Le autorità europee stanno chiedendo spiegazioni a Binance su come l'exchange continui a fornire alcuni servizi a clienti dell'Unione senza disporre di un'autorizzazione MiCA. Secondo quanto riportato dal Financial Times e confermato da Reuters, l'ESMA e i regolatori nazionali di Francia, Germania e Grecia stanno esaminando il ricorso di Binance alla cosiddetta reverse solicitation, l'eccezione che permette a un'azienda extra-UE di servire un cliente europeo senza licenza quando è il cliente stesso, di propria esclusiva iniziativa, a richiedere il servizio. Questa vicenda su Binance e la reverse solicitation MiCA va raccontata con precisione, perché le fonti parlano di verifiche e richieste di informazioni, non di un'indagine formale già aperta da ESMA.
Il punto centrale non è nuovo nella finanza tradizionale, dove la stessa eccezione viene usata da tempo anche da broker di contratti per differenza attivi in più Paesi, ma assume un rilievo particolare ora che il periodo transitorio massimo previsto da MiCA è terminato, e le aziende prive di licenza avrebbero dovuto avviare la chiusura delle proprie operazioni europee dal primo luglio, limitandosi ad assistere i clienti nel trasferimento o nella vendita delle proprie posizioni. Vediamo cosa emerge esattamente dalle verifiche in corso.

Come Binance continua a servire clienti europei
Secondo le fonti citate dal Financial Times, le licenze locali che Binance deteneva in Francia, Spagna e Polonia sono ormai decadute secondo le regole MiCA. In diversi Paesi europei dove l'exchange non ha mai ottenuto una licenza locale, alcuni clienti vengono serviti attraverso un'entità di Binance regolamentata ad Abu Dhabi, autorizzata in quella giurisdizione dal dicembre 2025. È proprio questo meccanismo, il ricorso sistematico a un'entità extra-UE per continuare a servire clienti europei, a essere ora oggetto delle verifiche da parte dei regolatori.
Alcune autorità hanno già richiesto informazioni formali all'azienda per capire su quale base specifica i singoli clienti siano stati effettivamente "sollecitati al contrario", espressione tecnica che indica l'iniziativa autonoma del cliente, non una strategia commerciale dell'exchange. Vale la pena segnalare che, secondo le stesse fonti, non è soltanto Binance a essere sotto osservazione: anche altre aziende di dimensioni minori risultano oggetto di verifiche simili da parte dei regolatori europei, un dettaglio che inquadra la vicenda come parte di un controllo più ampio sul rispetto dei confini della reverse solicitation nel settore crypto, non come un'azione mirata esclusivamente contro il più grande exchange al mondo.

Un'eccezione che deve restare un'eccezione
Il regolatore olandese AFM ha preso pubblicamente posizione su questo tema generale, pur senza commentare specificamente il caso Binance, dichiarando che le piattaforme "non possono semplicemente rivendicare la reverse solicitation" come giustificazione automatica per continuare a operare. Anche i regolatori di Germania, Francia e Grecia hanno declinato di commentare nello specifico il caso Binance. La stessa ESMA ha più volte ribadito che questa eccezione dovrebbe restare, appunto, un'eccezione circoscritta, e non trasformarsi in un canale alternativo e sistematico per continuare un'attività commerciale ordinaria all'interno dell'Unione senza passare per il percorso autorizzativo ordinario.

Secondo le fonti, un'eventuale azione di enforcement, comprese possibili sanzioni pecuniarie, resta un'ipotesi concreta qualora le risposte fornite dalle aziende esaminate non dovessero soddisfare i regolatori. Al momento, tuttavia, non risulta alcuna azione di enforcement pubblica e definitiva nei confronti di Binance su questo specifico tema: siamo nella fase di richiesta di informazioni e verifica, non in quella di un procedimento sanzionatorio già avviato. Una portavoce di Binance per l'Europa e il Regno Unito ha dichiarato a Reuters che l'azienda "non sta lasciando l'Europa", mentre la società sostiene più in generale di operare nel rispetto delle normative applicabili e di continuare a perseguire un percorso verso l'autorizzazione MiCA.
Cosa sappiamo, con precisione
La situazione a oggi. Fonte: Financial Times, Reuters, 1° ottobre 2026
- Confermato: licenze decadute in Francia, Spagna, Polonia; servizio tramite entità di Abu Dhabi.
- In corso: richieste di informazioni da più regolatori su base caso per caso.
- NON confermato: nessuna indagine formale o sanzione pubblica già avviata.
Perché conta oltre il singolo caso
Questa vicenda assume un rilievo che va ben oltre Binance stessa, perché stabilirà, nei fatti, quanto sia realmente possibile per un grande exchange extra-UE continuare a servire utenti europei senza un vero passaporto MiCA, semplicemente facendo leva su un'entità regolamentata altrove e sull'eccezione della reverse solicitation. Un precedente chiaro su questo fronte, in un senso o nell'altro, avrebbe conseguenze dirette su tutti gli operatori che si trovano in una situazione simile, inclusi quelli più piccoli già menzionati dalle fonti come oggetto di verifiche parallele.
Il tema si inserisce in un momento in cui il quadro autorizzativo europeo per gli operatori crypto sta diventando sempre più definito nei dettagli pratici, come avevamo visto analizzando la ricerca sui fornitori di compliance KYC e AML per i CASP europei, dove emergeva chiaramente la distinzione tra ottenere un'autorizzazione e mantenere controlli operativi continuativi nel tempo. Lo stesso principio si applica qui su un piano diverso: avere ottenuto in passato una licenza in alcuni Paesi europei non equivale ad avere oggi il diritto di continuare a operare su tutto il mercato unico attraverso scorciatoie normative.

La lettura più grande
Questa vicenda segna probabilmente il primo vero banco di prova pratico su cosa significhi concretamente, per un grande operatore extra-UE, rispettare i confini stretti previsti da MiCA per la reverse solicitation, dopo mesi in cui la discussione sul tema era rimasta più teorica che operativa. Il modo in cui i regolatori europei decideranno di affrontare questo caso specifico, e gli altri casi minori menzionati dalle fonti, offrirà un'indicazione concreta su quanto rigidamente l'Unione intenda far rispettare il principio secondo cui questa eccezione deve restare eccezionale, non diventare una via alternativa strutturata per aggirare l'autorizzazione.
Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questa vicenda dimostra che la fine del periodo transitorio MiCA non ha chiuso definitivamente la questione di chi possa davvero operare nel mercato unico europeo, ma ha semplicemente spostato il terreno dello scontro verso l'interpretazione pratica delle eccezioni previste dal regolamento. Dall'altro, il fatto che anche operatori più piccoli risultino sotto verifica suggerisce che i regolatori stiano affrontando il tema in modo sistematico, non episodico, un approccio che nei prossimi mesi potrebbe produrre indicazioni più chiare per l'intero settore su dove si trovi esattamente il confine tra un'eccezione legittima e un aggiramento sistematico delle regole. Per capire meglio il contesto normativo di questi temi, resta utile la nostra guida su cosa sono le criptovalute.



