Chip war: gli USA chiudono la scappatoia, la Cina corre da sola
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Di Giulia Ferrante immagine profilo Giulia Ferrante
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Chip war: gli USA chiudono la scappatoia, la Cina corre da sola

Washington stringe ancora sui chip AI verso la Cina. Intanto la quota di Nvidia nel mercato cinese è crollata a zero e Pechino accelera la produzione interna. La guerra dei chip entra in una fase nuova.

Il 1 giugno 2026 il Dipartimento del Commercio americano ha chiuso una falla che valeva miliardi. Le licenze per esportare chip AI avanzati ora si applicano anche alle filiali estere di aziende con sede in Cina, ad esempio una controllata cinese in Malaysia. Una mossa tecnica, un messaggio politico chiaro. Il calcolo avanzato è ormai una risorsa strategica, non una merce qualsiasi.

Il 1 giugno 2026 gli Stati Uniti hanno esteso le licenze sui chip AI avanzati alle aziende con sede o capogruppo in Cina ovunque collocate, chiudendo una scappatoia sulle filiali estere. Nel frattempo la quota di Nvidia nel mercato cinese degli acceleratori AI è scesa a zero.

Cosa ha deciso Washington

Il Bureau of Industry and Security ha emesso una guidance per chiarire un punto rimasto grigio: i chip top di gamma, come le GPU Blackwell di Nvidia, non possono raggiungere società controllate da gruppi cinesi nemmeno passando per un Paese terzo. Nvidia ha fatto sapere di operare già in linea con le regole chiarite. La notizia è stata battuta per prima da Reuters.

L'analista che ha acceso il dibattito è una voce autorevole. Il post di Chris McGuire, senior fellow del Council on Foreign Relations, sulla nuova guidance BIS spiega che la chiarificazione è arrivata proprio perché alcuni controlli non venivano applicati.

Perché gli Stati Uniti limitano i chip AI alla Cina?

Per sicurezza nazionale. Washington considera i semiconduttori AI una risorsa militare strategica, dai sistemi autonomi alla guerra cibernetica, e vuole rallentare l'accesso cinese al calcolo di frontiera. La logica è semplice: chi controlla i chip più avanzati controlla un vantaggio militare futuro. Il dossier ha radici lunghe, con i primi controlli nell'ottobre 2022 e una stretta progressiva da allora. Tutti i documenti di rischio sono pubblici nei depositi di Nvidia presso la SEC (modulo 10-K Nvidia).

L'effetto boomerang

Qui la storia si complica. I controlli hanno protetto il fronte americano, ma hanno anche spinto la Cina a costruirsi un'industria propria. Il tasso di autosufficienza cinese nei chip AI ha raggiunto il 41% nel 2026 ed è atteso all'85% entro il 2028, con Huawei e i suoi chip Ascend come primo beneficiario. Per Nvidia il conto è salato: la sua quota nel mercato cinese degli acceleratori AI è passata dal 95% a zero, e i 17 miliardi di dollari che la Cina generava in un anno fiscale sono evaporati.

Chip futuristico su sfondo riflettente
Chip futuristico su sfondo riflettente

C'è chi legge gli stessi dati in modo opposto. Il post di Reuters China sulla guidance nota che i migliori chip americani potrebbero essere finiti alle controllate di aziende cinesi, segno che i controlli vanno stretti, non allentati. Lo stesso McGuire sostiene che i controlli stanno funzionando e che i data center cinesi restano anni indietro rispetto a quelli statunitensi.

Il dato che riassume la posta in gioco è una previsione di mercato. Nvidia stima che il mercato cinese degli acceleratori AI a cui ha rinunciato crescerà verso i 50 miliardi di dollari, e ha avvertito che perderlo avvantaggia i concorrenti in Cina e nel mondo. Jensen Huang lo ha detto senza giri di parole: cedere un mercato grande come la Cina probabilmente non ha molto senso strategico, e quella scelta è già in parte tornata indietro come un boomerang. Washington la pensa diversamente, e il 1 giugno ha alzato di nuovo il muro. Chi ha ragione lo dirà la prossima generazione di chip, non questa.

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