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Nasdaq investe 100 milioni in Kraken: Wall Street prepara il mercato globale delle azioni tokenizzate

Nasdaq investe 100 milioni in Payward, la madre di Kraken, per costruire insieme le "Nasdaq Equity Tokens": azioni tokenizzate con lancio previsto nel 2027. Non più exchange crypto che imitano Wall Street: è Wall Street a entrare direttamente nell'infrastruttura crypto.

4 min di lettura Come lavoriamo

Wall Street ha appena fatto una mossa che ridisegna gli equilibri della tokenizzazione delle azioni. Nasdaq, uno dei più importanti operatori di borsa al mondo, investirà 100 milioni di dollari in Payward, la società madre dell'exchange crypto Kraken, per costruire insieme l'infrastruttura che porterà le azioni quotate sulla blockchain. Non è il solito caso di un exchange crypto che tenta di imitare la finanza tradizionale: è il contrario. Con questo accordo su **Nasdaq Kraken azioni tokenizzate**, è la finanza tradizionale a mettere capitale diretto dentro l'infrastruttura crypto.

È uno dei segnali più forti visti finora sulla tokenizzazione, perché cambia completamente la dinamica competitiva del settore. Fino a poco tempo fa erano gli exchange di criptovalute a cercare di portare le azioni tradizionali on-chain, spesso senza il coinvolgimento diretto delle Borse ufficiali. Ora uno dei principali operatori dei mercati regolamentati decide di non lasciare questo terreno agli altri, e sceglie di entrarci con i propri capitali. Vediamo cosa prevede l'accordo e perché conta così tanto.

Cosa prevede l'accordo

L'investimento, gestito attraverso il braccio di venture capital di Nasdaq, amplia una collaborazione avviata pochi mesi fa tra le due società, incentrata su un progetto chiamato Nasdaq Equity Tokens, ovvero versioni digitali su blockchain delle azioni quotate a Nasdaq. Con questo nuovo accordo, le due aziende puntano a sviluppare insieme l'infrastruttura necessaria per distribuire e negoziare queste azioni tokenizzate, con un obiettivo di lancio fissato per il secondo trimestre del 2027. È bene sottolineare che si tratta di un obiettivo dichiarato, non di una data già confermata in modo definitivo.

Nell'accordo, Kraken diventerà il canale attraverso cui queste azioni digitali verranno distribuite agli utenti, e secondo quanto riportato, questi token porteranno con sé diritti di voto equivalenti a quelli delle azioni tradizionali quotate a Nasdaq. In parallelo, Kraken adotterà la tecnologia di sorveglianza dei mercati sviluppata da Nasdaq, estendendola su tutte le proprie linee di business, dalle criptovalute alle azioni, fino ai contratti futures e alle opzioni, un elemento che rafforza notevolmente la credibilità regolamentare dell'intera operazione.

Chart showing xStocks cumulative trading volume on Kraken growing beyond $40 billion, using SpazioCrypto’s blue-dominant visual style.
Chart showing xStocks cumulative trading volume on Kraken growing beyond $40 billion, using SpazioCrypto’s blue-dominant visual style.

Perché la motivazione economica è concreta

Dietro questa mossa non c'è solo una scommessa astratta sul futuro, ma un problema molto concreto che riguarda l'attuale sistema finanziario. Il co-amministratore delegato di Payward ha spiegato la logica dell'operazione con un dato eloquente: ogni giorno, oltre duemila miliardi di dollari di scambi azionari transitano attraverso il sistema di compensazione statunitense, un processo che richiede tempo prima che una transazione sia considerata definitivamente conclusa. Il regolamento direttamente sulla blockchain, ha sottolineato, elimina questa attesa.

