Grande moneta dorata col simbolo del dollaro trattenuta dietro una barriera abbassata, mentre monete di stablecoin private con i loghi USDC e USDT scorrono libere intorno.
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Di Ilya Bratanov immagine profilo Ilya Bratanov
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Gli USA vietano il dollaro digitale mentre l'Europa costruisce l'euro digitale: due scommesse opposte sul denaro

Gli USA hanno vietato il dollaro digitale pubblico fino al 2030, mentre l'Europa costruisce l'euro digitale. Ma non è "vietato", è privatizzato: il futuro del dollaro digitale è ora in mano a Tether e Circle.

Gli Stati Uniti hanno appena fatto qualcosa che nessun'altra grande economia ha fatto: hanno vietato il proprio dollaro digitale. E lo hanno fatto nel modo più bizzarro possibile, nascondendo la norma dentro una legge sulla casa, entrata in vigore senza la firma di nessuno.

Sotto la superficie del "trionfo della privacy" che molti festeggiano, si nasconde una scelta strutturale molto più profonda su chi controllerà il denaro digitale del futuro.

Cosa è successo

Il 21st Century ROAD to Housing Act introduce un divieto quadriennale, fino al 31 dicembre 2030, all'emissione di una valuta digitale di banca centrale (CBDC) da parte della Federal Reserve. Il Senato lo ha approvato con 85 voti contro 5, la Camera con 358 contro 32. Il presidente Trump non ha firmato ma nemmeno posto il veto, così il testo è diventato legge automaticamente allo scadere dei dieci giorni costituzionali, intorno all'11 luglio.

La norma vieta alla Fed di "emettere o creare" una CBDC o qualsiasi asset "sostanzialmente simile". Con un dettaglio che pesa: la Fed non aveva alcun progetto di dollaro digitale in corso. È una mossa preventiva e simbolica. E prevede un'esenzione esplicita per le stablecoin private che tutelano la privacy come il contante, cioè USDC e USDT.

La barriera dorata delle criptovalute
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Il vero significato: non vietato, privatizzato

Qui sta il punto che quasi nessuno coglie. La lettura di superficie è "privacy contro sorveglianza". Ma la verità più profonda è un'altra: vietando il dollaro digitale pubblico, gli Stati Uniti non hanno ucciso il denaro digitale, lo hanno privatizzato. Hanno consegnato il futuro del dollaro digitale a Tether e Circle, che insieme controllano circa l'87% di un mercato delle stablecoin da circa 230 miliardi.

La sola Tether detiene circa 141 miliardi di dollari in titoli di Stato americani, tra i maggiori detentori non sovrani del debito USA al mondo. Gli Stati Uniti stanno di fatto esternalizzando la portata digitale della propria moneta a due aziende private, senza una rete di sicurezza pubblica. Non è un rischio di concentrazione risolto, è un rischio di concentrazione consolidato.

Tre filosofie del denaro digitale

Come le grandi potenze stanno scommettendo. Fonte: fonti ufficiali e Atlantic Council, 2026

  • Stati Uniti
    Vietano il dollaro digitale pubblico fino al 2030 e puntano sulle stablecoin private. La scommessa: il denaro digitale lo fa il mercato.
  • Unione Europea
    Costruisce l'euro digitale pubblico, lancio pieno atteso nel 2029, per difendere la "sovranità dei pagamenti". La scommessa: il denaro digitale lo fa lo Stato.
  • Cina
    Lo yuan digitale è già operativo su 26 istituzioni in reti transfrontaliere. La scommessa: il denaro digitale come strumento geopolitico.

Il contrasto con l'Europa

Mentre gli Stati Uniti vietano, l'Europa costruisce. L'euro digitale della BCE è in fase di preparazione avanzata, con un progetto pilota atteso l'anno prossimo e il lancio pieno previsto per il 2029. La banca centrale lo presenta come uno strumento per preservare la "sovranità dei pagamenti" di fronte al dominio delle piattaforme straniere e delle stablecoin private.

Non è un caso isolato: oltre 140 Paesi, che rappresentano il 98% del PIL globale, stanno esplorando una CBDC, e la Cina ha già scalato lo yuan digitale. Gli Stati Uniti sono la prima grande economia a dire no. Due filosofie opposte del denaro: gli USA scommettono sul denaro privato, l'Europa su quello pubblico.

Perché conta, anche per l'Europa e l'Italia

La divergenza non è accademica. Se gli Stati Uniti blindano le stablecoin in dollari come standard globale del contante digitale, e in Paesi come Argentina, Nigeria e Turchia sono già lo strumento di dollarizzazione di fatto, l'euro digitale diventa in parte una difesa della sovranità monetaria europea contro il dominio del dollaro privato.

Per chi opera e vive in Europa, la domanda è concreta: un euro pubblico può competere con dollari privati che sono già ovunque? È esattamente la faglia su cui si gioca il futuro dei pagamenti nel continente.

Il rovescio: è una scommessa, non una sentenza

L'equilibrio impone due precisazioni. La prima: il divieto scade a fine 2030, in coincidenza con un nuovo mandato presidenziale e un Congresso potenzialmente diverso. È una pausa di quattro anni, non un rifiuto permanente. La seconda smonta la narrazione della privacy: il divieto non impedisce alle stablecoin private, né alle CBDC straniere, di tracciare le transazioni. Sposta soltanto chi detiene i dati, da un registro pubblico ai bilanci privati.

Gli Stati Uniti non hanno rimosso la sorveglianza dal denaro digitale, l'hanno trasferita. Se questo sia libertà o solo un padrone diverso, resta la domanda aperta. I documenti restano verificabili sul portale del Congresso USA e sulla documentazione della Banca Centrale Europea.

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