testo ufficiale è stato pubblicato dal Consiglio dell’Unione europea.

Il divieto passa dalle liste alle infrastrutture

Finora il controllo europeo si concentrava soprattutto su persone, wallet e imprese identificati. Il nuovo strumento consente di vietare qualsiasi rapporto tra un operatore europeo e un prestatore crypto di un paese terzo quando quest’ultimo viene utilizzato dalla Russia.

È un cambio operativo. Un exchange o una banca italiana non dovrà controllare solo il destinatario finale, ma anche la piattaforma, il percorso dei fondi, le controparti tecniche e le eventuali connessioni con reti già inserite nelle liste europee.

Le 218 nuove designazioni del pacchetto UE

Fonte: Consiglio dell’Unione europea, 23 luglio 2026

  • Entità — 170 (78%)
  • Persone — 48 (22%)

HTX entra nel perimetro europeo

Tra gli operatori indicati figura HTX, precedentemente nota come Huobi. Le autorità europee sostengono che le piattaforme coinvolte abbiano aiutato soggetti russi a eludere le misure restrittive.

Questa è un’accusa attribuita all’UE, non una conclusione verificata indipendentemente. HTX non ha risposto nell’immediato alla richiesta di commento riportata da Reuters; dopo precedenti misure britanniche aveva dichiarato di considerare la conformità normativa una priorità.

La designazione europea non equivale automaticamente al congelamento completo di ogni asset della piattaforma. Il punto decisivo è il divieto di transazione e il rischio che rapporti diretti o indiretti diventino incompatibili con le misure UE.

Cosa devono fare CASP, banche e fintech italiane

La prima azione è aggiornare le liste di screening con i nuovi soggetti e leggere gli atti pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Affidarsi al solo nome commerciale dell’exchange non basta: servono denominazioni legali, paesi, wallet, società collegate e identificativi disponibili.

  • Bloccare o sottoporre a revisione le operazioni con controparti indicate negli allegati.
  • Ricostruire i passaggi attraverso intermediari e wallet non custodial.
  • Documentare la decisione di eseguire, sospendere o rifiutare una transazione.
  • Aggiornare procedure, motori di screening e formazione del personale.

Il passaggio è particolarmente delicato per le piattaforme che hanno appena completato l’adeguamento alla scadenza MiCA del primo luglio. L’autorizzazione CASP non sostituisce gli obblighi sulle sanzioni internazionali.

MiCA non è uno scudo

MiCA verifica governance, capitale, custodia e tutela del cliente. Le sanzioni operano su un piano distinto e possono rendere vietato un rapporto che, sotto il solo profilo dell’autorizzazione, sarebbe tecnicamente possibile.

Per questo la vigilanza Consob sui CASP deve dialogare con antiriciclaggio, controlli sulle controparti e procedure di escalation. Anche il regolamento europeo sui trasferimenti, approfondito nella guida al Transfer of Funds Regulation, aumenta la quantità di informazioni disponibili per questo controllo.

Il video internazionale sul nuovo pacchetto è disponibile in questo approfondimento sulle sanzioni europee.

La vera novità non è il nome di una singola piattaforma. È la capacità dell’UE di isolare un’infrastruttura crypto estera quando ritiene che venga usata per aggirare le proprie regole.

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