La blue wave, abbondantemente attesa, è puntualmente arrivata. Il giorno dopo le elezioni di metà mandato, gli Stati Uniti si risvegliano democratici. Gli americani hanno parlato nelle urne, bocciando sonoramente Donald Trump, le sue guerre, le sue promesse infrante (a cominciare da quelle sull'inflazione) e - forse soprattutto - l'aumento del 30% dei prezzi medi del carburante, risorsa vitale.
I risvolti di questa tornata potrebbero non essere tanto politici, con il presidente che, comunque, chiuderà il suo mandato soltanto nel 2028 e ha già reso noto che userà con frequenza l'arma del veto, il potere che consente al Presidente degli Stati Uniti di rigettare le proposte di legge che non approva; bensì economici.
Ciò potrebbe rendersi presto evidente nel settore trainante di questo momento storico: il tech che gode di quel volano chiamato intelligenza artificiale. In Texas, Michigan, Georgia e Ohio il tema del consumo e dell'impatto ambientale dei data center è stato centrale, in campagna elettorale.
Il Texas al centro
Il grande Stato petrolifero è a guida repubblicana dal 1988 e Greg Abbott, governatore uscente alla ricerca del quarto mandato, nel 2025 parlava della sua giurisdizione come di un epicentro della ricerca sull'intelligenza artificiale, definendo l'IA una grande opportunità di benessere e ricchezza per tutti.
La scorsa estate, il Texas è diventato il secondo Stato per presenza di data center, pienamente in linea con i proclami di Abbott, finché la giostra non si è rotta e il governo di Austin ha dovuto congelare decine di aperture, in seguito al crollo di popolarità del politico, picconato dalla sua principale avversaria, la dem Gina Hinojosa, profondamente avversa all'apertura di nuove sale server.
Forse accorgendosi dell'inesattezza relativa all'aspetto che la crescita tecnologica stesse arricchendo tutti, sempre più texani hanno cominciato a popolare i comizi di Hinojosa e a sostenere le sue posizioni nette.
Le urne hanno dato ragione alla politica latinoamericana, la quale sarà la nuova governatrice a partire dal 3 gennaio, quando si insedieranno i nuovi eletti, e, di conseguenza, alla sua politica severa nei confronti delle infrastrutture necessarie allo sviluppo di IA.
“La vicenda dei data center è l’ultimo esempio dell’operato di un governatore che fa gli interessi dei ricchi invece di quelli della popolazione del Texas”
La democratica ha incalzato senza sosta il suo avversario, riuscendo a raccogliere il sostegno delle comunità rurali texane, tradizionale bacino elettorale di destra. L'accusa che ha maggiormente giocato a suo favore è stata l'aumento della bolletta elettrica, imputata alle concessioni fatte da Abbott a Big Tech, dalle cui aziende avrebbe ricevuto milioni di dollari in donazioni.
Molti elettori repubblicani sono stati toccati nel profondo da queste argomentazioni e hanno deciso di ricorrere a una sorta di voto punitivo. Il concetto è stato ben riassunto da Tom Weeks, repubblicano di 66 anni e attivista del movimento contro i data center, il quale ha spiegato al Fatto Quotidiano perché si è ribellato, per così dire, al suo governatore:
“Il mio partito ha fallito. Niente è stato fatto per aiutarci, nessun repubblicano in carica ha sostenuto la nostra lotta contro i data center e io non voterò per loro”
La questione dei data center è stata centrale anche nel duello per il seggio del Senato, a Washington, dove il democratico James Talarico ha superato Ken Paxton, sfidante repubblicano, additato di aver messo in vendita il Texas all'industria della IA.
La situazione negli altri Stati
In Michigan, la questione dei data center era stata sposata dai repubblicani e la lotta alla loro futura realizzazione è stata bipartisan, ma anche in questo caso si è imposta la linea di Jocelyn Benson, considerevolmente più restrittiva rispetto a quella di John James. Il candidato governatore repubblicano aveva parlato del tema, sottolineando la necessità di limitare l'espansione di server room e data farm, senza mai mettere in chiaro come avrebbe proceduto a farlo. Per la carica di senatore ha trionfato Abdul El Sayed, firmatario della proposta di legge che fa capo a Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez per il congelamento dello sviluppo dell'IA.
In Georgia la questione non è stata centrale, ma ha comunque contribuito al successo di Keisha Lance Bottoms, nuova governatrice, la quale vuole mettere in pausa il boom del settore per rivedere come i centri per l'immagazzinamento dei dati usino l’elettricità e l’acqua della comunità locali. In aggiunta, ha affermato che rivedrà le esenzioni fiscali di cui godono i giganti dell'informatica, una misura necessaria a limitare la delocalizzazione delle realtà impegnate nello sviluppo di modelli generativi.
In Ohio, la candidata governatrice dem, Amy Acton, ha avuto gioco facile con la sua proposta di vietare, tramite decreto, tutti i nuovi progetti che non garantiscano determinati criteri di copertura di costi. Ha aggiunto che renderà necessario il completamento di negoziati pubblici con le comunità che dovranno ospitare i data center e risentire maggiormente del loro impatto ambientale. Il suo sfidante repubblicano, Vivek Ramaswamy, è stato un fiero sostenitore dei data center, almeno fino a un paio di mesi fa, quando ha goffamente cercato di cambiare la sua posizione dopo aver capito quale vento soffiasse.
Il sentiment del popolo americano è piuttosto chiaro: i cittadini stanno realizzando quali e quanti siano i costi, ambientali ed economici, di uno sviluppo che ha enorme potenziale, ma comporta spese faraoniche e assorbe capitali che potrebbero essere indirizzati altrove.
Naturalmente, il motivo principale della sconfitta del tycoon sta più nelle sue scelte di politica estera; nella sua arroganza e nel suo essersi dimostrato più vicino all'elite dei super-ricchi, cui appartiene, che ai 300 milioni abbondanti di americani che non possiedono torri a New York o regge sull'Atlantico con campo da golf regolare in giardino, che non nel suo favoreggiamento di Big Tech. Ciononostante, sarebbe sbagliato non considerare anche questo aspetto in quella che, di fatto, è una Caporetto politica per lo statista più importante al mondo.



