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Secondo Steve Eisman l'IA ha un grosso punto debole: costa troppo

Steve Eisman ritiene che gli elevati costi attuali dello sviluppo dell'IA siano destinati a calare e teme che ciò comporterà una reazione negativa nel comparto dell'elettronica avanzata.

3 min di lettura Come lavoriamo

Steve Eisman, investitore americano salito alla ribalta durante la grande crisi del 2008-2009 per aver tratto profitto dalla bolla immobiliare che paralizzò l'economia (statunitense e non solo) per diversi anni, ha una posizione interessante in merito all'intelligenza artificiale. A suo dire, il boom dell'IA presenta un evidente punto debole.

OpenAI e Anthropic, i due principali attori in questo ambito, protagonisti in estate di una corsa alla quotazione al cardiopalma per aprirsi ai mercati pubblici e a nuovi capitali, spendono miliardi in potenza di calcolo. Il loro modus operandi ci potrebbe portare a pensare che non vi siano altre soluzioni, ma siamo sicuri che non sorgeranno presto modelli concorrenti più economici? E se così fosse, i due colossi si troverebbero costretti a ridurre i prezzi, mettendo a rischio le proprie capacità di continuare a crescere?

Il parere di Eisman a CNBC

Intervistato dall'emittente finanziaria americana Consumer News and Business Channel, Eisman ha dichiarato che produttori di chip elettronici e fornitori di servizi cloud sono troppo esposti alle fortune finanziarie dei giganti dell'IA. A suo dire:

"L'intera catena del settore dell'elettronica avanzata, a questo punto, dipende dalla salute di Anthropic e OpenAI".

Nel caso in cui vi fosse un crollo delle possibilità di investimento dei pionieri dell'intelligenza artificiale, le conseguenze potrebbero essere gravose, per numerose aziende e moltissime persone.

Non tutti la pensano come l'investitore. Anzi, c'è chi è del parere opposto. Per esempio Morningstar, che la vede in maniera molto diversa.

La visione di Morningstar

Morningstar sostiene che l'enorme scala delle due realtà di frontiera potrebbe proteggerle sul medio e lungo termine, tutelando anche l'indotto dell'elettronica. Acquistando grandi volumi di potenza di calcolo, come sono costretti a fare i principali laboratori di AI per sostenere il loro modello di sviluppo, i due giganti ottengono, e continueranno a ottenere, prezzi che i concorrenti più piccoli, semplicemente, non riescono a eguagliare. Si tratta dei benefici legati a un'economia di scala. Ciò si traduce in un vantaggio annuo potenziale, sui costi del tech, stimato in 57 miliardi di dollari.

Una recente analisi della finanza di settore, guidata proprio dagli esperti di Morningstar, ha stimato che Anthropic e OpenAI hanno accordi pluriennali tanto privilegiati con l'azienda di componentistica informatica Nvidia da poter acquistare server DGX B200, i quali rappresentano la base per lo sviluppo di modelli IA di frontiera, a 2,25 dollari per GPU-ora. Si tratta di un prezzo imbattibile. Il costo di listino dell'avanzatissimo ecosistema è infatti di 16,11 dollari per GPU-ora.

Mettendo quanto appena scritto a sistema, si stima che un gigawatt di potenza di calcolo può costare annualmente alle due concorrenti circa 9 miliardi di dollari. Una realtà operante nello stesso settore, ma più piccola, che volesse sfidare sullo stesso campo i giganti, non disponendo però dei margini necessari a una pianificazione pluriennale, potrebbe arrivare a pagare la stessa potenza computazionale anche 66 miliardi, senza alcun tipo di scontistica applicato.

"I grandi laboratori, oggi, sono gli unici acquirenti in grado di impegnarsi su durata e scala tali da giustificare una simile riduzione di prezzo".

Afferma Morningstar, che ha pure individuato un ulteriore vantaggio a favore della coppia di grandi sviluppatori: il numero maggiore di clienti, che significa una più elevata quantità di feedback utili al miglioramento del prodotto.

Le alternative esistono

Secondo indagini di mercato, come per esempio quella recentemente portata avanti dalla piattaforma Vercel, i clienti stanno distribuendo con sempre maggior fiducia la spesa in AI tra modelli concorrenti al potente Claude Duet o agli avanzati modelli di frontiera di OpenAi, capaci di lavorare anche senza Internet. Il mercato complessivo dell'intelligenza artificiale è in forte espansione. La spesa sui modelli più avanzati è cresciuta di dieci volte dallo scorso dicembre (parliamo di poco più di 10 mesi) e le alternative più economiche guadagnano costantemente terreno sui leader del settore.

Sebbene ancora non si vedano minacce alla leadership delle due aziende più grandi e note, esiste un cosmo di società di AI in crescita le quali, se continueranno ad affermarsi, comporteranno inevitabilmente una perdita di quote di mercato per Anthropic e OpenAI.

Una volta che il terreno sarà più livellato di quanto lo sia attualmente, si solleveranno interrogativi e ragionamenti come quello di Steve Eisman: per quanto tempo i colossi dell'intelligenza artificiale potranno stabilire liberamente il prezzo dei propri servizi e i loro margini di guadagno?

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