È un argomento potente, perché tocca un'inefficienza reale e misurabile dei mercati finanziari tradizionali, non una promessa vaga di innovazione. Un mercato azionario che opera su binari blockchain potrebbe, in teoria, regolare le transazioni quasi istantaneamente e funzionare ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, senza gli orari di chiusura tipici delle Borse tradizionali. Non è un caso che l'accordo arrivi subito dopo che l'autorità di vigilanza americana sui titoli ha approvato una modifica alle regole di Nasdaq che permette ad alcuni titoli di essere negoziati e regolati proprio in forma tokenizzata, aprendo così la strada normativa a questo tipo di operazioni.

Un ecosistema che si allarga: LSE, Deutsche Börse e ora Nasdaq

Ed eccoci al punto che rende questa notizia ancora più significativa se inserita nel contesto più ampio. Kraken non è affatto un partner nuovo per le grandi Borse mondiali su questo fronte. Solo pochi giorni fa avevamo raccontato di come la Borsa di Londra avesse scelto proprio Kraken per tokenizzare le azioni delle sue cento maggiori società quotate. E ad aprile, la Borsa tedesca Deutsche Börse aveva già acquisito una piccola quota di Payward per duecento milioni di dollari, un investimento che valutava la società circa tredici miliardi di dollari. L'ingresso di Nasdaq porta ora quella valutazione, secondo alcune stime, fino a circa ventuno miliardi.

Il quadro che emerge è chiaro: tre tra i più importanti operatori di mercato al mondo, la Borsa di Londra, quella tedesca e ora Nasdaq, si trovano tutti, in modi diversi, dentro lo stesso ecosistema costruito attorno a Kraken. Non sono più episodi isolati, ma la costruzione di un'infrastruttura condivisa e sempre più centrale per il futuro della tokenizzazione delle azioni a livello globale. Un fenomeno che si collega anche ad altre iniziative recenti dello stesso gruppo, come le trattative per portare i derivati perpetual di Hyperliquid nel mercato regolamentato USA, sempre attraverso la stessa società madre di Kraken.

Step chart showing Payward/Kraken’s implied valuation rising from $13.3 billion in April 2026 to $21 billion in September 2026, using SpazioCrypto’s blue-dominant visual style.
Step chart showing Payward/Kraken’s implied valuation rising from $13.3 billion in April 2026 to $21 billion in September 2026, using SpazioCrypto’s blue-dominant visual style.

La lettura più grande

L'investimento di Nasdaq in Kraken segna probabilmente un punto di svolta nella storia della tokenizzazione delle azioni. Fino a oggi, il racconto prevalente era quello di una finanza decentralizzata che, con determinazione, cercava di conquistare spazi nel mondo della finanza regolamentata tradizionale. Con questo accordo, la narrazione si ribalta: sono le istituzioni finanziarie più consolidate a decidere di non restare a guardare, investendo direttamente capitale e credibilità regolamentare nell'infrastruttura crypto, anziché limitarsi a costruirne una propria in autonomia e in concorrenza.

Per l'osservatore, la lezione è duplice. Da un lato, questa mossa conferma che la tokenizzazione delle azioni non è più considerata un esperimento di nicchia, ma un terreno di competizione strategica per il controllo del futuro dei mercati dei capitali, tanto importante da spingere Borse rivali come Nasdaq, la Borsa di Londra e quella tedesca a convergere, quasi paradossalmente, sulla stessa infrastruttura crypto. Dall'altro, come sempre in questi casi, resta fondamentale la prudenza: capire esattamente quali diritti offrano questi token, come sia strutturata giuridicamente la loro emissione, e se le date di lancio dichiarate verranno rispettate, è essenziale prima di trarre conclusioni definitive. Ma la direzione di fondo, ormai, appare tracciata con chiarezza: il futuro dei mercati azionari passerà sempre più dalla blockchain, e le grandi Borse del mondo hanno deciso di non lasciare che a costruirlo siano soltanto gli attori nativi del mondo crypto. Per approfondire questi temi, resta utile la nostra guida su cosa sono le criptovalute.

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