Grande razzo simbolo di quotazione in borsa incapsulato nel ghiaccio e in caduta verso il basso invece di salire, con una linea di grafico che precipita.
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Di Giulia Ferrante immagine profilo Giulia Ferrante
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L'inverno delle IPO crypto: Gemini crolla dell'89% e il mercato smette di pagare per la parola crypto

Le aziende crypto che nel 2025 corsero a quotarsi stanno crollando: Gemini giù dell'89%, BitGo del 77%, Bullish del 71%. Il mercato ha smesso di pagare un premio per la parola "crypto" e chiede ricavi reali.

Un anno fa le aziende crypto facevano a gara per sbarcare a Wall Street. Oggi Wall Street le sta punendo. Gemini, la piattaforma quotata a settembre 2025, vale l'89% in meno del suo prezzo di debutto.

E non è un caso isolato. È un gelo diffuso, e ha un messaggio preciso per chiunque costruisca un'impresa in questo settore.

Cosa è successo

Il quadro è impietoso. Gemini è passata dai 37 dollari del debutto a circa 4,19. Ma la caduta è collettiva: BitGo è giù del 77% rispetto all'esordio di gennaio 2026, Bullish ha perso il 71% dai 90 dollari dell'agosto 2025, eToro il 42%. Persino i nomi più solidi hanno sofferto, con Figure a meno 14% e Circle a meno 6% dai rispettivi debutti.

La conseguenza più pesante non è nei prezzi, ma in ciò che è congelato: la debolezza prolungata ha bloccato la pipeline delle prossime quotazioni, costringendo diverse aziende a rinviare i debutti previsti per il 2026 in attesa che i mercati si stabilizzino.

Il gelo sulle IPO crypto

Calo dal prezzo di debutto in borsa. Fonte: dati di mercato, luglio 2026

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Perché conta: due bolle, non una

La lettura profonda è che si sono sgonfiate due cose insieme. L'ondata di quotazioni del 2025 aveva cavalcato l'ottimismo post-elettorale americano, tra disgelo normativo e arrivo degli ETF. Ma quotarsi al picco dell'entusiasmo ha significato, per molte di queste aziende, quotarsi su un massimo.

Quando nel primo semestre 2026 il bitcoin e il sentiment si sono indeboliti, con il peggior mese di sempre per gli ETF, il conto è arrivato doppio. Si è riprezzato il ciclo delle crypto, e insieme si è sgonfiato il premio che gli investitori pagavano per possedere "la storia crypto". Titoli valutati per la perfezione hanno incontrato un mercato tutt'altro che perfetto.

Non tutti uguali: chi regge e chi crolla

La divergenza è la parte più istruttiva. I più colpiti, Gemini, BitGo e Bullish, sono puri exchange e custodi, il cui destino dipende interamente dai volumi di scambio e dall'umore del settore. I più resistenti, Circle e Figure, hanno ricavi più duraturi: gli interessi sulle riserve per Circle, la piattaforma di tokenizzazione e prestito per Figure.

È esattamente la stessa lezione emersa altrove nel settore: il mercato sta separando la pura scommessa sulle crypto dalle società con ricavi ricorrenti o contrattualizzati. Chi vive di sentiment oscilla col sentiment; chi ha un flusso di cassa reale regge meglio la tempesta. È la fine dell'idea che bastasse l'etichetta "crypto" per garantire un premio in borsa.

La lettura per chi costruisce

Per un founder, o per chi guarda al settore dall'Europa, questo gelo non è solo cronaca americana: è un segnale. I mercati pubblici hanno smesso di pagare per la narrazione e chiedono numeri, margini, difendibilità. L'era del "quotarsi sulla storia" si chiude, si apre quella del "quotarsi sui conti".

La conclusione vale ben oltre chi punta alla borsa. Che tu costruisca un media, un'infrastruttura o un servizio, il messaggio è identico: la sostanza, i ricavi reali e la credibilità battono l'hype, soprattutto quando il mercato si raffredda. La pipeline delle IPO tornerà a scongelarsi quando premierà di nuovo il valore concreto sulla narrazione. Fino ad allora, la classe crypto del 2025 resta un monito: quotarsi è facile sul massimo, brutale in discesa. I dati restano verificabili sui filing depositati alla SEC e sui listini ufficiali del Nasdaq.

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