La Securities and Exchange Commission ha presentato il 1° ottobre nuove regole dedicate specificamente alla custodia delle criptovalute da parte di consulenti finanziari registrati e fondi regolamentati, aprendo per la prima volta a forme di self-custody in circostanze limitate. Prima di entrare nei dettagli, però, serve una precisazione che evita uno dei fraintendimenti più comuni di questa giornata: la Commissaria SEC Hester Peirce ha chiarito esplicitamente che il termine "self-custody" in questa proposta indica i consulenti che agiscono come custodi degli asset dei propri clienti, non gli investitori che controllano direttamente le proprie chiavi private come si intende normalmente nel linguaggio crypto. Questa proposta su SEC e la custodia crypto non significa che un fondo possa tenere i propri Bitcoin su un hardware wallet personale: significa che il consulente stesso può diventare custode, a determinate condizioni.
Con questa precisazione ben chiara, vediamo cosa prevede davvero la proposta, quali altre novità introduce, e perché arriva in un momento particolarmente significativo per la regolamentazione crypto americana.
Cosa prevede esattamente la proposta
Il documento, lungo settecentosessanta pagine e identificato come proposta 2026-100, riguarda consulenti per gli investimenti registrati, società di investimento registrate e business development companies, aggiornando le regole di custodia previste dall'Investment Advisers Act del 1940 e dall'Investment Company Act dello stesso anno. La novità più discussa permette ai consulenti di custodire direttamente gli asset crypto dei clienti, ma solo in circostanze limitate e specifiche, in particolare quando il consulente stesso determina che non sia disponibile alcun custode qualificato alternativo. Non si tratta quindi di un'opzione generale, ma di una soluzione di riserva per situazioni in cui l'infrastruttura di custodia qualificata per un determinato asset digitale semplicemente non esiste ancora.
La seconda novità sostanziale riguarda l'ampliamento della platea di soggetti che possono fungere da custode: la proposta riconosce esplicitamente le trust company autorizzate a livello statale come custodi qualificati per gli asset crypto di clienti e fondi regolamentati, a condizione che siano autorizzate dal proprio Stato a offrire custodia crypto, mantengano procedure ragionevoli per prevenire perdite, furti o appropriazioni indebite, dispongano di bilanci certificati e relazioni sui controlli interni, e tengano separati gli asset dei clienti dai propri.

Un percorso costruito in tre tappe
Questa proposta non nasce dal nulla, ma rappresenta il punto d'arrivo di un percorso durato alcuni anni. Una precedente proposta della SEC del 2023, che avrebbe esteso le regole di custodia crypto a tutti gli asset in modo molto più ampio, era stata ufficialmente ritirata nel giugno 2025. Pochi mesi dopo, a settembre 2025, la divisione Investment Management della SEC aveva pubblicato una lettera di non intervento, priva di valore legale vincolante, che indicava la possibilità di non raccomandare sanzioni per le trust company statali trattate come banche, a determinate condizioni. La proposta formale di ieri rappresenta quindi la formalizzazione di un orientamento che la SEC aveva già segnalato in modo informale. Lo stesso presidente della Commissione, Paul S. Atkins, aveva del resto dichiarato pubblicamente il 14 settembre di aver chiesto agli uffici della Commissione di elaborare proprio una proposta su self-custody e trust company statali, sottolineando come quest'ultimo percorso "funzioni già" nella pratica.
Atkins ha motivato l'intervento sottolineando come il mercato crypto sia passato da nicchia ad asset class da migliaia di miliardi di dollari, mentre le regole di custodia americane non abbiano tenuto il passo con questa evoluzione. Ha aggiunto che la proposta offrirebbe a consulenti e fondi "un percorso conforme dove prima non ne esisteva alcuno", sostituendo l'incertezza generata da regole di custodia pensate per un'epoca ormai superata, progettate esclusivamente per asset tradizionali, una situazione che ha definito insostenibile nel ventunesimo secolo.
La proposta in sintesi
Cosa prevede davvero. Fonte: SEC, 1° ottobre 2026
- "Self-custody" qui significa: il consulente custodisce per il cliente, non l'investitore con chiavi proprie.
- Solo se: nessun custode qualificato alternativo è disponibile per quell'asset.
- Ancora una proposta: 60 giorni di commenti pubblici, non una regola già in vigore.
Perché arriva proprio ora
Il tempismo di questa proposta non è casuale. Arriva infatti pochi giorni dopo il fallimento del voto procedurale sul CLARITY Act al Senato americano, di cui avevamo raccontato l'esito nei giorni scorsi, e diverse fonti di settore hanno esplicitamente collegato i due eventi, descrivendo questa mossa della SEC come un modo per i regolatori di continuare ad avanzare sul proprio binario amministrativo, indipendentemente dallo stallo del percorso legislativo in Congresso. È lo stesso tipo di dinamica osservata pochi giorni fa a proposito della Federal Reserve e delle sue proposte per attuare il GENIUS Act: mentre il Congresso fatica a trovare un accordo politico su una cornice normativa complessiva, le singole agenzie federali continuano a muoversi autonomamente sui dossier di propria competenza.
La proposta dichiara esplicitamente l'obiettivo di rimuovere barriere regolamentari che limitano la capacità dei consulenti di fornire consulenza sugli investimenti crypto, e di consentire ai fondi regolamentati di offrire una gamma più ampia di strategie legate agli asset digitali, inclusa la possibilità per gestori patrimoniali e hedge fund di detenere Bitcoin e altri asset crypto direttamente, anziché esclusivamente attraverso un ETF o un altro intermediario.

La lettura più grande
Questa proposta affronta un collo di bottiglia che per anni ha separato gli asset crypto dalla gestione patrimoniale tradizionale. Le vecchie regole di custodia erano state costruite pensando a titoli, banche e broker tradizionali, e applicarle meccanicamente alle chiavi crittografiche e agli asset on-chain aveva creato per anni incertezza su chi potesse essere considerato un custode qualificato e su come un consulente potesse offrire esposizione crypto rispettando i propri obblighi fiduciari verso i clienti.
Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questa proposta, per quanto tecnica nei dettagli, affronta un problema strutturale reale che ha frenato per anni l'ingresso di capitale istituzionale regolamentato nel settore crypto attraverso i canali tradizionali della gestione patrimoniale. Dall'altro, resta fondamentale ricordare che si tratta, appunto, di una proposta: si apre ora un periodo di sessanta giorni per i commenti pubblici, e il testo potrebbe ancora subire modifiche significative prima di diventare una regola effettivamente in vigore. Continueremo a seguire l'evoluzione di questo dossier, in particolare le reazioni del settore della gestione patrimoniale durante la fase di consultazione pubblica. Per capire meglio la differenza tra i diversi modelli di custodia, resta utile la nostra guida sulle tipologie di wallet crypto.


