Banca d'Italia: tokenizzare SEPA prima che le stablecoin lo facciano
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Banca d'Italia: tokenizzare SEPA prima che le stablecoin lo facciano

Chiara Scotti (Banca d'Italia), 4 maggio Roma: l'UE deve esplorare una SEPA tokenizzata. €116 trilioni di pagamenti non-cash e una sfida diretta alle stablecoin in dollari.

«La moneta non vale per la sua tecnologia, ma per le istituzioni e le regole che ci stanno dietro.» Punto. Chiara Scotti ha aperto il workshop internazionale Digital Assets and Monetary Policy Transmission a Roma il 4 maggio con questa frase, e tutto il resto del discorso ne è una conseguenza logica. Vicedirettrice generale della Banca d'Italia dal febbraio 2024, in precedenza vent'anni al Federal Reserve System tra Washington e Dallas, Scotti conosce i sistemi di pagamento dall'interno. La sua proposta non è teorica. L'attenzione, ha detto davanti a ricercatori ed economisti di BCE, CEPR e EABCN, dovrebbe concentrarsi su come i sistemi di pagamento europei esistenti possano evolversi verso la tokenizzazione. Tradotto: non aspettare l'euro digitale. Tokenizzare SEPA.

SEPA è già il sistema. Manca solo il token

SEPA, la Single Euro Payments Area, non è una sigla tecnica per addetti ai lavori. È il sistema che usano 36 paesi europei ogni volta che qualcuno fa un bonifico da Milano a Barcellona o addebita una bolletta da Frankfurt. Nella prima metà del 2025, il volume di transazioni non-cash elaborate su SEPA ha raggiunto €116 trilioni, con un aumento del 2,9% rispetto all'anno prima secondo la BCE. Una infrastruttura che funziona, capillare, standardizzata, già interoperabile tra paesi.

Il problema è la velocità di settlement e la mancanza di programmabilità. Pagare tramite SEPA tradizionale richiede passaggi, intermediari, tempi. Una versione tokenizzata di SEPA aggiungerebbe settlement in tempo reale su registro distribuito, contratti automatizzabili, trasparenza on-chain, e la capacità di integrare i pagamenti con prodotti finanziari tokenizzati, come i fondi tokenizzati che Legal & General ha già portato su Ethereum per £50 miliardi. Senza costruire qualcosa di nuovo da zero. Usando ciò che esiste già.

Scotti ha usato l'espressione "asset europeo distintivo" per descrivere SEPA, e la scelta di parole non è casuale. L'Europa non ha bisogno di inventare una nuova infrastruttura di pagamento. Ne ha già una. Deve solo decidere se vuole portarla on-chain prima che altri lo facciano al suo posto.

Cosa cambierebbe con una SEPA tokenizzata per chi fa pagamenti in Europa?

Per un'impresa italiana, la differenza sarebbe concreta. Il settlement di un pagamento tra Milano e Amsterdam che oggi richiede ore su circuito SWIFT o giorni su addebito diretto potrebbe avvenire in secondi su un registro distribuito condiviso, con la stessa garanzia istituzionale di oggi perché dietro ci sarebbero ancora banche regolamentate con depositi reali.

Non stablecoin private, non CBDC della BCE. Depositi tokenizzati: rappresentazioni digitali dei depositi bancari esistenti, emesse dalle stesse banche che oggi gestiscono il conto corrente. La Banca d'Italia, insieme a 63 altre istituzioni, ha già testato questo modello: nei trial DLT condotti dalla BCE tra il 2023 e il 2024, sono stati regolati oltre €1,59 miliardi in più di 200 transazioni, tutte in moneta di banca centrale.

Il rischio di controparte che oggi corre lungo le catene di banche corrispondenti verrebbe eliminato. Consob, Banca d'Italia e BCE hanno già i dati per sapere che funziona. Per chi in Italia si occupa di pagamenti cross-border con stablecoin o gestisce treasury in euro, il confronto con USDC su Solana non sarebbe più così impari.

La pressione che non va ignorata

Il mercato delle stablecoin ha superato i $322 miliardi in maggio 2026. Le proiezioni della BCE stimano che l'adozione nei mercati emergenti come India e Brasile potrebbe portare quella cifra verso $730 miliardi. Due terzi delle transazioni con carta nell'eurozona passano già oggi su circuiti non europei. In 13 dei 21 paesi dell'area euro, i pagamenti nei negozi fisici dipendono interamente da Visa e Mastercard. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE presente allo stesso workshop, ha ribadito che i mercati basati su DLT hanno bisogno di moneta di banca centrale in forma tokenizzata come elemento centrale. Non come opzione. Come precondizione.

L'euro digitale rimane il progetto più avanzato sul piano analitico, con i pilot che iniziano a metà 2026 e un'emissione prevista al 2029 se il Regolamento UE viene approvato quest'anno. Ma è un orizzonte di tre anni. Le stablecoin in dollari sono già in tasca a milioni di europei adesso. La proposta di Scotti è proprio questa: non aspettare il 2029. Usare SEPA, che ha già la rete, gli standard, la fiducia istituzionale, e portarla on-chain.

Il Progetto Pontes, il lavoro operativo della BCE per collegare le infrastrutture TARGET alle piattaforme DLT, dovrebbe entrare in fase pilota nel terzo trimestre del 2026. Il Progetto Appia, il lavoro a lungo termine su un ecosistema europeo integrato per asset tokenizzati, ha una roadmap che arriva al 2028.

Citi stima che i volumi dei depositi tokenizzati a livello globale potrebbero raggiungere $100-140 trilioni entro il 2030. Stando ai dati di Finzly e American Banker, oggi solo una banca su quattro è tecnicamente pronta a supportare depositi tokenizzati. L'infrastruttura c'è, le istituzioni si stanno organizzando. Il testo del Regolamento sull'euro digitale è il collo di bottiglia che nessuno può eliminare per decreto. Scotti non lo ha detto esplicitamente, ma il senso è chiaro: con SEPA tokenizzata, quella bottiglia si aggira.

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