Vai al contenuto

Coinbase perde 359 milioni ma conquista il record storico di mercato: perché la perdita inganna

Coinbase ha perso 359 milioni nel terzo trimestre di fila in rosso, ma ha conquistato la quota di mercato record del 10,3%. Perché la perdita è quasi tutta contabile e la vera notizia è che non vive più solo di trading.

4 min read Come lavoriamo

Coinbase, il più grande exchange di criptovalute americano, ha appena registrato il suo terzo trimestre consecutivo in perdita: 359 milioni di dollari di rosso. Eppure, nello stesso trimestre, ha conquistato la quota di mercato più alta della sua storia. Come possono convivere queste due cose? La risposta racconta molto su cosa sta diventando Coinbase, e su dove sta andando l'intero settore.

Perché la perdita, guardata da vicino, è meno grave di quanto sembri, e la vera notizia è nascosta altrove: nel modo in cui l'azienda sta smettendo di dipendere dal trading.

I numeri del trimestre

Partiamo dai fatti. Coinbase ha riportato ricavi per 1,22 miliardi di dollari, in calo del 14% rispetto al trimestre precedente e del 19% su base annua, mancando le attese di Wall Street. La perdita netta contabile è stata di 359 milioni, con le azioni scese di oltre il 5% dopo la pubblicazione. La causa immediata è chiara: il mercato crypto è stato debole, i volumi di scambio dell'intero settore sono crollati del 25%, e la volatilità, che è il carburante del trading, è scesa ai minimi da anni.

Meno gente che fa trading significa meno commissioni per Coinbase, la cui voce di ricavo principale, le transazioni, è calata del 21%. Fin qui, una storia di mercato orso come tante.

Perché la perdita è meno grave di quanto sembri

Qui però serve la lucidità che distingue un'analisi da un titolo allarmista. La perdita di 359 milioni non è un buco operativo, cioè non significa che l'azienda abbia speso più di quanto incassa gestendo il business. La fetta più grande di quel rosso, oltre 200 milioni, è una svalutazione contabile: Coinbase possiede criptovalute proprie, e siccome i loro prezzi sono scesi nel trimestre, il valore di quelle riserve va ridotto sui libri contabili. È una perdita "sulla carta", non un'uscita di cassa reale.

La prova? Nello stesso trimestre, il parametro che misura la redditività operativa vera, l'EBITDA rettificato, è rimasto positivo per 207 milioni, il quattordicesimo trimestre di fila in territorio positivo. Tradotto: il business sottostante continua a guadagnare, è la contabilità delle sue riserve crypto a trascinare il risultato finale in rosso. È lo stesso meccanismo che, ironia della sorte, ha appena colpito le riserve di Tether.

La vera notizia: Coinbase non vive più solo di trading

Ed eccoci al dato che conta davvero, e che pochi titoli mettono in evidenza. Mentre i ricavi da trading crollavano, un'altra voce ha tenuto in piedi l'azienda: i ricavi da abbonamenti e servizi, che hanno toccato il record di 555 milioni di dollari, arrivando a rappresentare il 48% dei ricavi netti. Quasi la metà di quello che Coinbase incassa, ormai, non dipende più da quante persone comprano e vendono crypto.

Da dove arriva questa parte più stabile? Soprattutto da due fonti. La prima è la stablecoin USDC: Coinbase ne trattiene in media 20 miliardi sulla sua piattaforma, oltre il 30% di tutto il circolante, e ne incassa una quota consistente dei rendimenti. La seconda, in crescita esplosiva, sono i mercati di previsione, i cui ricavi sono aumentati del 106% in un trimestre, un tema tornato caldissimo dopo la causa di New York a Kalshi.

La trasformazione di Coinbase in numeri

Il trimestre che mostra il cambio di modello. Fonte: risultati Q2 2026

  • Perdita netta: 359 milioni, ma in gran parte svalutazione contabile, non buco operativo.
  • Quota di mercato: record storico del 10,3%, terzo massimo di fila.
  • Abbonamenti e servizi: record di 555 milioni, il 48% dei ricavi netti.
  • Mercati di previsione: ricavi in crescita del 106% in un trimestre.

La strategia di Armstrong, confermata dai numeri

Questi dati danno concretezza a ciò che il CEO Brian Armstrong ripete da tempo, e che abbiamo analizzato di recente: "Coinbase non è più una scommessa solo sul prezzo di Bitcoin". Il trimestre gli dà ragione. Un tempo, un mercato orso avrebbe messo in ginocchio l'azienda, perché tutto dipendeva dalle commissioni di trading. Oggi, con quasi metà dei ricavi provenienti da fonti più stabili, Coinbase riesce a guadagnare quota e a restare operativamente redditizia anche mentre il mercato langue

Ha anche mostrato disciplina sui costi, con un taglio del 14% del personale per diventare più efficiente, e ha persino abbandonato la tradizionale conferenza sui risultati per sostituirla con una sessione di domande e risposte in diretta sui social. Sono segnali di un'azienda che si sta ripensando come piattaforma finanziaria diversificata, non più come semplice exchange.

La lettura più grande

Il trimestre di Coinbase è una lezione su come leggere i numeri oltre i titoli. "Coinbase perde 359 milioni" è vero, ma racconta solo una parte, e la meno importante. La storia vera è che l'azienda sta vincendo la scommessa più difficile: sopravvivere ai mercati orso trasformandosi da casinò che vive di scommesse a infrastruttura che vive di servizi ricorrenti.

Se ci riuscirà del tutto, avrà risolto il problema storico di ogni exchange, cioè la dipendenza totale dall'umore del mercato. Per chi osserva il settore, il segnale è chiaro e va oltre Coinbase: le aziende crypto che sopravvivranno al prossimo decennio non saranno quelle che incassano di più nei momenti d'euforia, ma quelle che sanno guadagnare anche quando nessuno fa trading. Ed è esattamente ciò che questi numeri, sotto la superficie della perdita, stanno mostrando. Chi vuole capire come funziona un exchange può partire dalla nostra guida su exchange, wallet e custodia. I dati ufficiali restano sui canali di Coinbase.

Consent Preferences