La contesa sugli oltre 61.000 bitcoin sequestrati nel caso Zhimin Qian passerà dalla legge cinese. La High Court of England and Wales ha deciso quale ordinamento dovrà stabilire i diritti rivendicati dalle vittime della frode. La sentenza del 12 ottobre non assegna definitivamente i bitcoin allo Stato britannico: risolve una questione preliminare da cui dipenderà il successivo esame delle richieste.
Il provvedimento è Director of Public Prosecutions v Zhimin Qian & Anor, [2026] EWHC 2509 (KB), pronunciato dal giudice Turner e ripreso dalla stampa il 13 ottobre. La copertura di The Block, che cita il Financial Times, attribuisce agli asset un valore di circa 3,8 miliardi di sterline, intorno a 5 miliardi di dollari. È una valutazione riferita a quella copertura, non un prezzo fissato dalla Corte.
Cosa ha deciso la High Court
La pubblica accusa sosteneva l’applicazione della legge cinese; gli investitori chiedevano quella inglese o una combinazione delle due. Il giudice ha accolto la prima impostazione per i diritti sostanziali alla base delle loro richieste. Per capire se i bitcoin appartengano alle vittime, sarà quindi necessario accertare quali diritti siano sorti e sopravvissuti secondo la legge cinese.

La procedura resta davanti alla Corte inglese, nel quadro della Parte 5 del Proceeds of Crime Act 2002 (PoCA), la legge sul recupero dei proventi illeciti. Applicare una legge straniera non significa trasferire la causa a un tribunale cinese. Sono due piani distinti: l’ordinamento che definisce i diritti e le regole con cui questi vengono fatti valere nel procedimento britannico.
Rimborso e proprietà sono diritti diversi
Il punto decisivo è la differenza tra un credito verso il truffatore e un diritto sugli asset recuperati. Come spiega Duan & Duan UK, studio che rappresenta alcuni richiedenti, la sezione 281 del PoCA richiede di dimostrare un interesse proprietario. Essere creditori della somma perduta non basta, da solo, per ottenere una dichiarazione secondo cui quei bitcoin appartengono alla vittima.
Un esempio ipotetico aiuta a distinguere le due posizioni. Se un investitore versa denaro e il destinatario lo converte successivamente in bitcoin, occorre capire se l’investitore conservi diritti riconoscibili sul bene acquistato oppure abbia soltanto un credito alla restituzione. La crescita del prezzo rende la differenza economicamente rilevante: recuperare una perdita e rivendicare gli asset che si sono apprezzati possono condurre a risultati diversi, senza che questa sentenza ne abbia già determinato uno.
Bitcoin contesi: quantità, decisione, limite
Fonte: High Court, [2026] EWHC 2509 (KB). Quantità nei fatti assunti concordati; conclusioni ai paragrafi 242-247.
- Oltre 61.000 BTC. I beni interessati dal procedimento comprendono questa quantità di bitcoin. Non è una nuova acquisizione per una riserva nazionale.
- 12 ottobre 2026. La Corte indica la legge cinese per valutare i diritti sostanziali rivendicati dalle vittime; la procedura britannica resta regolata dal PoCA.
- Esito individuale ancora da accertare. La decisione non quantifica rimborsi, non attribuisce alle vittime una quota dei guadagni e non dispone la distribuzione finale degli asset.
Perché il collegamento con la Cina è decisivo
Nei fatti concordati per decidere questa questione, gli schemi fraudolenti furono organizzati in Cina tra il 2014 e luglio 2017. I pagamenti degli investitori e la conversione dei fondi in bitcoin precedettero la fuga di Qian. Il caso era già stato raccontato nella ricostruzione SpazioCrypto del settembre 2025; la novità riguarda ora il fondamento giuridico delle pretese sulle crypto recuperate.
Il luogo in cui gli asset vengono custoditi non risolve, da solo, la questione di chi ne sia proprietario. Anche il riconoscimento degli asset digitali come oggetti di proprietà nel Regno Unito riguarda una domanda diversa dalla titolarità in questo caso. La ricostruzione dei trasferimenti può collegare il denaro ai bitcoin, ma non crea automaticamente un diritto che non sia sopravvissuto secondo la legge applicabile.
Lo Stato può trattenerli, ma l’esito resta aperto
Secondo il Financial Times, ripreso da The Block, la decisione rafforza le possibilità che lo Stato britannico trattenga una parte rilevante dei bitcoin. È una lettura delle prospettive del contenzioso, non una disposizione contenuta nella sentenza del 12 ottobre. Il passaggio successivo dovrà chiarire il contenuto della legge cinese e la posizione dei singoli richiedenti: la Corte non ha già stabilito che tutte le vittime siano prive di diritti.
The Block riporta inoltre che Fieldfisher, lo studio capofila per i richiedenti individuali, ha dichiarato al Financial Times di voler impugnare la decisione. Duan & Duan UK afferma nella propria analisi che esaminerà il provvedimento con i clienti e continuerà a perseguire le loro richieste. Queste dichiarazioni documentano la posizione dei legali; non consentono di affermare che un appello sia già stato depositato o accolto.
La lettura più grande
Un asset può circolare su una rete globale, mentre i diritti su quell’asset dipendono da rapporti sorti in un ordinamento nazionale. Il caso Qian rende visibile questo scarto: recuperare le crypto è un risultato investigativo, stabilire chi possa ottenerle è un’altra questione. Anche nella nostra analisi del procedimento Capstone ed EQIBank negli Stati Uniti, il contenuto degli atti giudiziari resta il criterio per distinguere ciò che è stato deciso dalle interpretazioni giornalistiche, pur in un quadro legale diverso.
La posta in gioco va oltre la custodia dei bitcoin: riguarda chi possa beneficiare del valore maturato dopo una frode e quali prove servano per rivendicarlo. Per leggere i prossimi sviluppi bisognerà separare la legge applicabile, l’esistenza dei diritti e l’effettivo recupero degli asset. La decisione del 12 ottobre chiarisce il primo passaggio; gli altri restano da affrontare.



