La mossa che nessuno si aspettava da Mosca
Il 19 aprile 2026, al Moscow Exchange Forum, Ruslan Vesterovsky — Senior Vice President e responsabile del Wealth Management di Sberbank — ha detto quello che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile: la più grande banca russa è tecnicamente pronta a offrire il trading in criptovalute ai propri clienti. L'unica cosa che manca è la legge. E la legge, stando all'iter parlamentare attuale, potrebbe arrivare entro luglio 2026.

Non è una dichiarazione di facciata. Sberbank serve oltre 110 milioni di clienti e gestisce una delle infrastrutture bancarie più capillari del pianeta. Il suo ingresso nel mercato crypto non sarebbe un segnale marginale: sarebbe un cambio di paradigma per l'intero sistema finanziario russo.
Cosa ha detto esattamente Vesterovsky
Il dirigente di Sberbank ha identificato tre condizioni per il lancio: la finalizzazione del quadro normativo, l'avvio del trading su exchange regolamentati e la disponibilità tecnica adeguata. Su quest'ultima ha tagliato corto: l'infrastruttura c'è già.
La banca è pronta a offrire non solo acquisto e custodia di asset digitali, ma anche margin trading e strategie di investimento assistite dall'intelligenza artificiale. Le sue parole sul mercato futuro sono state precise: il trading regolamentato "porterà la liquidità necessaria e spread minimi". Un linguaggio da operatore maturo, non da sperimentatore cauto.
Il disegno di legge russo: cosa prevede
La Duma di Stato ha già approvato in prima lettura un disegno di legge organico sugli asset digitali con 327 voti favorevoli su 340. Il testo classifica le criptovalute come proprietà — non come valuta corrente — permettendone il riconoscimento nelle dispute legali, ma mantenendo il divieto per i pagamenti interni. Le transazioni cross-border restano consentite in condizioni regolamentate.
Il framework introduce un sistema d'accesso a due livelli. Gli investitori non qualificati potranno acquistare solo le criptovalute più liquide dopo aver superato un test obbligatorio, con un tetto annuale di 300.000 rubli (circa 3.900 euro) attraverso un unico intermediario. Le monete privacy come Monero, Zcash e Dash saranno invece escluse dalla piattaforma.
Da sapere: Gli investitori non qualificati potranno accedere alle crypto solo dopo un test obbligatorio e con un limite di 300.000 rubli/anno (≈ €3.900) per intermediario.

Non è la prima volta che Sberbank si avvicina al mondo degli asset digitali. A dicembre 2025 aveva già erogato il primo prestito garantito da Bitcoin a Intelion, società di mining con oltre 300 megawatt di capacità installata e circa 1.500 clienti corporate. Nel corso del 2025, la sua emissione di asset finanziari digitali (DFA) ha raggiunto i 408 miliardi di rubli — un salto netto rispetto all'anno precedente.
Una tendenza globale che non si ferma
La mossa di Sberbank non è isolata. In Europa, dodici grandi istituti tra cui UniCredit e BNP Paribas si stanno posizionando sullo stablecoin in euro attraverso il consorzio Qivalis. Negli USA, la SEC di Paul Atkins ha lanciato il Project Crypto anticipando una Innovation Exemption per i titoli tokenizzati. Il segnale che arriva da tre continenti è lo stesso: le grandi banche non stanno più aspettando a guardare.
Per la Russia questo è molto più di una questione tecnica. Significa portare un mercato che oggi vive in una zona grigia — fatto di peer-to-peer non regolamentati, exchange sanzionati come il recente caso Grinex e capitali offshore — dentro il perimetro bancario controllato. Con Sberbank come primo motore, il cambio di traiettoria potrebbe essere rapido e profondo.
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