Vai al contenuto

La Germania non è pronta al boom tecnologico trainato dall'IA

Un'analisi bavarese rivela il grave ritardo tedesco nel campo della tecnologia e dell'intelligenza artificiale.

3 min di lettura Come lavoriamo

Alla Germania mancherebbero alcuni presupposti chiave, fondamentali per sfruttare l'elevatissimo potenziale di crescita tecnologica legato al traino dell'intelligenza artificiale. È ciò che emerge da un'analisi portata avanti, nel corso degli ultimi mesi, dall'istituto IFO.

A commissionare lo studio al Leibniz Institute for Economic Research at the University of Munich sono state la Camera dell'Industria e quella del Commercio di Monaco e dell'Alta Baviera. Nel più ricco tra i Länder tedeschi nutrivano serie preoccupazioni sulla capacità del Paese di adattarsi al cambiamento e i timori sono stati presto confermati.

Il cambiamento corre ben più veloce delle politiche

"L'industria high-tech è ancora troppo piccola in Germania. La digitalizzazione della pubblica amministrazione ha compiuto dei progressi, ma sono ancora insufficienti e il sistema educativo non si sta adattando abbastanza rapidamente ai cambiamenti epocali introdotti dall'intelligenza artificiale."

Ha affermato Oliver Falck, direttore dell'IFO Center for Economics of Innovation and Digital Transformation, inquadrando i principali ambiti di ritardo tedeschi, che sono poi gli stessi di pressoché tutti gli altri Paesi europei. Il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, quello che al momento viaggia a velocità maggiore a causa del progresso e dello sviluppo portati dall'IA e dal suo indotto, contribuisce molto poco, per il solo 4,6%, al valore aggiunto lordo della Germania.

Una quota simile colloca il Paese chiamato per anni locomotiva d'Europa nella fascia medio-bassa della classifica della predisposizione degli Stati membri alla trasformazione digitale. Nel 2025, la Germania ha importato servizi tecnologici per un valore superiore di 11 miliardi di dollari rispetto a quelli esportati.

"Nessun altro Paese dell'Unione europea dipende così tanto dall'estero nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. La Germania è troppo strettamente legata all'import, in questo campo."

Ha sottolineato Christian Pfaffl, ricercatore dell'IFO che ha contribuito alla stesura del dossier.

I progressi nella digitalizzazione sono pressoché nulli

Se alcuni Paesi dell'Unione, tra cui l'Italia, grazie agli investimenti del PNRR, hanno finanziato progetti di digitalizzazione, accorgendosi di quanto il vecchio continente sia indietro rispetto alle altre potenze mondiali, in Germania si è trascurato troppo a lungo questo aspetto, come evidenzia l'IFO.

Il ritardo è particolarmente evidente nell'ambito della pubblica amministrazione. Su questo fronte, la Germania ha registrato progressi insignificanti nell'ultimo quindicennio, nonostante sia proprio in questo ambito che l'intelligenza artificiale può fornire il più evidente miglioramento dei servizi a imprese e cittadini. La grande quantità di dati amministrativi già disponibili potrebbe infatti essere data in pasto ai modelli di IA per essere riordinata e/o sintetizzata.

Berlino, invece, si trova ancora in una fase sperimentale: la disponibilità di moduli precompilati è ancora bassissima, se non proprio inesistente, in alcuni Länder. Una soluzione di questo tipo, così come molte altre inerenti alla dimensione della burocrazia, sono invece già ampiamente diffuse in Paesi vicini come Olanda, Danimarca, Polonia e Austria. Il ritardo della Germania, sotto questo punto di vista, è sintomatico della sua posizione arretrata nella corsa all'infrastruttura IA. Se tutta l'Europa paga un certo ritardo, fa specie che quello più allarmante provenga proprio da un Paese economicamente tanto avanzato.

Anche le competenze ne risentono

Quando un Paese è digitalmente poco avanzato, anche i suoi abitanti si dimostrano poco avvezzi all'utilizzo delle nuove tecnologie. Le competenze superiori al livello di base, in Germania, non sono affatto avanzate: l'expertise informatica tedesca si colloca sensibilmente al di sotto della media dell'Unione Europea.

Il 40% degli studenti all'ottavo anno di scuola, ovvero tra la nostra terza media e prima superiore, per paragonare i due sistemi, non raggiunge il livello 2 nelle competenze informatiche e nella gestione delle informazioni digitali.

"Le applicazioni dell'intelligenza artificiale si stanno diffondendo rapidamente, ma troppe persone non possiedono le conoscenze necessarie per utilizzarle in modo produttivo."

Afferma Falck, quasi a sottolineare il perché di questo ritardo, dovuto a una mancanza endemica di competenze che si traduce anche in una minore apertura al nuovo. La Commissione Europea, per bocca di Ursula von der Leyen, ha comunicato di voler moltiplicare i suoi sforzi e investire maggiorente in tecnologia. Se queste intenzioni diventassero realtà, tutti i Paesi membri potrebbero raccoglierne i frutti, Germania inclusa. Sarebbe una bella spinta per un Paese, e un continente, che devono necessariamente tentare di recuperare terreno in questo campo, o correranno il rischio di sviluppare una dipendenza totale dagli USA o dalla Cina, cosa che significherebbe esporre il fianco in politica estera.

Contenuto promozionale